Anatomia Umana                                        Università Magna Græcia di Catanzaro

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Dov'è la conoscenza che perdiamo nell'informazione?

Dov'è la saggezza che perdiamo nella conoscenza?

                                                                                              Eliot

 

Più di cent'anni fa, il poeta tedesco Heine ammonì i francesi a non sottovalutare il potere delle idee: i concetti filosofici coltivati nella quiete dello studio di un professore possono distruggere una civiltà

                                                                                                     Isaiah Berlin

 

Come si fa a distinguere gli animali dagli uomini? I documentari sugli animali ci mostrano spesso delle scene che vengono descritte come l'apprendistato di una bestia: la leonessa insegna la caccia ai cuccioli, e così via. Per quale motivo la leonessa non sembra un professore? Non perché le materie insegnate siano poco importanti (è forse più importante occuparsi per anni di un solo coleottero, come può accadere a un entomologo?) ma perché si pensa che qui non si abbia a che fare con un rapporto essenziale con il sapere come progresso infinito. Ecco che cosa abbiamo noi e non  hanno gli animali: le Università. Quando, forse tra non molto, non le avremo più nemmeno noi, dovremo trovare un altro criterio

 

                                                         Maurizio Ferraris. Una ikea di università

 

Molti si sorprendono quando vengono a sapere che quasi le stesse obiezioni che oggi sono comunemente rivolte ai computer venivano mosse alla scrittura da Platone, nel Fedro e nella Settima lettera.

       W.J. Ong. Oralità e scrittura

 

Certo la scuola non  può non confrontarsi con la velocità, non può non prendere atto di un mondo preso da una inarrestabile accelerazione: ma avrebbe ancora la possibilità di non sottoscrivere fino in fondo questi processi entropici, di mantenere confini netti e chiari tra realtà e virtualità, di ricavare dalle tecnologie strumenti di conoscenza e di identificazione della complessità del mondo, più che totalizzanti modelli antropologici.......Nella scuola, nel dialogo che essa può intrattenere con la tradizione,può resistere fra l'altro la dimensione della lentezza, la possibilità di un tempo non proiettato precipitosamente in avanti, il dispiegarsi di una cultura non strumentale, attenta ad interrogare quelle grandi questioni dell'esistenza individuale e collettiva che la velocizzazione tende sempre più a occultare e a mettere tra parentesi.

 

           Giulio Ferroni. La scuola sospesa

 

 

Il terzo modo di leggere un libro è il più semplice, ma è proprio dei grandi lettori, Si acquista con l'età , l'esperienza, oppure è un dono che si scopre in se stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di non abbandonare mai "quel" libro, di lasciarlo e riprenderlo, di " andarci a letto"............

Tutti i grandi libri sono stati letti e continuano ad essere letti così. E' più esatto dire che non si tratta di leggerli, ma di abitarli, di sentirseli addosso. Facendone il conto, ognuno trova che i suoi si riducono ad un centinaio, largheggiando. E molti di essi hanno aspettato anni e anni prima di essere ripresi, in un giorno di particolare disgusto esistenziale. Ma è la loro forza

 

           Ennio Flaiano

 

L'uomo è il mezzo di cui un computer si serve per fare un altro computer

Detto antico

Il computer è ciò che rende l'uomo più interessante del computer

Detto moderno

(citati da G.O. Longo.Homo technologicus)

 

Per chi si preoccupa del risultato, persuadere è più che convincere, perché la convinzione è solo il primo passo che conduce all'azione. Per il Rousseau convincere un bambino non serve a nulla "se non si sa persuaderlo". Al contrario, per chi si preoccupa del carattere razionale dell'adesione, convincere è più che persuadere

C.Perelman -L.Olbrechts-Tyteca

Trattato dell'argomentazione

 

Sta natura ognor verde, anzi procede/Per sì lungo cammino,/Che sembra star. Caggiono i regni intanto,/Passan genti e linguaggi: ella nol vede/ E l'uom di eternità si arroga il vanto

Leopardi - La ginestra, vv 292-296

 

Per quanto riguarda la mente, sta diventando chiaro che l'idea di interpretare la mente come software di un computer, cioè come un sistema che vive di simboli e di trasformazione di simboli, non porta lontano. La ragione è molto semplice: la mente degli esseri umani non funzione in quel modo. Si fa avanti allora l'idea che per capire la mente bisogna capire il cervello e il corpo e che tutto il programma di comprensione scientifica degli esseri umani devi poggiare i suoi piedi sulle scienze della natura. Se il comportamentismo trattava la mente come una "scatola nera" i cui contenuti potevano essere ignorati, la scienza cognitiva di ispirazione computazionale tratta come "scatola nera" il cervello e in genere il corpo,cioè ancora una volta come qualcosa i cui contenuti possono essere ignorati. Invece, per capire la mente bisogna aprire e guardare dentro alla "scatola nera" del cervello e del corpo. Se quella che è avvenuta alcuni decenni fa è stata una "rivoluzione cognitiva", oggi si sta realizzando una "rivoluzione neurale".

 

D.Parisi - Mente i nuovi modelli della vita artificiale

 

Ambroise Puoi parlarmi di Dostoevskij?

Sciascia Grandissimo scrittore, ma non lo amo. Piccolo o grande che sia, uno scrittore deve essere fazioso.

Chi ama Tolstoj non può amare Dostoevskij, chi ama Stendhal non può amare Proust, chi ama Dante non può amare Petrarca

 

Leonardo Sciascia- Opere

 

.....il "classico" può e deve essere la chiave d'accesso a un ancor più vasto confronto con le culture "altre" in un senso autenticamente "globale"..... perchè altre culture, e non solo quelle occidentali, sono impregnate di testi, immagini, pensieri che hanno a che fare con le civiltà "classiche" ( è questo il caso, per esempio, della filosofia e della scienza arabe o dell'arte e della matematica indiane); ancora, perchè, proprio in un contesto "globale", è necessario esplorare i tempi lunghi della storia di tutte le culture, privilegiando i momenti di formazione e di interscambio (dunque, fra gli altri, l'età "classica"); o ancora, perchè le forme di agemonia culturale, di acculturazione e di "globalizzazione" del mondo greco-romano possono essere un buon modello di riferimento per intendere, anche se si svolgono su scale ancor più vasta, analoghi processi del mondo contemporaneo. Evocare l'altro-da-sè che è dentro di noi (il "classico") può allora essere un passo essenziale per intendere le alterità che sono fuori di noi (le altre culture), se sapremo ripetere con piena consapevolezza le parole di Rinbaud: "Jè est un autre"

 

Salvatore Settis Futuro del "classico"

 

E' forse proprio questa una delle caratteristiche salienti della scienza occidentale degli ultimi quattro secoli, che la distingue da ogni altro tentativo di comprendere il mondo che ci circonda. Si muove, infatti, esattamente a mezza strada fra la contemplazione e la speculazione razionale da una parte e la ricerca dell'applicazione pratica dall'altra. Nella sua versione migliore è un osservare per fare e un fare osservando, Non si tratta di pura teoresi, né di mera ricerca di procedure empiriche ma di un'unione obbligata e paritaria delle due.........

Osservare per fare e fare osservando è, d'altra parte, la caratteristica fondamentale del nostro sistema percettivo, al vertice del quale si trovano gli stati di coscienza dove percezione e progettazione figurano inestricabilmente congiunte. Questa considerazione non è evidentemente mai venuta in mente a qualcuno di coloro che lamentano che la scienza e la tecnica sono innaturali e che stanno diventando dei padroni disumani. L'atteggiamento scientifico che stiamo descrivendo non è lontano dalla biologia o, almeno, dalla nostra biologia. Anche il nostro apparato percettivo è finalizzato e orientato all'azione. Percepiamo per tenere sotto controllo il mondo circostante e per prepararci eventualmente ad agire nella maniera più appropriata, tenendo conto del più alto numero possibile di elementi e di parametri

Edoardo Boncinelli

 

Nulla ha senso in biologia se non è visto sub specie evolutionis

T.Dobzhanski

 

Il cannocchiale non è per Galileo uno dei tanti strumenti curiosi costruiti per il diletto degli uomini di corte o per l'immediata utilità degli uomini d'arme. Egli lo impiega e lo volge verso il cielo con spirito metodico e  con mentalità scientifica, lo trasforma in uno strumento scientifico...Per prestare fede a ciò che si vede con il cannocchiale bisogna credere che quello strumento serva non a deformare, ma a potenziare la vista. Bisogna considerare gli strumenti come una fonte di conoscenza , abbandonare l'antico radicato punto di vista antropocentrico che considera il guardare naturale degli occhi umani come un criterio assoluto di conoscenza.

Paolo Rossi "Lettura Carlo M. Cipolla"

Il Sole 24 Ore 25 aprile 2004

 

Si è comunemente d'accordo sul fatto che la straordinaria evoluzione delle idee da cui, nel corso di pochi secoli, sono derivati i testi, le tradizioni e le forme di pensiero fondanti del razionalismo occidentale, sia in larga parte pertinente alla cultura dello scritto, e precisamente a quella greca. Se la religione (in senso forte) e lo Stato possono essere identificati come le conquiste specifiche delle culture dello scritto israelitica ed egiziana, allora la filosofia e la scienza, ossia lo sviluppo di un discorso vincolato da regole logiche di ricerca della verità, rappresentano la conquista specifica della Grecia, la via particolare greca

 

Jan Assmann - La memoria culturale- Scrittura, ricordo e identità politica nelle grandi civiltà antiche

 

Le specie che hanno superato la prova dell'evoluzione naturale sono quelle che hanno saputo guadagnare qualche millesimo di secondo nella cattura della preda e anticipare le azioni dei predatori......... Per afferrare una preda che si muove a 36 km l'ora è necessario anticipare la sua posizione in meno di cento millesimi di secondo e dirigersi là dove essa sarà un istante dopo. Bisogna anche preparare il gesto della cattura, preparare i muscoli a compensare il suo peso e a vincerne la resistenza. Bisogna anticipare, indovinare, scommettere sul suo comportamento, bisogna costruirsi una "teoria dello spirito" indovinando quali potrebbero essere i tentativi di fuga di questa preda in funzione del contesto........ Il cervello è prima di tutto una macchina biologica con cui giocare d'anticipo.......... Bisogna dunque cancellare la distinzione tra percezione e azione. La percezione è una azione simulata.

Alain Berthoz - Il senso de movimento 1998

 

Quando uno parla sulla democrazia in una riunione popolare, non fa mistero del proprio atteggiamento personale: anzi è questo il dannato obbligo e dovere, prendere partito in modo chiaramente riconoscibile. Le parole di cui ci si serve non sono in questo caso mezzi per l'analisi scientifica, bensì di propaganda per trar dalla nostra parte gli altri. Quelle parole non sono un vomere per fecondare il terreno del pensiero contemplativo, bensì spade contro gli avversari, strumenti di lotta. Ma in una lezione o in un aula un simile uso della parola sarebbe sacrilego. Se vi si parlerà di "democrazia", se ne osserveranno le diverse forme, se ne analizzerà il modo in cui esse funzionano, si stabilirà quali siano le singole conseguenze dell'una o dell'altra nella vita pratica, e poi vi si contrapporranno le altre forme non democratiche dell'organizzazione politica e si cercherà di giungere fino al punto in cui l'ascoltatore sia in grado di poter prendere posizione secondo i propri supremi ideali. Ma il vero maestro si guarderà bene dal sospingerlo, dall'alto della cattedra, a prendere un qualsiasi atteggiamento, sia esplicitamente sia con suggerimenti: giacchè è il metodo più sleale quello di "far parlare i fatti".

Max Weber-La scienza come professione

 

La storia recente dell'uomo Europeo si riassume in questa incapacità di cadere nel tempo, e riconoscerlo. Di lavorare sulla memoria ma anche di oltrepassarla per estenderne i confini e costruire su di essa. Di apprendere l'intelligenza dell'umanità tramandata da Bernardo di  Chartres: quel che ci salva, e ci dà il senso del tempo, è il nostro "essere nani che camminano sulle spalle dei giganti". I giganti sono le nostre storie, i successivi e contraddittori volti che abbiamo avuto in passato, e in quanto tali personificano il vissuto personale e collettivo che ci portiamo dietro come bagagli. Dalle loro alte spalle possiamo vedere un certo numero di cose in più, e un pò più lontano. Pur avendo la vista assai debole possiamo, con il loro aiuto, andare aldilà della memoria e dell'oblio.

Barbara Spinelli-Il sonno della memoria

 

La contingenza è ricca e affascinante:essa racchiude in sè una precisa tensione fra il potere degli individui di modificare la storia e i limiti intelligibili stabiliti dalle leggi della natura. I particolari della vita degli individui e delle specie non sono semplici fronzoli superflui, senza alcun potere di incidere sul corso degli eventi a una grande scala, bensì particolari che possono modificare il futuro, profondamente e per sempre.

