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dell'importanza della parola scritta

 

Questo semplice invito alla lettura vede il  libro quale indispensabile momento di formazione individuale e ineludibile strumento per la costituzione di un sapere argomentato. Senza volere demonizzare i nuovi media, il che non solo sarebbe antistorico, ma sicuramente non sortirebbe nessun effetto vistane la globale pervasività , vorremmo in compagnia delle riflessioni di autorevoli intellettuali (Popper, Postdam, Sartori, Simone, Reale, Havelock, McLuan, Bolzoni,Assman ed ancora…) richiamare l’attenzione di tutti noi sul "sapere che stiamo perdendo" da quando la televisione assurge imperiosamente a divenire prima maestra in questa fase della nostra civiltà.Il sapere che stiamo perdendo è figlio della parola scritta, che ha costituito l’essenza della nostra civiltà fino ai nostri giorni, un sapere dialogico, astratto, costruttore di concetti, e produttore di pensiero argomentato.E’il sapere che ha caratterizzato Homo Sapiens,un sapere lento, che oggi si vede contrastato dalla velocità di quello che Sartori ha definito Postpensiero, figlio di quella cultura  dell’immagine veicolata prepotentemente della televisione. Se il pensiero di tanti intellettuali presenta validi argomenti per una riflessione critica nei confronti dei   nuovi media,  sembra comunque doveroso constatare  pragmaticamente,che per i tragici eventi trascorsi nell'epoca "pretelevisiva"   il Novecento   è stato definito  il "secolo dei totalitarismi" (questo la dice lunga riguardo alla concezione "strumentale" della cultura,  come "antidoto a" ). Queste  precisazioni vogliono  meglio specificare lo spirito di questo invito alla lettura, che vorrebbe essere figlio di quel pensiero laico che non ha da proporre alcuna  ricetta per assicurare la bontà degli uomini e/o la felicità su questa terra. Quello che vorremmo proporre è  un contributo alla formazione  di uno spirito critico e non succube nei confronti dei nuovi media, senza con questo volere scagliare anatemi o parlare di fine della civiltà.