Stephen Jay Gould,Otto piccoli porcellini

 

"Io, è vero, venivo dalle condotte, ma vi ero andato dopo aver studiato nelle Cliniche di Firenze, di Parigi e di Berlino"

Augusto Murri (clinico medico,1841-1932)

 

Cos'è la Grecia? Il modello che i greci ebbero di sè fu la paideia: modello in gran parte ineseguito -la storia, si sa, procede per deviazioni- ma che ha permesso loro di immaginare quel che dovevano essere, quel che voleva dire essere greci. La sagoma di una civiltà, il suo senso si è fissato in una parola: paideia. La grecità non si risolve affatto in essa, i greci sono stati altro e di più, ma la paideia come schema resta, e resta soprattutto come una delle parole della filosofia.

Salvatore Natoli, Parole della filosofia

 

La psicologia di per sè è morta. O, detto in altri termini, la psicologia si trova in una strana situazione. Il mio college, Dartmouth, sta costruendo un magnifico nuovo dipartimento di psicologia. I suoi quattro piani sono così suddivisi: il seminterrato è interamente dedicato alle neuroscienze, il primo paino è destinato alle aule e all'amministrazione, il secondo alla psicologia sociale, il terzo alle scienze cognitive e il quarto alle neuroscienze cognitive. Perchè allora viene chiamato il dipartimento di psicologia

M. S. Gazzaniga - La mente inventata

 

Se non c'è un ragno, significa che dietro le reti non c'è neanche un progetto. Nel mondo reale le reti sono autorganizzate; sono il chiaro esempio di come le azioni indipendenti di milioni di nodi e link diano vita a uno spettacolare comportamento emergente. La loro topologia a invarianza di scala, senza il ragno, è un'inevitabile conseguenza della loro evoluzione. La natura, ogni volta che tesse una nuova tela, non può sfuggire alle leggi che governano le decine di altre tele tessute in precedenza. La topologia a invarianza di scala è presente in sistemi molti diversi fra loro, come la rete del linguaggio, i legami fra le proteine all'interno della cellula, le relazioni sessuali fra gli individui, lo schema elettrico del chip di un  computer, il metabolismo della cellula vivente, Internet, Hollywood, il World Wide Web, la rete delle collaborazioni scientifiche e l'intreccio delle alleanze su cui si regge l'economia, soltanto per nominarne alcune.

Albert-Làszlò Barabàsi - Link, La scienze delle reti

 

"Infatti non è evidente a certi signori manageriali come siano le lezioni a produrre laureati; credono che gli esami producano laureati: più esami riusciamo a fare, pensano loro, più studenti usciranno laureati dalla catena di montaggio universitaria. Questo sarebbe vero se lo scopo fosse presentarsi agli esami. Al limite, l'ideale sarebbe che all'Università si facessero solo gli esami, tutto il tempo. Allora sì che tutti si laureerebbero in tempo, e l'Italia diventerebbe competitiva! Ma quei signori si sono scordati che lo scopo vero è imparare. Quindi per passare dei veri esami bisogna ancora sapere le cose, e per arrivare a sapere le cose, fare esami non serve a niente. Per imparare le cose bisogna studiare, e il primo atto fondamentale dello studio è il rapporto fra docente e discente. Lo studio autonomo è solo per pochi, maturissimi uomini di scienza. E forse nemmeno per loro. Tutti, anche gli scienziati, imparano in continuazione da altri. Il passaggio fondamentale che manda avanti la catena di montaggio della cultura sono le lezioni, e non gli esami"

Edoardo Lombardi Vallauri: Riforma (e rovina) dell'Università - Il Mulino 3/2004

 

"E' legittimo il sospetto che la trasformazione della didattica della matematica abbia contribuito a quel generale abbassamento delle capacità argomentative che si verifica confrontando dibattiti televisivi o parlamentari con gli analoghi di quarant'anni fa. La strada di cui parlavo prima, che dalla retorica, attraverso la logica, aveva portato alla dimostrazione matematica, mi sembra che in qualche misura (la storia non si ripete mai allo stesso modo, e nemmeno esattamente nel modo opposto), venga oggi ripercorsa in senso inverso. In particolare, mentre le dimostrazioni stanno sparendo da quasi tutti i curriculi scolastici, la retorica è di gran moda, anche se non viene più chiamata con il termine antico, preferendosi l'espressione "scienza delle comunicazioni". Sostanzialmente si tratta della stessa cosa, ma con un' importante differenza. Mentre Aristotele, distillando la retorica, ne aveva isolato gli argomenti razionali, ottenendone la logica, oggi si tende a compiere l'operazione inversa, eliminando le argomentazioni razionali e privilegiando le tecniche capaci di generare emozioni o associazioni di idee utili nei messaggi pubblicitari e, più generale, nelle tecniche di persuasione. In altre parole si tende a ricostruire quella parte della retorica che non era confluita nella logica."

Lucio Russo - Il legame tra cultura matematica e civiltà politica. Attenti è la madre della democrazia

Liberal: Giugno,Luglio 2004

 

 

"Ma il segreto per riuscire nell'esercizio della Medicina non sta tutto nè nell'acquisto di un gran sapere, nè  nell'aver veduto un gran numero di malati. Queste sono due condizioni certamente utilissime, ma il più essenziale sta nel loro intermedio, ossia nella facoltà d'applicare le nozioni acquisite ad ogni caso singolo. Come l'organismo umano è formato, come gl'organi agiscono, come la struttura e le funzioni di essi si alterano nelle malattie, quali sono le occasioni, che determinano tali alterazioni, quali quelle, che servono a toglierle e a ricondurre la norma, voi, almeno in parte, già sapete. Eppure, messi davanti ad un malato, è certo che spesso vi trovereste smarriti. Conoscere è ben diverso dal riconoscere; e qui si deve soprattutto riconoscere"

Augusto Murri, Clinico Medico

(1841-1932)

 

Una piena responsabilizzazione del sistema scolastico nel processo di formazione delle Elites avrebbe invece enormi vantaggi per chi ritiene che le posizioni eccellenti debbano essere occupate in modo: a) legittimo b) meritocratico c) per le vie di un'assunzione pubblica di responsabilità d) con quella particolare competenza, cognitiva e morale, che è nel possesso di un orizzonte sociale complessivo............ Vanno dunque affrontate queste ambivalenze concettuali (fra meritocrazia e uguaglianza) e queste tensioni pratiche (fra desiderio e paura, fra celebratori interessati dell'eccellenza, normalmente mediocri, e altrettanto interessati fautori di un'eguaglianza intrisa di invidia).Forse la dote più difficile che sia oggi attribuibile ad un ceto dirigente (nella politica, nelle aziende, nei servizi pubblici , nella scuola) è proprio quella di sapere istituire processi di formazione dell'Elites con argomentazioni che non siano reticenti sui parodossi della diseguaglianza in una società che si vuole democratica.

Franco Rositi. Sulle virtù pubbliche

 

Il più delle volte, la gente si aspetta che un quadro parli in termini diversi da quelli visivi, preferibilmente in parole, mentre quando un quadro o una scultura hanno bisogno di essere completati o spiegati con parole, ciò vuol dire che non hanno realizzato la loro funzione o che il pubblico non ha occhi per vedere.

Naum Gabo, citato da Semir Zeki in La visione dall'interno. Arte e cervello

Un'analisi minimamente approfondita dei relativi giudizi e di tutti i possibili criteri che possono essere adottati per definire il limite, che pur sembra così intuitivamente chiaro, tra l'ordine naturale e quello artificiale, porta infatti a stabilire quanto questi due ordini siano tra loro funzionali, si penetrino e si trasformino reciprocamente, al punto da rendere discutibile qualsiasi risposta a domande relative alla modalità di questa distinzione che ambisca ad avere pretese di importanza universale e ad assumere un carattere sovrastorico e transculturale.Proprio per questo, in mancanza di qualsiasi risposta universalmente valida, si deve ogni volta risolvere la questione per proprio conto e a proprio rischio, nella consapevolezza che non c'è modo di fornire un criterio univoco per "fissare " la distinzione in questione e che gli effetti collaterali imprevisti della nostra attività finalizzata non possono essere qualificati, semplicisticamente , nè come artificiali nè come naturali.

Silvano Tagliagambe

L'entanglement fa a pezzi tutte quelle concezioni della realtà che ci siamo costruiti sulla base della nostra abituale esperienza sensoriale. Queste nozioni di realtà si sono così fortemente consolidate nella nostra psiche che anche il maggior scienziato del XX secolo, Albert Einstein, si è lasciato fuorviare da queste nozioni di senso comune, tanto da ritenere che la meccanica quantistica fosse una teoria "incompleta", a causa della sua incompatibilità con elementi che credeva fossero parte della realtà. Einstein era convinto che un evento che accade in un punto non possa mai essere correlato in modo diretto e istantaneo con un evento che accade in un punto distante. Per capire, o anche semplicemente per accettare l'entanglement e gli altri fenomeni quantistici a esso associati, dobbiamo innanzitutto ammettere che le nostre concezioni della realtà nell'universo sono inadeguate. Una palla da baseball lanciata contro una parete con due finestre non può uscire dalla stanza  passando per entrambe le finestre contemporaneamente. Nonostante tutto questo, un elettrone , un neutrone e persino un atomo, quando incontrano un barriera con due aperture passano attraverso entrambe contemporaneamente.

Amir D.Aczel ENTANGLEMENT il più grande mistero della fisica

Il riduzionismo richiede semplicità, e mentre io non dubito che le neuroscienze saranno capaci, a tempo debito, di specificare con un buon grado di precisione quali sono le cellule e i processi cerebrali che entrano in gioco quando una persona è arrabbiata o innamorata, non riesco a concepire un tempo in cui potremo desiderare di sostituire enunciati pieni di significato quali sono arrabbiato o sono innamorato con una dichiarazione relativa alla posizione e allo stato di eccitazione dei cento miliardi di neuroni del mio cervello, degli ormoni e dei neuromodulatori che circolano tra essi.

Steven PR Rose

Con lo spirito osleriano domandiamo:"Quale malattia ha il paziente e come lo devo curare?".L'enfasi è sulla malattia e su come i suoi effetti debbono essere fermati.Il paziente, percepito come il rappresentante della classe di persone che manifestano la malattia, potrebbe essere chiunque.La stessa domanda, posta nel contesto delle teorie di Garrod, potrebbe essere:"Quale malattia ha questo particolare essere umano?Perchè ha questa malattia in questa fase della sua vita?Cosa posso fare per ristabilire la sua particolare attitudine verso l'ambiente?.Come Garrod, Osler percepiva la malattia come "chimico-fisica", ma al contrario di Garrod, egli non avanzò mai l'idea di una individualità biologica fra i pazienti.Osler, l'attivista, vedeva nel paziente una macchina rotta...Garrod, il meditativo, vedeva nel paziente non una macchina rotta ma un prodotto meno adattato dell'evoluzione e la malattia come una conseguenza di un particolare e unico incontro fra un individuo e un ambiente per il quale egli non era più adatto. Osler ci ha insegnato la pratica medica; Garrod come pensarla. Osler ha lavorato con i fatti; Garrod con le idee. Il pensiero osleriano è organizzato intorno alle cure e ai trattamenti.Il pensiero garrodiano, al contrario, riguarda i concetti:cosa sono le malattie e perchè esistono.

Garrod e Osler : un contrasto. (in Medicina Genetica,B.Childs)

Altrettanto evidente è che, malgrado il gran parlare  che si fa d'orientamento, l'unico orientamento effettivo è costituito dalla tendenza a riprodurre lo status culturale della famiglia. Gli indirizzi di studio della scuola secondaria danno luogo ad una rappresentazione sociale del loro valore: di conseguenza, l'orientamento consiste più nell'escludere gli indirizzi che non si considerano opportuni, che nell'indicare gli indirizzi che si ritiene corrispondano meglio agli interessi e alle capacità degli allievi

Benedetto Verdecchi-Le parole della scuola

C’è una tradizione popolare che considera l’essere umano come un agente responsabile, al timone di comando del suo stesso destino, poiché, sostiene, l’uomo è essenzialmente anima, un pezzo immateriale e immortale di materia divina che abita e controlla il suo corpo materiale come farebbe un fantomatico burattino. Quest’anima è la fonte di ogni significato ed il luogo da cui proviene ogni sofferenza, ogni gioia, ogni gloria o disonore, per l’essere umano.Tale idea delle anime immateriali, che sarebbero in grado di eludere le leggi della fisica, però, ha ormai superato ogni livello di credibilità grazie all’evoluzione delle scienze naturali.Sono in molti a credere che le conseguenze dell’abbandono di tali credenze potrebbero rivelarsi disastrose: non possediamo davvero il “libero arbitrio”, dicono, e nulla ha più senso…..Non abbiamo bisogno di ricorrere alle care vecchie anime immateriali per mantenere vive le nostre speranze; le nostre aspirazioni di esseri morali, i cui atti e le cui vite hanno un senso, non dipendono affatto dalla presenza di una mente che obbedisca ad una fisica differente da quella che governa il resto della natura.La comprensione di noi stessi che possiamo trarre dalla scienza può aiutarci a poggiare le nostre vite morali su fondamenta nuove e migliori; e una volta capito in che cosa consista la nostra libertà, saremo ben più preparati a difenderla dalle minacce reali che sfuggono normalmente ai nostri tentativi di identificarle.

Daniel Dennett.

L’evoluzione della libertà

Se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora, ci deve essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere;ma immagina:qui potrebbe o dovrebbe accadere la tale o talaltra cosa, e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: bè, probabilmente potrebbe anche essere diversa. Cosicchè il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dare maggiore importanza a quello che è, che a quello che non è.

Robert Musil, L'uomo senza qualità

Ecco che cosa ebbe a dire una volta Henri Matisse (1908):"Al di sotto di quella successione di istanti che costituisce l'esistenza superficiale delle cose e degli esseri, e che di continuo li modifica e li trasforma, si può cercare un carattere più vero ed essenziale, un carattere cui anche l'artista fa ricorso per dare una interpretazione più duratura della realtà".Non si poteva descrivere meglio l'attività svolta dal cervello : elaborare informazioni in perpetuo cambiamento allo scopo di estrarne il nucleo fondamentale, distillare dall'incessante avvicendarsi dei dati visivi il carattere essenziale degli oggetti e delle situazioni.Insomma, per citare una frase usata da Tennessee Williams in altro contesto, la sua funzione è quella di "afferrare l'eterno in ciò che è disperatamente fugace".

Semir Zeki,La visione dall'interno.Arte e cervello.

La scienza si fa con i fatti come una casa si fa con i mattoni, ma l’accumulazione dei fatti non è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa.

Henri Poincarè

I livelli formali di istruzione, rispetto al passato,sono lievitati enormemente, in media anche 3-4 volte.Ma si è trattato, nella generalità dei casi, dell’acquisto di un guscio.Le giovani generazioni, così come hanno imparato a vestirsi nello stesso modo, hanno imparato a parlare l’italiano

Tullio DeMauro.La cultura degli italiani

La scuola che si adegua è la scuola che non fa lezione, ma brainstorming e uscite didattiche; non boccia, ma recupera;non chiede, ma offre; non segue programmi, ma percorsi; non fa letteratura, ma comunicazione;non chiede il tema, ma l’articolo di giornale;non fornisce contenuti, ma metodi; non fa vita e opere, ma analisi del testo; non impone libri da leggere, ma lascia scegliere.

Paola Mastrocola, La scuola raccontata al mio cane

Cos'ha da sperare e da temere, l'umanità, dal metodo scientifico? Non penso che questa sia la maniera giusta di impostare la questione. Questo strumento può produrre, nelle mani dell'uomo, cose molto diverse: tutto dipende dalla natura degli obiettivi sentiti come importanti. Una volta stabilita l'esistenza di tali obiettivi, il metodo scientifico fornisce i mezzi per raggiungerli. Esso non può, però indicare gli obiettivi! Il metodo scientifico di per sè non avrebbe condotto in alcuna direzione, non sarebbe neppure sorto senza l'appassionata aspirazione alla conoscenza

Albert Einstein,

Dall'editoriale: Il maggior filosofo del Ventesimo secolo-Le Scienze  Novembre 2004

Noi non viviamo in un mondo perfetto in cui la selezione naturale vaglia spietatamente tutte le strutture organiche plasmandole in vista di un’utilità ottimale. Quale gioco avrebbe l’evoluzione se ciascuna struttura fosse costruita in vista di uno scopo ristretto e non potesse essere usata per alcun’altra cosa? In che modo gli esseri umani potrebbero imparare  a scrivere se il nostro cervello si fosse evoluto per la caccia, per la coesione sociale o per qualunque altra cosa, e non potesse trascendere i confini adattativi del suo fine originario?

Stephen J.Gould

…Col fatto cioè che se guardiamo ai testi e alle immagini del passato con rispetto e libertà intellettuale, se ci facciamo guidare dalle “istruzioni per l’uso”, che essi contengono, ci troviamo a fare i conti anche con le nostre categorie culturali, a cominciare proprio dalla netta distinzione fra parola ed immagine, fra dimensione linguistica e dimensione visiva.Anche lo studioso della letteratura può essere allora stimolato a compiere, nei riguardi del proprio mestiere, un cambiamento di prospettiva simile a quello che abbiamo visto in atto nel campo delle arti figurative; si può chiedere ad esempio se non sia il caso di ridar corpo alla parola, se non sia arrivato il momento di restituire al testo quello spessore di significati, di funzioni, di usi a volte per noi impensabili, che la nostra tradizione critica ci ha fatto dimenticare.

Lina Bolzoni

 

 ….Mi sono reso conto che, attraverso questa tradizione, si tocca nel vivo il punto di origine del progetto di antropologia della memoria sociale fondato sullo studio delle immagini che Warburg ha formulato, senza poterlo sviluppare.E che dunque è in questa tradizione che bisogna cercare i fondamenti di una nuova ricerca sull’uso mnemonico delle immagini, e sulla filogenesi della forma, reinterpretando il punto di vista che questo gruppo di notevoli studiosi, per quasi un secolo, ha chiamato biologico.

Carlo Severi

Sono esploratori cattivi quelli che pensano che non ci sia terra se vedono solo mare

Francis Bacon

...Inoltre, la conformazione corporea moderna, quando apparve, lo fece d'improvviso, quasi inaspettatamente.La realizzazione dell'architettura corporea "moderna" implicò modificazioni in tutto lo scheletro e anche un aumento significativo delle dimensioni corporee, ma tutto, o quasi tutto, venne realizzato, a quanto pare, in un unico balzo:non fu dunque il risultato di un graduale perfezionamento durato millenni. Nel suo libro Sudden origins, il mio collega Jeffrey Schwartz.. ha elabortao di recente un meccanismo di attraente semplicità mediante il quale è possibile che si siano verificati molti cambiamenti improvvisi di questo tipo a livello di popolazione. Schwartz mette in evidenza una classe di geni identificata relativamente da poco tempo- i geni homeobox- regolatori dei principali modelli dello sviluppo. Si tratta di geni ampiamente condivisi nel regno animale e piccoli cambiamenti temporali nella loro attività potrebbero provocare differenze enormi, come quelle, poniamo, esistenti fra il moscerino della frutta e la specie umana. Gli esseri umani, per esempio, sono dotati di occhi con una sola lente per la messa a fuoco, mentre i moscerini della frutta hanno molteplici lenti non deformabili. Eppure, persino in animali così differenti i geni dello sviluppo dell'occhio sono sostanzialmente gli stessi. La differenza scaturisce dal modo in cui i geni vengono attivati oppure disattivati durante lo sviluppo.

IAN TATTERSAL, LA SCIMMIA ALLO SPECCHIO

Le orchestre eseguono sequenze di note precedentemente scritte da un compositore. Noi sopravviviamo in un mondo ostile e imprevedibile elaborando progetti per soddisfare i nostri bisogni e quindi creando una sorta di partitura della vita, un insieme di copioni sulla base dei quali il nostro cervello può improvvisare. Visto che soltanto le linee più generali sono fissate, i dettagli devono essere affinati in modo estemporaneo, nel momento stesso in cui ci troviamo di fronte a un'opportunità o a una difficoltà. I compositori non danno mai indicazioni totalmente esplicite su come debba essere eseguito un pezzo di musica, i direttori devono interpretare. Allo stesso modo, i nostri copioni interiori vengono affinati nel momento stesso in cui sono eseguiti, per adattarsi al variare delle circostanze. Questo compito viene svolto dalla corteccia prefrontale.

Il drago nello specchio.J Skoyles, D.Sagan

Nel mondo contemporaneo esiste un continuo movimento di distruzione e ricomposizione di spazi e la globalizzazione, più che una distruzione di dinamiche spaziali, rappresenta una loro nuova, recente manifestazione.Così, nel momento in cui molti aspetti dell'economia mondiale sono diventati virtuali, si è determinata un'inedita concentrazione di attività in pochi centri finanziari internazionali, tra i quali dominano in particolare, Londra, New York e Tokio.E' per questo che negli studi sui rapporti tra globalizzazione e fenomeni economici e culturali, oggi si tende a focalizzare l'attenzione sui rapporti esistenti fra le grandi aree metropolitane, al centro del processo di innovazione tecnologica, e sulle nuove dinamiche che si determinano al loro interno....le grandi capitali nell'era delle telecomunicazioni non solo non hanno subito l'atteso declino, ma sono diventate particolarmente prospere. Esse nel nuovo ruolo di "città globali", hanno acquisito la funzione di "hub" delle comunità finanziarie e virtuali.Ciò è accaduto perchè le più importanti compagnie, maggiori utilizzatrici e promotrici delle nuove tecnologie, scelgono di localizzare le proprie sedi nelle grandi città interessate ai mercati finaziari...Ciò accade grazie alla presenza di continui scambi face to face e di figure capaci di capire il significato dell'informazione ricevuta per sfruttarne al meglio le potenzialità..Ciò è vero sprattutto per quelle compagnie che sono particolarmente proiettate nei commerci inetrnazionali e nella cosiddetta manifattura urbana, quella basata sulla produzione di oggetti di alto design e di servizi.

GEOGRAFIE,C.Giovannini, S.Torresani

Una delle caratteristiche più appariscenti dell’intelligenza umana e animale è che si esplica e si manifesta attraverso il corpo.L’intelligenza è un insieme di caratteristiche e attività fortemente sistemiche, oltre che fortemente diacroniche, cioè evolutive.In particolare, l’intelligenza-sotto il profilo ontogenetico e filogenetico-nasce, si sviluppa e si manifesta attraverso la comunicazione, cioè, lo scambio di messaggi di vari tipi, in vari codici e a vari livelli.Se si accetta questo presupposto non si può non riconoscere l’importanza, per l’intelligenza umana, del corpo.Poichè la nostra “interfaccia” con il resto del mondo è costituita dal corpo e dagli strumenti tecnologici che abbiamo via via creato e perfezionato e che del corpo sono in prima approssimazione un prolungamento e una protesi, è chiaro che proprio al corpo spetta il compito determinate di consentire la comunicazione e di filtrarla, sia in ingresso che in uscita.

Giuseppe O.Longo-IL SIMBIONTE

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E' proprio così. Io sto  cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole

Etty Hillesum. Diario, Auschwitz 1941-1943

Negli ultimi tre decenni, negli Stati Uniti e in Europa, sono stati introdotti insegnamenti di carattere umanistico, le cosiddette medical humanities, ovvero non solo di storia della medicina, ma anche di etica medica o bioetica, letteratura, antropologia, sociologia, musica e architettura. Questi insegnamenti sono stati attivati con lo scopo di restituire al medico, attraverso un'infarinatura umanistica, la capacità di percepire le dimensioni psicologiche ed etico-sociali del rapporto con il paziente. La premessa è che tale capacità non sia favorita da una formazione scientifica di base di impostazione riduzionista ( che cerca, cioè, di ricondurre ogni aspetto della salute e della malattia a meccanismi molecolari o fisiologici) e da una pratica clinica sempre più "meccanizzata". Nessuno mette in discussione l'intrinseca validità di una cultura umanistica per il medico. Tuttavia se tale formazione impartita sulla base del presupposto che i contenuti scientifici, le tecniche, che sono parte del sapere medico avrebbero un potenziale disumanizzante, ovvero che precluderebbero la comprensione delle dimensioni psicosociali ed etiche della pratica  medica, e se egli insegnamenti umanistici sono somministrati senza un'adeguata contestualizzazione epistemologica del sapere medico, ovvero senza che gli studenti abbiano maturato una percezione pertinente dell'epistemologia medica, non è detto che il sapere umanistico produca conseguenze positive. Può inficiare, ad esempio, l'interesse per le ricerche scientifiche sulle basi biologiche e le patologie del comportamento umano, nonché precludere un arricchimento che potrebbe venire alle stesse scienze umane da un confronto aperto con questi risultati.

Gilberto Corbellini

Ciò che distingue in modo radicale ogni ideale "moderno" del sapere è, in primo luogo, proprio la rinuncia a questo concetto del sapere come contemplazione e a questa finale separazione fra sapienti e stolti, fra individui d'eccezione, provvisti di mistiche certezze, e intelligenze comuni.Per Bacone (e forse anche per Descartes) non si tratta di condurre la mente umana al livello della mente divina o di far sì che la realtà infinita dell'universo abbia a "specchiarsi" nella mente del sapiente, ma solo di liberare l'intelligenza limitata degli uomini dai pregiudizi, dagli errori tradizionali, dagli idola che ne inceppano e ne ostacolano il normale funzionamento.Per Bacone il sapere non è frutto di intuizioni solitarie, ma il risultato di una profonda riforma che riguarda il modo di pensare e di parlare degli uomini e che concerne le stesse struttura della loro vita associata

Paolo Rossi

I filoosfi e le macchine (1400-1700)

In quale misura il pubblico di massa dei “grandi eventi” culturali modifica i propri comportamenti e le proprie scelte nel suo rapporto quotidiano con i libri? Consumare una serata letteraria all’aperto è più facile che consumare , cioè leggere e capire, un libro. I libri vengono distribuiti trionfalmente dai giornali. Ma chi distribuirà il tempo per leggerli e l’abitudine di farlo? Perché la vendita dei libri di poesia resta ferma a livelli minimi invariati anche se da decenni le letture pubbliche di poesia sono così affollate? C’è da pensare che il come prevalga sul che cosa. La forma del consumo effimero e rapido, la trasformazione della più complessa cultura dello spettacolo di una sera, riduce il cosiddetto patrimonio culturale in polvere dorata e in vago aroma. Che rapporto ci sarà mai tra la frequenza degli stimoli culturali e la capacità di reazione? Fra l’abbondanza dell’offerta e i tempi di assimilazione? Il frigorifero culturale è sempre pieno, ma quale dietologo ci dirà che cosa abbiamo davvero bisogno di mangiare? Esistono ancora le ore dei pasti. Quali saranno mai le ore per leggere Cechov o Thomas Hardy e scrivere qualche appunto? Aver visto la faccia dell’autore mentre recita due pagine di un suo libro ci farà comprare il libro o ci regalerà l’impressione di avere già letto le sue opere? Le manifestazioni culturali pubblicizzano la cultura. Ma la comunicano?

Alfonso Beraldinelli

….la tradizione non può venire concepita come un patrimonio ereditario che giace in una cassaforte, o, come il deposito di un museo che si tratta soltanto di conservare-come se bastasse avere la soddisfazione di poter dire”tutto questo mi appartiene”, oppure “io appartengo a questo patrimonio”.Questa concezione patrimoniale della tradizione può entrare in un rapporto perverso e pericoloso con il tema delle cosiddette”radici” identitarie.Questo rapporto dà luogo a una concezione dell’identità riferita non a quello che vorremmo essere, ma a quello che siamo stati, e in parte siamo ancora, come se questo costituisse immediatamente un valore da opporre ad altri, e non come una forma di atoconsapevolezza sì necessaria, ma non necessariamente valorizzabile.E’ chiaro che una simile idea “patrimoniale” della tradizione e dell’identità può facilmente assumere l’aspetto di una regressione verso forme difensive arcaiche di esclusione e demonizzazione della diversità….Il rapporto con il passato, la tradizione e la memoria, non può allora non passare attraverso un simmetrico rapporto con il futuro del progetto e dell’attesa. Il richiamo memoriale alla tradizione acquisisce senso, diventa un fecondo fattore di apertura e di auto-costruzione di un’identità non già data e fossilizzata, se esso viene riattivato in funzione di quello che speriamo, dei nostri progetti di vita e di futuro, insomma in vista non di quello che siamo stati ma di quello che vogliamo essere.

Non c’è passato senza futuro. Mario Vegetti

In realtà nella corteccia vi sono numerosi circuiti che funzionano in parallelo, in cui per esempio aree parietali posteriori sono collegate sia in andata che in ritorno con le aree frontali. In questo collegamento reciproco si stabilisce una forte influenza della conoscenza motoria sull’esperienza sensoriale, cosicché non si può più definire una separazione netta fra azione e percezione.

Leonardo Fogassi,in:Metafora e Conoscenza

Bisogna dunque che lo stato psicologico che chiamo “il mio presente” sia contemporaneamente una percezione dell’immediato passato e una determinazione dell’immediato futuro. Ora, l’immediato passato, in quanto percepito, è, come vedremo,sensazione, poiché ogni sensazione traduce una lunghissima successione di vibrazioni elementari; e l’immediato futuro, in quanto si determina, è azione o movimento. Il mio presente è dunque contemporaneamente sensazione e movimento;e poiché il mio presente forma un tutto indiviso, questo movimento deve dipendere da questa sensazione , prolungarla in azione. Da ciò concludo che il mio presente consiste in un sistema combinato di sensazioni e movimenti. Il mio presente è, per essenza, sensorio-motorio.

Henri Bergson

Ogni agire orientato in senso etico può oscillare tra due massime radicalmente diverse e inconciliabilmente opposte, può essere cioè orientato secondo l’”etica dell’intenzione” oppure secondo l’”etica della responsabilità”. Non che l’etica dell’intenzione coincida con la mancanza di responsabilità,e l’etica della responsabilità coincida con la mancanza di buone intenzioni.Non si vuol certo dire questo. Ma c’è una differenza incolmabile tra l’agire secondo la massima dell’etica dell’intenzione , la quale-in termini religiosi suona: “ il cristiano opera da giusto e rimette l’esito nelle mani di Dio” e l’agire secondo la massima dell’etica della responsabilità, secondo la quale bisogna rispondere delle conseguenze  (prevedibili)delle proprie azioni.

Max Weber

In occasione dello tsunami si è invocata più tecnica, e una tecnica disponibile, che non richiede un riorientamento delle nostre conoscenze, anzi una tecnica spesso guardata con diffidenza. Si tratterebbe infatti di sviluppare le reti di osservazione, quelle che sorvegliano il mondo, magari dai satelliti, e sono collegate a progetti di interesse militare. Quelle reti dovrebbero permettere una pianificazione delle attività nelle zone esposte alle calamità naturali e dei piani di sgombero delle popolazioni. Organizzazione  e controllo, insomma, cioè tutto il contrario del ritorno alla natura o del ritorno alla storia, temi che hanno segnato la polemica contro la scienza e la tecnica. Sembrano lontani i tempi nei quali si rimproverava alla scienza occidentale l'incapacità di prevedere i terremoti e si esaltavano i metodi con i quali i cinesi avrebbero capito in tempo che la terra stava per tremare...La richiesta di più tecnica per fronteggiare situazioni come quella creata dallo tsunami sembra proprio un caso di trasformazione di quella che è stata spesso considerata la fonte di tutte le disgrazie e di tutte le ingiustizie in uno strumento di giustizia.

Prometeo e lo Tsunami. MicroMega 1/2005 Carlo Augusto Viano

E' buffo, se porto mio figlio da un ortopedico incapace, il quale sbaglia l'operazione e riduce mio figlio a zoppicare, io ho ben chiaro il danno che mi ha prodotto e gli chiederò tutti i risarcimenti del mondo; se invece mio figlio ha un insegnante incapace (che ad esempio per ben due anni non gli fa nulla di storia) , io dico: pazienza, deve pur vivere anche lui, che sarà mai....

Certo si può vivere senza sapere la storia. E la letteratura, e la matematica, e la filosofia. Ma si tratta di danni incalcolabili, i cui effetti si trascineranno per tutta la vita e condizioneranno non poco e la riuscita professionale dei nostri figli e il loro, più generale, benessere culturale.(Ma esiste un "benessere culturale"? E' mai stato preso in considerazione da qualcuno, è riconosciuto in qualche centro di benessere psico-fisico, in questo mondo pieno di fitness?)

Paola Mastrocola.La scuola insegnata al mio cane.

Dobbiamo sapere che cosa significa spiegazione. E' un rischio permanente voler usare questa parola in logica in un senso desunto dalla fisica.

Wittgenstein

Penso che alla teoria causale del significato si possa rispondere semplicemente che, se un uomo riceve uno spintone e cade, non chiamo la caduta il significato dello spintone

Wittgenstein (Citato da Felice Cimatti in Il senso della mente)

Mentre ci estenuavamo nell’analisi della televisione e della civiltà dell’immagine, ci siamo resi ciechi nei confronti della scrittura e della sua esplosione, che ha caratterizzato questi ultimi trenta anni, ed è culminata con il telefonino. Forse eravamo ciechi perché la cosa era fin troppo evidente-al Faraone, a Campollion a Kafka- fin troppo antica. Ma la partita che si gioca con il telefonino non è solo una questione tecnica, tocca il nostro modo di stare al mondo, e lo tocca filosoficamente. Prima ce ne accorgiamo, meglio è.

Maurizio Ferraris, Un Palmare per il Faraone, IL Sole 24Ore,

25 Aprile,2005

Il rifiuto novecentesco della scienza ha, oggi in Italia, il segno di quella “rivolta contro la ragione” che veniva evocata da Paolo Rossi trentacinque anni or sono:” il segno di un desiderio di autodistruzione , di un impulso cieco a cancellare la propria storia, di una fuga dalle scelte e dalle responsabilità del mondo reale”. La specificità del caso italiano è lampante. Solo in questa cultura diffusa poteva crearsi la sequenza di eventi politici, giudiziari e medici connessi alla terapia Di Bella, con meditabondi pensatori che invocavano sulle gazzette il diritto democratico alla libertà di cura. Solo al di sotto delle Alpi esistevano le condizioni atte ad eliminare l’insegnamento dell’evoluzione dalle scuole repubblicane e alla successiva formazione di una commissione per valutare l’opportunità di tale scelta. Solo nelle nostre valli si ritiene ragionevole che una persona segua un dottorato in astrofisica o in biologia molecolare con un compenso mensile inferiore a 800 euro .Solo da noi la disinformazione sistematica ha convinto milioni di cittadini a credere che gli scienziati siano al soldo delle multinazionali o attentino alla sacralità della vita. Siamo così giunti al bivio: o investiamo risorse finanziarie e umane nella ricerca di base, oppure ci trasformiamo in una appendice turistica del mondo civile. Una grave responsabilità grava allora sulle spalle dei nostri scienziati .Essi hanno, in un momento come quello attuale , la possibilità e il dovere di intervenire nelle istituzioni della politica e nei meandri della cultura di massa, respingendo, in entrambi i settori, il degrado causato dalle rappresentazioni deformate della conoscenza che si stanno sempre più rinvigorendo .Prima che il declino sia irreversibile.

Enrico Bellone.La scienza negata .Il caso italiano

Il termine “cittadino del mondo” non è stato coniato né da Platone né da Aristotele, bensì da Diogene il Cinico…Leggendo la Vita di Diogene, ci rendiamo conto in fretta di come ciò che viene percepito come scioccante vari a seconda del tempo e del luogo. Infatti una delle cose che provocava più scandalo nell’Atene del tempo era l’abitudine di Diogene di mangiare in piazza tra il pubblico.E’ proprio questa abitudine che gli ha meritato l’appelletivo di “cane”, kuon, da cui a sua volta deriva il termine “cinico”….Calato in questo contesto l’invito a considerarci “cittadini del mondo” implica in un certo senso diventare “stranieri in patria”, acquisire cioè la capacità di esaminare con distacco le nostre abitudini da questo punto di vista privilegiato  e interrogarci sul loro significato come potrebbe fare uno straniero.Diogene sosteneva che soltanto questo distacco poteva rendere un uomo un vero filosofo.In altri termini un punto di vista libero da pregiudizi che derivano dalla fedeltà alle abitudini caratteristiche di una cultura favorisce una valutazione realmente fondata sulla ragione.Quando avremo la possibilità di notare in quanti modi diversi l’uomo organizzi la sua vita, solo allora, sembra volerci dire Diogene, potremo giudicare quali abitudini siano fondate  e quali non lo siano e potremo finalmente riconoscere che “la sola vera comunità è quella che unisce il mondo intero”.

Martha C. Nussbaum

Nulla di disumano ci è estraneo

A.Glucksmann

Chi dice la verità, prima o poi viene scoperto.

Oscar Wilde, citato da P.Odifreddi in Il Matematico Impertinente

 

Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose?

Karl Krause , citato da C.Bianchi in  Pragmatica del linguaggio

 

Dal momento in cui ho preso in mano il libro fino a quando l’ho rimesso a posto, non ho smesso di ridere per un solo momento. Un giorno ho intenzione di leggerlo

Groucho Marx, citato da L. Bianchi in Pragmatica del linguaggio

 

Se le scelte esistono, e se tuttavia viene fatta l’ipotesi che non ci sano , l’uso del ragionamento può essere sostituito da un’accettazione acritica di un comportamento conformista, che induce a scelte che verrebbero altrimenti rifiutate . Di solito, un conformismo di questo tipo può avere implicazioni conservatrici, proteggendo costumi e pratiche da una intelligente analisi critica. Infatti, le disuguaglianze che derivano dalla tradizione, come la condizione delle donne nella società sessiste, spesso sopravvivono rendendo le corrispondenti identità, in particolare il ruolo sottomesso di chi è abitualmente nelle condizioni più svantaggiate , una questione di accettazione incondizionata, piuttosto che oggetto di esame critico. Ma le supposizioni incontestate sono semplicemente non contestate e non sono non-contestabili.

Molte pratiche tradizionali e presunte identità sono crollate dopo essere state messe in discussione ed essere state sottoposte ad un giudizio critico. Le tradizioni possono evolvere anche all’interno di un determinato paese e di una specifica cultura.

 AMARTYA SEN, La Ricchezza della Ragion

…E’ avvenuto così che agli insegnanti si è finito col chiedere di tutto, in nome di un educativismo generico per il quale la scuola dovrebbe fornire risposte a tutti i problemi insoluti della società. La competenza culturale degli insegnanti ha finito col passare in seconda linea. Negli insegnanti non si è più visto un gruppo professionale formato da competenti nei diversi settori, ma se ne è sollecitata una vocazione moralistica. Gli insegnanti hanno dovuto dispensare certezze ideologiche su questioni che probabilmente li vedevano personalmente coinvolti ed incerti, perché relative ad aspetti di un disagio diffuso nella società. Per quel che riguarda il contenuto dell’attività ci si può attendere una ripresa della professione degli insegnanti se si realizzano due condizioni:

-la prima è che la professione sia sostenuta da un apparato di ricerca adeguato, capace di fornire gli apporti conoscitivi e tecnici che consentono di rispondere alle esigenze, complesse ed in rapida trasformazione, dell’educazione nel mondo contemporaneo

- l’altra è che si richieda agli insegnanti ciò che possono fare, e si smetta di considerare la scuola come una sede di compensazione del disagio e delle contraddizioni della società civile.

Benedetto Vertecchi

Le Parole della Scuola

La "fuga dei cervelli" dall'Italia ha spesso trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche...... Tuttavia ciò che forse dovrebbe far riflettere maggiormente non è tanto il fatto che molti italiani vada no all'estero per fare ricerca, quanto il fatto che quasi nessun ricercatore straniero sia attratto dal nostro paese. L'assenza di ricercatori stranieri nelle nostre università è l'indicatore più esplicito dell'esistenza di qualcosa che non va nel modo in cui l'attività di ricerca scientifica si svolge in Italia.

 

Lo splendido isolamento dell'Università italiana

A.Ichino S. Gagliarducci G. Peri R. Perotti

in Oltre il declino

Vale la pena di ricordare che nelle dichiarazioni pronunciate da Akbar, quattrocento anni fa, sulla necessità che lo stato sia neutrale in materia di religione possiamo già vedere il fondamento di uno Stato aconfessionale e laico che in India, come in qualsiasi altro luogo, era ancora di là da venire…L’Europa avrebbe avuto motivi altrettanto forti dell’India di ascoltare il messaggio: L’inquisizione esisteva ancora, e proprio mentre ad Agra, nel 1592, Akbar scriveva sulla tolleranza religiosa, Giordano Bruno veniva arrestato per eresia. Alla fine sarebbe stato arso nel Campo dè Fiori, a Roma, nel 1600….Il laicismo indiano, energicamente difeso nel Novecento da Gandhi, Nehru, Tagore e altri, è spesso considerato una sorta di riflesso delle idee occidentali…Esistono invece ottime ragioni per collegare questo aspetto dell’India moderna, compresa la sua costituzione laica e la garanzia giuridica del multiculturalismo… a testi indiani più antichi e in particolare alle idee di questo imperatore musulmano di quattrocento anni fa. Forse l’affermazione più importante fatta da Akbar nella sua difesa di un multiculturalismo tollerante è quella che riguarda il  ruolo del ragionamento: La ragione non può non essere suprema perché anche quando neghiamo la sua validità dobbiamo proporre delle ragioni.  Attaccato dai  tradizionalisti, favorevoli a una fede istintiva nella tradizione islamica, Akbar disse al suo amico e fidato luogotenente Abul Fazl: La pratica della ragione e il rifiuto del tradizionalismo sono così luminosamente chiari da non aver bisogno di argomenti.Se avesse ragione il tradizionalismo i profeti avrebbero semplicemente seguito i propri antenati ( e non avrebbero portato nuovi messaggi).

L’altra India.Amartya Sen

Le decisioni politiche e morali imputate alla scienza sono sempre state prese in nome di una morale e di una politica, anche se queste ultime non hanno osato manifestarsi e se ne stanno nascoste dietro l’autorità della scienza. Per questo, è un abuso impedire agli scienziati di cercare la verità, qualunque ne possa essere la natura; nello stesso tempo la verità in se stessa non comporta pericoli.

Tzvetan Todorov

Le morali della storia

Oggi lo studente di Medicina che frequenta le nostre aule e che completa il suo curriculum degli studi, non apprende in sostanza nulla che vada al di là delle nozioni scientifiche che gli saranno immediatamente utili per la professione medica……(Gli studenti) confondono la deduzione con l’induzione, non sanno che cosa sia la conoscenza intersoggettiva, non conoscono le caratteristiche di una spiegazione scientifica, non sanno esporre la differenza che passa fra fatti e valori. Insomma, durante i corsi universitari, non vengono loro insegnate quelle nozioni fondamentali che appartengono alla cultura generale e che servono a formare uno spirito critico e una mentalità scientifica. All’opposto, dovranno conoscere il decorso dell’arteria oftalmica, il catabolismo della L-Istidina ed il ruolo del gene APC nella poliposi familiare adenomatosa. Ebbene, io credo che , di fronte a questo stato di cose, noi Docenti dovremmo chiederci se alla formazione di un medico colto siano più utili le prime o le ultime conoscenze. Personalmente, non ho dubbi in proposito e resto convinto che molte nozioni mnemoniche spariranno rapidamente dalla memoria dei nostri studenti o diverranno obsolete nel giro di pochi anni, mentre i concetti-base che provengono dall’ambito delle scienze umane resteranno e faranno del medico non solo un tecnico della salute, ma un uomo dotato di spirito critico, capace non solo di mandare a memoria nuove nozioni, ma anche di valutare razionalmente le proprie conoscenze e le proprie decisioni. Mi rendo perfettamente conto che questi concetti possono sembrare a molti fuori moda, ma credo che i guasti prodotti da una educazione medica esclusivamente pragmatica siano ormai così evidenti da rendere indispensabile un ritorno verso una formazione  critica del medico. Abbiamo costruito per anni medici ad una dimensione, esperti nell’eseguire una tecnica anche molto sofisticata, ma incapaci di spiegare e di comprendere i mille aspetti-scientifici ed umani- di una situazione clinica complessa. I risultati di questa impostazione didattica stanno sotto i nostri occhi: moltissimi medici vivono una situazione schizofrenica, credendo contemporaneamente ai risultati forniti dalla Evidence Based Medicine ed alla tesi della medicina ayurvedica. Noi dobbiamo costruire un medico  che conosca la scienza medica, ma non solo la scienza medica, un medico  che sappia valutare le possibilità reali e i limiti della scienza che pratica, un medico  che sappia ragionare in modo corretto e che sappia prendere le sue decisioni in modo  critico, riconoscendo i problemi etici che entrano in gioco  nelle varie contingenze cliniche, un medico che sappia tenere conto dell’etnia e del modo di concepire la vita e la medicina del suo paziente.

Giovanni Federspil

In: Scienze Umane in Medicina

Facoltà di Medicina e Chirurgia

Università Politecnica delle Marche

Aveva paura che i dottori sbagliassero, ma non era vero perché i dottori non sbagliano mai

Un bambino di seconda elementare

 

 Il bambino disse che non era tanto l’operazione che lo spaventava, ma la solitudine che provava in quel momento

Un bambino di quinta elementare

  

I medici lo spaventavano quando parlavano con i genitori

Una bambina di quinta elementare

  

La cosa che mi spaventa di più sono i bambini tutti sul letto, restare da sola in un ospedale con tutti i dottori con aggeggi spaventosi in mano e in tutto il loro bianco grembiule

Una bambina di quinta elementare

  

Ho imparato molte cose, per esempio che da un posto stando fermi e concentrati, con la fantasia ci si può trovare da un’latra\parte, oppure ad addormentare la mia mano, o anche a trattenere il respiro finchè non si riesce a vedere una nuvola rossa dentro di noi che rappresenta la paura, poi si butta fuori l’aria e così anche la nuvola rossa, cioè la paura.

Commento di Gianluca, quarta elementare

Al termine del progetto “conosciamo l’ospedale”

 

 Brani tratti dal libro

La casa delle punture.

La paura dell’ospedale nell’immaginario del bambino

M.Capurso- M .Trappa

Edizioni Magi 2005

27 gennaio Giornata della memoria

 

 Come non ricordare l’”insolito rispetto” e l’esitazione del “turpe monatto” davanti al caso singolo, davanti alla bambina Cecilia morta di peste che , nei Promessi Sposi, la madre rifiuta di lasciare buttare sul carro confusa fra gli altri morti? Fatti come questi stupiscono, perché contrastano con l’immagine che alberghiamo in noi, dell’uomo concorde con se stesso, coerente, monolitico; e non dovrebbero stupire, perché tale l’uomo non è. Pietà e brutalità possono coesistere, nello stesso individuo e nello stesso momento, contro ogni logica; e del resto, la pietà stessa sfugge alla logica. Non esiste proporzionalità tra la pietà che proviamo e l’estensione del dolore la cui pietà è suscitata: una singola Anna Frank desta più commozione delle miriadi che soffrono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere. Forse solo ai santi è concesso il terribile dono della pietà verso i molti; ai monatti, a quelli della Squadra Speciale, ed a noi tutti, non resta, nel migliore dei casi, che la pietà saltuaria, indirizzata al singolo, al Mitmensch,al co-uomo: all’essere umano di carne e sangue che sta davanti a noi, alla portata dei nostri sensi provvidenzialmente miopi.

La Zona grigia

I sommersi e i salvati

Primo Levi

In ogni epoca bisogna cercare di strappare la tradizione al conformismo che è in procinto di sopraffarla.

Walter Benjamin

 

"Voglio essere lasciata sola, non essere sola"

Greta Garbo

in Intervista su Privacy e libertà di S. Rodotà

 

Umanità del diritto:è sicuramente questo il primo punto fermo su cui insistere. Se il chimico, il fisico, il naturalista leggono nel libro aperto del cosmo le trame delle proprie scienze, non altrettanto può fare il giurista:in una natura fenomenica priva di uomini non c’è spazio per il diritto, il quale-come ci avverte con stringente efficacia già un antico giurista romano-hominum causa si è originato, sviluppato, consolidato;il che vuole dire che è nato con l’uomo e per l’uomo, inscindibilmente collegato alla vicenda umana nello spazio e nel tempo….Se potessimo ipotizzare un astronauta che sbarca da solo su un pianeta remoto e deserto e da solo ci vive, quel personaggio solitario finchè resta tale non ha bisogno del diritto, né alcuna delle sue azioni potrebbe essere qualificata come giuridica. Il diritto è infatti dimensione intersoggettiva , è relazione fra più soggetti, si contrassegna per una sua essenziale socialità

Paolo Grossi

Prima Lezione di Diritto

Bisogna comunque avere buone ragioni per non usare la ragione

Amartya Sen

La causa della democrazia risulta disperata se si parte dall’idea che sia possibile la conoscenza della verità assoluta

H.Kelsen

Citato da D.Antiseri in Relativismo, nichilismo, individualismo.

 Fisiologia o patologioa dell’Europa?

E’ sui diritti che la nuova Europa ha inteso e intende costruirsi: sono i diritti gli elementi caratterizzanti del nuovo ordine. Ciò non toglie però che l’Europa dei diritti trovi ancora sulla sua strada ostacoli non secondari.Un primo ostacolo riguarda i diritti politici, quei diritti attraverso i quali passa la partecipazione attiva dei soggetti alla comunità politica; e ci si interroga allora sul cosiddetto deficit democratico dell’Unione Europea, in uno scenario politico ancora dominato dai parlamenti nazionali. Un secondo ostacolo riguarda i diritti sociali: quei diritti sociali che , valorizzati dal costituzionalismo del secondo dopoguerra, sembrano invece occupare una posizione più marginale nel nuovo spazio giuridico europeo. Un terzo ostacolo ha infine a che fare con uno dei più antichi e ricorrenti problemi del discorso della cittadinanza : il problema del rapporto fra il “dentro” ed il “fuori” , fra i cittadini e gli stranieri, fra la fondazione particolaristica dei diritti e la loro portata universalistica.

Cittadinanza. Pietro Costa

Nella cultura greca, il “vedere” ha uno statuto privilegiato : risulta valorizzato sino ad occupare nell’economia delle umane capacità, una posizione egemone. In un certo modo, nella sua stessa natura, l’uomo è sguardo. E questo per due motivi, entrambi determinanti. In primo luogo, vedere e sapere sono tutt’uno: se idein (vedere) e eidenai (sapere) sono due forme di uno stesso verbo, se eidos, apparenza, aspetto visibile, significa anche carattere specifico, forma intelligibile, è che la conoscenza è interpretata e espressa secondo il modo della visione.In secondo luogo, vedere e vivere è, a sua volta , un tutt’uno.Per essere vivi bisogna vedere la luce del sole e insieme essere visibili agli occhi di tutti.Morire significa perdere la vista e nello stesso tempo la visibilità, abbandonare la luce del giorno per penetrare in un altro mondo, quello della Notte, nel quale, perduti nelle tenebre, si è spogliati della propria immagine come del proprio sguardo.

 L’uomo greco. Jean-Pierre Vernant

Via via che il sapere diventa complesso, si hanno difficoltà ad apprenderlo, paradossalmente proprio quando tutti ne dipendono di più. Nello scarto fra il sapere da cui si dipende e la difficoltà di possederlo, affondano le radici le credenze arbitrarie  e le  aspettative infondate: quanto meno si capiscono le cose, tanto più si tenta di “dare un senso all’esistenza” attaccandosi alle idee più arbitrarie.

Carlo Augusto Viano

 

Via via che il sapere diventa complesso, si hanno difficoltà ad apprenderlo, paradossalmente proprio quando tutti ne dipendono di più. Nello scarto fra il sapere da cui si dipende e la difficoltà di possederlo, affondano le radici le credenze arbitrarie  e le  aspettative infondate: quanto meno si capiscono le cose, tanto più si tenta di “dare un senso all’esistenza” attaccandosi alle idee più arbitrarie.

Carlo Augusto Viano

La storia delle scienze e delle tecniche è ostinata nel porci di fronte all’evidenza: molte scoperte sono indubbiamente il frutto di previsioni ragionevolmente confortate da ipotesi teoriche preesistenti, ma moltissimi eventi note voli di scoperta sono, invece, il risultato inatteso di programmi di ricerca che erano stati pensati per scoprire altre  cose o per controllare risultati già ottenuti da altri studiosi con altre condizioni al contorno. Siamo dunque costretti a prendere atto dell’evoluzione non intenzionale dei dispositivi teorici e sperimentali che noi costruiamo. Nel momento in cui ne prendiamo atto, dobbiamo anche ammettere un altro aspetto della questione: la non intenzionalità implica che il processo evolutivo si realizza senza un progetto. L’evoluzione dipende infatti da circostanze accidentali, imprevedibili a priori…..I nostri corpi, le nostre teorie e i nostri manufatti evolvono dunque senza la guida provvidenziale di un progetto precostituito. Siamo solo in grado di ricostruire le varie fasi dello sviluppo : il successo delle ricostruzioni consente, a volte, un migliore adattamento alla nicchia che ci ospita, e chiamiamo allora “progresso” la presa d’atto dei nostri successi. Spesso si accendono dispute sul tema se i nostri progressi siano o non siano rappresentabili come forme di ricerca verso la verità.Dovremmo  ammettere , con Helmholtz, che i criteri per giudicare della verità hanno radici nella conformità o meno delle nostre congetture e delle nostre azioni ai problemi che la nicchia ci presenta. La verità è concreta: è selezione e sopravvivenza.

 Enrico Bellone I corpi e le cose

Il sistema visivo e più in generale i sistemi sensoriali, si sono sviluppati nel corso dell’evoluzione per permettere un’interazione efficace dell’organismo con l’ambiente, e a questo scopo essi hanno messo a punto meccanismi sofisticati per estrarre dal mondo che ci circonda l’informazione più ricca di valore adattativo.Questi meccanismi sono efficaci nel senso che permettono di trasmettere ed elaborare l’informazione secondo tempi e modalità corrispondenti alle necessità funzionali degli organismi e rendono possibile la sopravvivenza dell’individuo e della specie.Non pretendono però di fornirci una rappresentazione vera del mondo che ci circonda.Da questo punto di vista è forse un falso problema voler stabilire se i sensi siano veridici o fallaci.

Marco Piccolino

Il mondo in cui viviamo, il mondo come osservatori, si è evoluto a partire da un mondo senza osservatori.

B.Williams

Invece di ripetere continuamente che non è moralmente legittimo tutto ciò che è tecnicamente possibile, dobbiamo attrezzarci ad affrontare eticamente le conseguenze che derivano dal poter fare tecnicamente  ciò che ci appare , a prima vista, moralmente problematico, .Sono le nuove possibilità tecniche, le nuove opportunità pratiche che affinano la nostra riflessione etica.

 

Gian Enrico Rusconi

La scienza ci dice ciò che possiamo sapere, ma ciò che possiamo sapere è poco, e se dimentichiamo quanto non possiamo sapere diventiamo insensibili a molte cose di grandissima importanza. La teologia d’altra parte, porta alla fede dogmatica, alla convinzione che si sappia ciò che in realtà si ignora, generando così una sorta di insolenza nei riguardi dell’universo. L’incertezza fra la speranza ed il timore è penosa , ma deve essere sopportata se desideriamo vivere senza ricorrere a favole belle e confortanti. Non è bene né dimenticare le domande che la filosofia pone né persuaderci di aver trovato incontrovertibili risposte. Insegnare a vivere senza la certezza e tuttavia senza essere paralizzati dall’esitazione, è forse la funzione principale cui la filosofia può ancora assolvere , nel nostro tempo, per chi la studia.

 

Bertrand Russell

Storia della Filosofia Occidentale

I tentativi di tracciare linee di demarcazione (fra scienza e magia, ndr) devono essere sempre condotti con grande cautela. Ma una cosa è affermare questo e combattere le rozze contrapposizioni, e tutt’altra cosa è accettare l’idea “continuista” secondo la quale non ci sono mai state rivoluzioni  e……non si dovrebbe più parlare di rivoluzione scientifica. Io credo che si possa  e si debba continuare a parlarne non solo perché il termine “novus” ricorre in quegli anni in modo quasi ossessivo, ma perché nacque allora una forma di cultura che aveva caratteristiche diverse dalle altre forme della cultura e che giunse faticosamente, anche in polemica con il sapere che si incarnava nei monasteri e con le università, a crearsi sue proprie istituzioni e un suo specifico linguaggio. Le figure dominanti nel mondo della cultura, in Occidente, erano stati per un migliaio di anni (vale a dire per i dieci secoli del Medioevo) il santo, il monaco, il medico, il professore universitario, il militare, l’artigiano, il mago…………… Fra la metà del cinquecento e la metà del seicento si affacciano figure nuove: il meccanico, il filosofo naturale, il virtuoso o libero sperimentatore. I fini che perseguono questi personaggi nuovi non sono né la santità, né l’immortalità letteraria, né la produzione di miracoli atti a stupire il volgo. Il sapere del quale essi si sentivano portatori richiedeva “ sensate esperienze” e “ certe dimostrazioni” e, a differenza di quanto era avvenuto nella tradizione, richiedeva che queste due complicate cose andassero insieme, fossero indissolubilmente connesse. In quel mondo ogni affermazione deve essere “pubblica”, cioè legata al controllo da parte di altri, deve essere presentata e dimostrata, discussa e soggetta a possibili confutazioni. In quel mondo ci sono persone che ammettono di avere sbagliato, di non riuscire a dimostrare ciò che intendevano dimostrare, che debbono arrendersi alle evidenze che altri hanno addotto………. In quel nuovo mondo ogni uomo può giungere alla verità. Non ci sono più come voleva una antica e non spenta tradizione, uomini animali e uomini spirituali o due volte o tre volte uomini.

Paolo Rossi

Il tempo dei maghi.

Rinascimento e modernità

L' esperienza del dolore è il ponte più efficace per aprirci all'altro, ma quante volte notiamo che si tratta di una sorte di situazione di emergenza, che quasi ci costringe ad essere buoni? In alternativa al problematico "soffrire insieme" (simpatia), non si potrebbe invece pensare ad un nuovo modo di essere della persona, che impari a non aver bisogno che l'altro soffra per amarlo?

Laura Boella

Sentire l'altro.

 

L' unico istinto propriamente umano, l'unico istinto in vista del quale il nostro corpo sembra espressamente adattato, è l'istinto del linguaggio. Ma diversamente per quanto accade per gli altri istinti, che riducono lo spettro delle possibilità a vantaggio di un solo ambiente, il linguaggio umano agisce in senso opposto: il linguaggio umano è una macchina che genera ipotesi, ossia appunto scenari possibili. L'unico istinto umano ha spinto la specie umana non verso una specializzazione, nel senso di un adattamento particolarmente stretto ad un determinato habitat (come accade per gli altri animali) al contrario, ha spinto homo sapiens, verso l'indeterminatezza, l'apertura, il possibile.  

Felice Cimatti

Il senso della mente.

La natura o le “cose naturali” sono definite in relazione alle “cose non naturali o artificiali”. Di queste ultime abbiamo immediate diretta esperienza e conoscenza, perché sono quelle fatte o prodotte da noi.. Ciò vuole dire che noi perveniamo al concetto di natura solo attraverso quello di artificio.E’ la natura ad avere bisogno di essere definita, non l’artificio che già appartiene  al nostro sapere esperenziale.Nell’ordine della conoscenza la natura è il punto di arrivo e non già il punto di partenza. Ma ciò significa anche che il problema filosofico primario è proprio quello della natura.Questo è il senso del famoso detto di Eraclito “La natura ama nascondersi”.Il senso del filosofare è il disvelamento mai concluso della natura.Ciò che giace al di là del nostro potere e della nostra fabbrilità è per noi l’interrogativo più inquietante, perché è insieme la condizione di possibilità del nostro operare e un possibile criterio di misura con cui confrontarsi.In ogni caso conosciamo le cose che non abbiamo fatto noi attraverso la conoscenza delle cose prodotte da noi.Attraverso una riflessione sul sapere pratico , cioè sul mondo del lavoro e sull’opera delle nostre mani, sulle forme di vita e sulla varietà delle culture, si aprono la strada gli interrogativi filosofici ed esistenziali fondamentali.Il fatto che il sapere teoretico trovi il suo grembo di origine nel sapere pratico non può non lasciare le sue tracce nella concezione della natura.Differenti visioni di essa spessa discendono da differenti spiegazioni del modo in cui l’uomo si può considerare artefice di prodotti.La sua stessa attività produttiva cambia nel tempo ad opera della civilizzazione e della cultura, della scienza e della tecnica; conseguentemente ritorna periodicamente l’interrogativo sulla natura e sul posto dell’uomo nel mondo.Per questo il legame conoscitivo fra il naturale e l’artificiale non è per nulla puramente estrinseco , come se si trattasse di due ambiti indipendenti ed irrelati.Esso presuppone ed indica anche una certa parentela fra loro e ci dice qualcosa di importante sulla loro relazione esistenziale.

Francesco Viola

Dalla natura ai diritti.I luoghi dell’etica contemporane

Nella Rivoluzione Scientifica , così come Koyrè la concepisce, il ruolo di Bacon fu dunque “del tutto trascurabile” (parfaitement negligeable).Il platonismo e il matematismo, la tesi che la scienza sia solo Teoria rendono Koyrè come cieco di fronte alla tradizione baconiana che ha insistito, fino dalle origini, sugli aspetti pratici, operativi, sperimentali dell’impresa scientifica.Ma non si tratta solo dei rapporti fra teoria e le operazioni.Perchè, come ha sottolineato Thomas Khun, la Rivoluzione scientifica fu il risultato di un rinnovamento profondo delle scienze “classiche” (la matematica e la geometria, l’astronomia, la  dinamica) e, insieme e contemporaneamente, dell’emergere di nuove scienze……Il baconismo non contribuì affatto allo sviluppo delle scienze classiche, ma dette origine ad un gran numero di nuovi settori scientifici. Essi avevano spesso radici in mestieri precedenti ed erano legati ad una nuova e differente valutazione delle arti meccaniche e del loro posto nella cultura…….Quando si considerano gli esperimenti della scienza classica  e di quella medioevale è sempre difficile decidere se si tratti di esperimenti reali o “mentali”. Alcuni esperimenti servono a dimostrare con altri mezzi una conclusione già nota. Altri….servono a fornire risposte concrete ai problemi posti dalla teoria. Gli esperimenti di Bacon e dei baconiani hanno caratteristiche differenti:

Quando Gilbert, Hook e Boyle compivano esperimenti raramente intendevano dimostrare ciò che era già noto o determinare un dettaglio richiesto per l’ampliamento della teoria esistente.Piuttosto desideravano vedere come la natura si sarebbe comportata in condizioni mai precedentemente osservate, spesso precedentemente mai esistite…gli esperimenti debbono”torcere la coda al leone”, forzare la natura, mostrandola in condizioni che non avrebbero mai potuto essere ottenute senza l’intervento dell’uomo.Colui che poneva nel vuoto artificiale di una pompa ad aria  grano, un pesce, un gatto e varie sostanze chimiche mostra proprio questo aspetto della nuova tradizione (sperimentale) (Khun 1985)

Paolo Rossi

Un altro presente

Saggi sulla storia della filosofia

Indubbiamente, è parte integrante del programma quineano dell’”epistemologia naturalizzata” lo slittamento della teoria della conoscenza da indagine filosofica di tipo fondazionale a indagine neuropsicologica, neurobiologica e in generale neuroscientifica sui meccanismi della percezione, della conoscenza e dell’attribuzione intenzionale, con quanto ciò comporta per il ridimensionamento del ruolo delle teorie  filosofiche  (analitiche e non) della conoscenza………La simulazione empatica, insieme con i processi emulativi che caratterizzano tanto il mondo umano quanto quello animale, costituisce oggi,forse anche grazie alla tesi di Quine, che è stato fra i primi a riproporne la rilevanza epistemica su basi e con obiettivi diversi da quelli della tradizionale impostazione ermeneutica-storicistica-uno dei temi al centro di indagini che sembrano fornirle un fondamento neuroscientifico, ancorché per il momento alquanto indiretto.Di particolare rilievo appaiono, da questo punto di vista, le ricerche che, agli inizi degli anni Novanta, hanno condotto alla scoperta- da parte del gruppo del neurofisiologo Giacomo Rizzolatti- dei cosiddetti “NEURONI SPECCHIO” (mirror neurons) nella corteccia premotoria (area F5) delle scimmie….Un’analoga attività neurocerebrale è stata successivamente osservata anche negli esseri umani………Esisterebbe quindi una “continuità cognitiva” nell’ambito dell’attribuzione di stati intenzionali dai primati non umani agli esseri umani e i neuroni mirror potrebbero rappresentare il “correlato neuronale” dell’attribuzione intenzionale su basi simulative…..La connessione ipotizzata, in ogni caso, appare indicativa di quanto l’attuale “riscoperta dell’empatia”, benché possa essere considerata in misura notevole una riproposta della tradizionale nozione di EINFUHLUNG  (empatia), sia tuttavia distante dalla tradizione storicistica, umanistica ed ermeneutica delle GEISTESWISSENSCHAFTEN .(scienze dello spirito)

Antonio Rainone

LA RISCOPERTA DELL’EMPATIA

La prima e tuttora più incredibile scoperta dell’EVO-DEVO (Evolutionary Developmental Biology) è quella dell’antica origine dei geni per la costruzione di tutti i tipi di animali.Il fatto che forme di animali così diverse siano scolpite da gruppi di proteine del Kit degli attrezzi per il montaggio così simili era del tutto inatteso.Le implicazioni di queste rivoluzionarie scoperte sono forti e molteplici. Prima di tutto, si tratta di una prova completamente nuova e profonda di una delle più importanti idee di Darwin, che tutte le forme discendono da uno solo o da pochi progenitori comuni.Il Kit degli attrezzi genetici per lo sviluppo condiviso rivela profonde parentele fra gruppi animali che non era possibile riconoscere a causa delle loro morfologie drasticamente diverse.Secondo, la scoperta che organi e strutture che da molto tempo erano considerate invenzioni analoghe originatesi in modo indipendente in diversi animali, come gli occhi, il cuore e gli arti, hanno ingredienti genetici comuni che ne controllano la formazione, ha costretto ad un completo cambiamento della nostra idea di come sorgano strutture complesse.Invece di essere stati inventati ripetutamente e da zero, ciascun occhio, arto o cuore si è evoluto attraverso la modificazione di un’ antica rete regolatoria controllata dallo stesso gene o geni master.Terzo, la storia profonda del Kit per gli attrezzi per il montaggio rivela che l’invenzione di questi geni non ha innescato l’evoluzione

. Il Kit degli attrezzi per il montaggio dei bilateri è precedente al Cambriano, il Kit degli attrezzi per il montaggio dei mammiferi è precedente alla rapida diversificazione dei mammiferi nel periodo Terziario, e il Kit degli attrezzi per il montaggio dell’uomo è precedente alle scimmie antropomorfe e agli altri primati.E’ chiaro che i geni di per sé non “guidano” l’evoluzione.Il Kit degli attrezzi genetico  rappresenta la possibilità; la realizzazione del suo potenziale dipende dalle condizioni ecologiche.

Sean B. Carroll

Infinite forme bellissime

La nuova scienza dell’EVO-DEVO

La nuova mente è piena di natura, piena della fisicità del cervello, del corpo, e dell’intera natura da cui la mente è emersa nel corso dell’evoluzione, e non può essere capita se non passando attraverso questa fisicità e questo processo di evoluzione.La nuova mente è piena di socialità perché è la mente degli esseri umani, e gli esseri umani vivono in un ambiente fatto soprattutto di altri  esseri umani…  per cui la loro mente assorbe e incorpora tutta questa socialità e non può essere capita se non passando attraverso questa socialità.La nuova mente è linguaggio ma non è solo questo; anzi, per scoprire la nuova mente bisogna mettere da parte il linguaggio come filtro attraverso il quale guardarla. La nuova mente è non solo una mente osservata e spiegata ma è anche una mente ricreata in artefatti e studiata in quanto riprodotta in questi artefatti, e siccome la scienza di questa nuova mente non fa che produrre artefatti, è una scienza ma è anche , nel bene e nel male, una tecnologia

……C’è un luogo ideale dove si studia la nuova mente?La nuova mente si studia in un centro di ricerca fatto così.Il centro sta in un edificio di cinque piani, più un piano sotterraneo e un piccolo attico. Il piano terra è il piano della comunicazione.La nuova scienza della mente ha grandi potenzialità per quel che riguarda la comunicazione di quello che fa alla gente qualunque. I suoi strumenti di ricerca sono le simulazioni e la costruzione di robot, e le simulazioni e i robot non sono soltanto strumenti di ricerca ma anche strumenti di comunicazione e di intrattenimento, strumenti capaci di far conoscere e capire quello che fa la nuova scienza della mente  e i suoi risultati a qualunque persona , grande o piccola, laureata o no, interessata o meno.Perciò il pianterreno del centro è accessibile a chiunque e contiene pannelli, schermi, robot, ed exhibit di vario genere che hanno lo scopo di fare capire a qualunque visitatore che cosa fanno i ricercatori del centro e quali sono i risultati del loro lavoro. Il primo, l secondo e il terzo piano sono quelli in cui si svolgono le ricerche che hanno finalità scientifiche e di pura conoscenza. In questi tre piani ci sono i laboratori di ricerca, i computer, i robot e un certo numero di ricercatori con formazione in discipline molto diverse. Qui vengono riprodotti in sistemi artificiali i comportamenti,, le capacità, i diversi aspetti della vita mentale degli organismi, animali o umani, e le società animali o umane. I tre piani riflettono il modo in cui la nuova scienza intende lo studio della mente. Il primo piano è quello “sotto la mente”, quello dove si studiano gli aspetti della mente che la collegano alle scienze biologiche e alle entità più piccole di cui è fatta , le molecole e le cellule.Il secondo piano è quello della mente vera e propria, la mente a livello dell’individuo, il piano della psicologia. Il terzo piano è quello “sopra la mente, quello dove ristudia come più menti, coordinandosi e interagendo fra di loro, diano luogo a fenomeni sociali..Il piano sotterraneo è quello delle applicazioni. In questo piano ci sono laboratori di sviluppo di nuove tecnologie, o meglio di prototipi o di “concetti” di nuove tecnologie. Qui i robot vengono costruiti in quanto hanno possibili applicazioni pratiche e qui si studiano i possibili usi delle simulazioni per scopi educativi,di divulgazione scientifica , di comunicazione e di intrattenimento. Qui ci sono anche artisti che sono ospiti per un po’ di tempo del centro e cercano ispirazione per quello che fanno in quello che fa il centro.L’ultimo piano è il piano di quelle  che ho chiamato le implicazioni della nuova scienza della mente. Qui si studiano i modi in cui la nuova scienza della mente può suggerire analisi e interpretazioni per i problemi sociali e politici di oggi,e possibili soluzioni……L’attico è dove si studia il futuro La nuova scienza della mente si basa su una visione evolutiva della realtà secondo la quale la realtà è continua generazione di fenomeni nuovi che emergono dai fenomeni già esistenti.Se questa evoluzione ha delle regolarità che siamo in grado di scoprire, le regolarità ci possono far prefigurare stadi futuri della realtà, con fenomeni nuovi che emergeranno da quelli esistenti oggi.Nell’attico si lavora su questo, e su quello che possiamo fare per governare , almeno per un po’, il futuro.

Domenico Parisi

Una  nuova mente.

Tra la fecondazione e la nascita, l’organismo che si sta sviluppando  è noto come embrione. Il concetto di embrione è sconcertante, e formare un embrione è quanto di più difficile si possa fare.

Per diventare un embrione si è dovuto costruire se stessi a partire da un'unica cellula. Si è dovuto respirare prima di avere polmoni, digerire prima di avere un intestino, costruire ossa mentre si era molli, e formare serie ordinate di neuroni prima di sapere come pensare. Una delle differenze critiche tra un organismo ed una macchina sta nel fatto che a una macchina non si richiede mai di funzionare finchè non è costruita. Ogni animale deve funzionare intanto che costruisce se stesso.

Scott F. Gilbert

Biologia dello sviluppo

La tendenza a classificare per razze non è affatto universale. E’ solo la particolare configurazione che, in un ambiente in cui le razze contano, assume un altro istinto, questo sì universale: quello di prendere nota , e alla svelta, delle caratteristiche delle persone che si incontrano,per capire subito se rappresentano un pericolo

Flavio Baroncelli

 

Col tasso attuale di matrimoni misti si è stimato che ci vorranno cinquecento anni perché si annullino le differenze genetiche fra inglesi e scozzesi; per i loro contrasti culturali ci vorrà di più.

Steve Jones

 

Citati da Guido Barbujani (L’invenzione delle razze)

L’enunciato dell’eguaglianza “naturale” degli uomini sarebbe rimasto lettera morta e fredda, e veniva percepito così dagli stessi autori che lo formulavano: un principio senza rapporto con la storia , privo di conseguenze; la constatazione di una naturalità inerte , del tutto sterilizzata politicamente e socialmente, che non riusciva ad oltrepassare un libro o una classificazione scolastica , per diventare vita, realtà, coscienza.Anche nel mondo moderno il medesimo principio sarebbe stato formulato da padroni di schiavi: Thomas Jefferson non ne possedeva, probabilmente, meno di Ulpiano. E infatti la differenza determinante non era questa , bensì che nella nuova situazione esso acquistava la forza di una dichiarazione esplosiva, capace di mettere in movimento energie, risorse, idee-una dialettica della liberazione costruita intorno al lavoro sociale come potenza trasformatrice, che il mondo antico non poteva produrre. Eppure detta dai  grandi autori severiani, quella piccola frase, -“tutti gli uomini sono uguali”- si caricava di risonanze che dobbiamo  saper ascoltare. Era l’estremo confine della giuridicità, in quel mondo, il punto d’incontro, per quanto spostato oltre i confini della storia, fra diritto ed etica: pur sempre riferito ad uno IUS che sebbene inerme nella prigione di una “naturalità” incapace di diventare costitutiva di un’autentica società civile , condensava però non solo una dottrina filosofica piena di echi, ma soprattutto la lezione del formalismo, di quel dissolvimento della potenza nell’ordine geometrico della quantificazione seriale, della legalità come procedura in grado di misurare ogni grandezza, -davvero “un ordine della terra”- senza il quale l’individualismo del nuovo Occidente, proiettato sugli oceani e nello spazio, non avrebbe mai potuto realizzarsi.

Certo, infisso nel cuore della modernità, quel modo astratto di essere uguali, -così direttamente irradiato dall’esperienza romana, sarebbe apparso spesso, e oggi forse più che mai, incapace di afferrare le contraddizioni della nuda vita, di formare un diritto in grado davvero di reggere il passo della storia- economia , tecnica,  globalità, biopolitica-; e quindi non più come una meta finale, ma solo come un punto di partenza, per raggiungere altri equilibri, aperti su nuovi orizzonti. Ma sta di fatto che, alla fine, ogni volta che abbiamo cercato di superarlo per mettere al suo posto qualcosa di più sostantivo, si è dovuto accompagnare l’esperimento con una tale carica di coercizione, di violenza e di sovradeterminazione etica, da renderne il costo insostenibile. Questo non può impedirci di provare ancora; anzi, è bello vedere in un simile obiettivo una stella del nostro futuro: il compimento del tutto moderno di essere  uguali..Ma dobbiamo sapere tuttavia che il formalismo del suo diritto resta per ora il destino dell’Occidente; la sua anima civile; il suo solo discorso pubblico pronunciabile fino in fondo. Ed è di questo , e non è poco, che continua a parlarci il diritto romano:della possibilità di un rapporto storicamente determinato fra forma e potenza  come l’unico elemento su cui (finora) possiamo contare per un ordine del mondo che sia insieme realistico e aperto alla speranza.

IUS

L’invenzione del diritto in Occidente

Aldo Schiavone

Nelle società tradizionali la posizione sociale degli individui è prevalentemente determinata da fattori di tipo ereditario (ascrittivi) mentre nelle società moderne essa  è determinata soprattutto da fattori collegati al merito (acquisitivi)

Si considera eticamente accettabile che chi è più bravo e/o si impegna di più ottenga risultati migliori. I problemi sorgono quando la variazione dei risultati è, in misura maggiore o minore, indipendente da abilità e impegno.

Ma perché ci si interroga su quelle che i sociologi definiscono “disuguaglianza delle opportunità educative”? Perché l’istruzione è un buon predittore della posizione sociale che gli individui andranno a occupare una volta terminato il loro percorso educativo.Se, quindi, c’è disuguaglianza di istruzione non giustificabile in base alle capacità e all’impegno degli individui, questa si trasforma in disuguaglianza sociale non giustificabile in base ai criteri di merito , o di apri opportunità, che caratterizzano la legittimità nelle società democratiche e liberali contemporanee: legittime, secondo la sensibilità che le caratterizza, sono solo le disuguaglianze basate sul diverso contributo che gli individui danno alla società (merito) e tutti hanno diritto alle stesse possibilità di esprimere al meglio il proprio potenziale contributo (pari opportunità)

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SISTEMA  SCOLASTICO E DISUGUAGLIANZA SOCIALE

A cura di Gabriele Ballarino e Daniele Checchi

Il Mulino 2006

Poiché è generalmente riconosciuto il ruolo centrale svolto dalla scienza nella nostra civiltà, si potrebbe credere che la sua nascita, cioè la rivoluzione scientifica, sia considerata un nodo fondamentale della storia umana.L’importanza di questo avvenimento non è invece quasi mai percepita.In genere le storie del pensiero scientifico, stemperando le differenze fra la scienza ellenistica, conoscenze prescientifiche delle antiche civiltà egiziana e mesopotamica e filosofia naturale della Grecia classica, riescono a nasconderla…..Di solito il confronto fra le idee scientifiche moderne e quelle antiche è istituito soprattutto tra la moderna fisica e le concezioni dei Greci, presentate il più delle volte come uno sviluppo del pensiero, che, iniziato nella scuola ionica, sembra sostanzialmente concludersi con Archimede. L’istituire il confronto in questi termini permettere di rendere omaggio al “pensiero greco”, del quale tutti ci riconosciamo eredi, mantenendo allo stesso tempo un ovvio e sottinteso atteggiamento di benevola superiorità. Un fisico moderno, parlando di atomi, è spesso consapevole di usare una terminologia introdotta da Leucippo e Democrito quasi due millenni e mezzo fa. Egli riconosce i meriti di questi antichi pensatori che, pur senza mezzi sperimentali adeguati e, soprattutto, privi dei nostri strumenti concettuali raffinati, erano tuttavia riusciti a intuire una teoria per certi versi anticipatrice di quella moderna; tale riconoscimento è concesso ben volentieri , giacchè permette di mostrare la propria cultura umanistica, assaporando allo stesso tempo, una gradevole sensazione di superiorità, basata sulla convinzione che gli antichi “atomi” essendo un puro parto dell’immaginazione filosofica, avessero in realtà ben poco in comune con l’omonimo oggetto della fisica moderna…….L’atomismo di Leucippo e Democrito  ha certo un enorme interesse per la storia del pensiero, ma non sembra una teoria scientifica nel senso che abbiamo dato a questa espressione nel paragrafo precedente, in quanto, sulla base dei frammenti esistenti, non sappiamo né di teoremi dimostrati da questi antichi atomisti, né di veri esperimenti da loro eseguiti.

La rivoluzione dimenticata

Lucio Russo

“ Il mondo che incontriamo nell’esperienza ordinaria ci impone delle scelte tra fini ugualmente ultimi, ed esigenze ugualmente assolute, tali che realizzarne alcuni implica inevitabilmente il sacrificio di altri.In realtà, è proprio perché si trovano in questa condizione che gli uomini attribuiscono un valore così grande alla libertà di scelta; infatti se avessero la certezza che in qualche stato perfetto, realizzabile in terra dal genere umano, nessuno dei fini che essi perseguono sarà mai in conflitto con nessun latro, scomparirebbero la necessità e il tormento della scelta e con essi l’importanza centrale della libertà di scegliere “

I.Berlin

1.Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato

2. Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent’anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai la fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.

3.Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent’anni è un’offesa all’ordine naturale delle cose, è l’inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna ad essere abbastanza normale

Douglas Adams (citato da Roberto Casati, Il Sole24Ore, 17/12/06)

…..Si noterà che  si è impiegato il termine  φύσις natura ( latino) e natura (italiano)  come se fossero quasi equivalenti….Ma si può ai giorni nostri parlare direttamente della φύσις greca e soprattutto tradurre il contenuto con l’espressione latina e nel contempo italiana di natura? Si può forse ritenere che qualcosa della φύσις greca si sia conservato nella fisica moderna? Niente è meno certo. Proiettare sul vocabolo greco φύσις  tutte le valenze che si associano di solito al termine natura potrebbe indurci in un gravissimo errore..O, se si vuole, ci è praticamente impossibile risalire dalla natura alla  φύσις, a meno di transigere, in un abbagliamento terminologico inaccettabile, sulle notevoli differenze di significato che contraddistinguono le due espressioni, per ripiegare su quella che si considera una pura e semplice traduzione. Perché natura non traduce φύσις, o almeno non senza ambiguità. Non si possono inoltre dimenticare tutti gli ulteriori significati che il latino ha introdotto nella definizione del termine di natura…. sempre che, è ovvio, non si voglia cadere nell’arcaismo, peraltro voluto, di un’anima bella,per cui le complessità di una parola e di una realtà non sono oggetto di particolare controversia

Patrice Loraux

L’invenzione della natura

I GRECI. Vol.I. Noi e i Greci

Giornata della memoria

in ricordo della Shoah

sabato 27 gennaio 2007

 

...non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.Perchè persino là, fra i camini , nell'intervallo tra i tormenti c'era qualcosa che assomigliava alla felicità.Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli "orrori": sebbene per me, forse,  proprio questa sia l'esperienza più memorabile.Si, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno.Sempre che me lo chiedano.E se io, a mia volta,  non l'avrò dimenticata.

Imre Kertész

Essere senza destino

"In ogni sistema di morale con cui ho avuto finora a che fare, ho sempre notato che l'autore procede per un po' nel modo ordinario di ragionare, e stabilisce l'esistenza di un bene, oppure fa delle osservazioni circa le faccende umane; quando all'improvviso mi sorprendo a scoprire che, invece di trovare le proposizioni rette di consueto dai verbi è e non è non incontra che proposizioni connesse con dovrebbe e non dovrebbe. Questo mutamento è impercettibile ma è della massima importanza. Poiché questi dovrebbe e non dovrebbe esprimono una relazione o affermazione nuova è necessario che […] si adduca una ragione […] del modo in cui questa nuova relazione può essere dedotta da altre, che sono totalmente diverse da essa" (Treatise of human nature,David Hume  1739-40 [corsivi aggiunti]).

Tratto dal Manifesto della Fondazione David Hume

Il fondamentale passaggio da una visione della natura e del suo ordine in cui l’aspetto descrittivo e quello normativo erano inestricabilmente connessi, a una visione “disincantata” in cui "le leggi naturali” sono considerate in modo puramente descrittivo, può essere visto come la conseguenza filosofica più importante della rivoluzione scientifica dell’età moderna. Tale conseguenza non è ancora stata compresa del tutto e, almeno sotto questo aspetto, la rivoluzione scientifica è rimasta in parte inattuata ….L’intreccio fra fatti e norme si ritrova per esempio nel termine “natura” o “naturale”, che in tutte le lingue indoeuropee ha tuttora una componente valutativa, evidenziata, per esempio, dal fato che, allorché intendiamo esprimere disapprovazione o allontanamento da un certo standard riconosciuto, diciamo che qualcosa è “innaturale” o “contro natura” , mentre ciò che è “natuarle” rientra nella norma ed è dunque tale da implicare un atteggiamento di appropriazione. A questo stadio preliminare dell’indagine, possiamo solo assumere che la distinzione tra leggi naturali e/o economico sociali da una parte, e norme o leggi etiche e civili dall’altra, stia nel fatto che le prime hanno a che fare solo con il “come qualcosa avviene” ed eventualmente ci informano sulle cause del fenomeno, naturale o sociale che sia, mentre le seconde non descrivono alcun fatto, ma prescrivono solo regole al comportamento umano.In una parola le prime ci dicono come ebbe a scrivere Galileo Galilei ….”come vadia il cielo” e non ordinano o governano alcunché…..Le seconde hanno invece  a che fare o con i codici di condotta morale dell’uomo e quindi  con il “come si vadia in cielo” o con i comportamenti suscettibili di sanzioni giudiziarie.

Mauro Dorato IL software dell’universo.

Saggio sulle leggi di natura.

Se lo svolgimento naturale delle cose fosse perfettamente giusto e soddisfacente, l’agire in un modo qualunque sarebbe un’intromissione gratuita, che, non potendo rendere le cose migliori, le dovrebbe rendere peggiori. Oppure, una qualunque azione potrebbe essere giustificata solo quando fosse in diretta obbedienza agli istinti, poiché questi potrebbero forse venir considerati parte dell’ordine spontaneo della Natura; ma il fare una qualsiasi cosa con uno scopo e una premeditazione sarebbe una violazione di tale ordine perfetto. Se l’artificiale non è migliore del naturale, quale scopo hanno tutte le arti della vita? Lo scavare, l’arare, il costruire, il vestirsi, sono dirette trasgressioni dell’ingiunzione di seguire la Natura….Tutti approvano e ammirano per molti grandi trionfi dell’Arte sulla Natura: il congiungere con ponti dei lidi che la Natura aveva separato, il bonificare delle paludi naturali, lo scavare pozzi, il portare alla luce ciò che la Natura aveva sepolto ad immense profondità: …..Ma il lodare queste ed altre consimili gesta, è riconoscere che le vie della Natura sono da conquistare , non da obbedire:  che i suoi poteri stanno sovente di fronte all’uomo in posizione nemica; che egli deve strappare da essi , mediante la forza e l’ingegno, quel poco che può per il proprio uso; e merita di venir applaudito allorché quel poco risulta essere maggiore di quanto ci si potrebbe attendere dalle sue deboli forze fisiche in confronto alla gigantesca potenza della Natura.Tutte le lodi in favore della Civiltà o dell’Arte o dell’Invenzione, sono altrettanti biasimi della Natura, costituiscono un’ammissione della sua imperfezione, che è compito e merito dell’uomo di sforzarsi continuamente di correggere o mitigare.

 La natura. in Saggi sulla religione.John Stuart Mill Feltrinelli 1953

La causa della democrazia risulta disperata se si parte dall'idea che sia possibile la conoscenza della verità assoluta

H. Kelsen

Senza musica il mondo preistorico sarebbe semplicemente troppo silenzioso per risultare credibile

 

Steven Mithen

Il canto degli antenati

Per il naturalista l'uomo è un essere le cui caratteristiche e le cui prestazioni, compresa l'alta capacità del conoscere, sono un prodotto dell'evoluzione, di quel processo svoltosi per epoche intere nel corso del quale tutti gli organismi viventi si sono trovati a confronto con gli elementi del reale e durante il quale hanno dovuto, come si suole dire, adattarsi ad essi. Questo evento filogenetico è un processo della conoscenza;infatti ogni "adattamento a" un dato di fatto della realtà esterna indica che una certa quantità di "informazioni su" è stata acquisita dal sistema organico. Anche nel corso dello strutturarsi del corpo , cioè nella morfogenesi, si formano delle "immagini" del mondo esteriore: le pinne e il modo stesso di muoversi dei pesci riproducono le caratteristiche idrodinamiche dell'acqua, che le sono proprie indipendentemente dal fatto che al suo interno si agitino o meno delle pinne.

Konrad Lorenz

L'altra faccia dello specchio.

 

Non vi sono che due vie per giungere alla conoscenza di una macchina:l’una, che il costruttore ce ne riveli l’artificio, l’altra, di smontare fino i più piccoli ingranaggi e di esaminarli tutti, separatamente ed insieme….Ora, poiché il cervello è una macchina, non è il caso che noi speriamo di trovarne l’artificio attraverso altre vie da quelle di cui ci si serve per trovare l’artificio delle altre macchine. Non ci resta da fare altro da quello che si farebbe in altra macchina, cioè smontare pezzo per pezzo tutti i suoi ingranaggi  e considerare quello che possono fare separatamente e insieme.

Stenone : Discours sue l’anatomie du cerveau (1669)

 

Sarebbe incompatibile con tutto ciò che sappiamo sul funzionamento del cervello, supporre che la catena fisica finisca all’improvviso in un vuoto fisico, occupato da una sostanza immateriale; la quale sostanza immateriale, dopo aver in qualche modo lavorato da sola, comunicherebbe i suoi risultati all’altro dell’interruzione, determinando così le risposte attive dell’organismo. Ci sarebbero in questo modo due sponde materiali e fra di esse un oceano immateriale. Non c’è, invece, alcuna rottura della continuità nervosa. L’unica supposizione ragionevole che possiamo fare è che il mentale e il fisico procedano insieme, come gemelli non divisi…La concatenazione logica non è dunque fra la mente che agirebbe sul corpo, o il corpo che agirebbe sulla mente, ma la totalità mente-corpo agisce al livello di mente-corpo; questa è una posizione molto più intelligibile.

Alexander Bain- Mind and Body. The theories of their relation.(1872)

 

Citati da C.Morabito in La mente nel cervello Laterza 2004

 

La libertà ha molte attrattive da mostrare che gli schiavi, per quanto soddisfatti, non conosceranno mai.

William Cowper citato da A.Sen in Razionalità e libertà

Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi ; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; ed adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.

Elias Canetti. La provincia dell’uomo.

E’ improbabile che le iniziative per un cambiamento o anche per una semplice analisi critica degli attuali trend negativi, siano varate dai leader del settore industriale o dalla politica. Entrambi questo gruppi di persone, infatti, sono troppo coinvolti nelle quotidiane lotte per la loro stessa sopravvivenza e per la sopravvivenza delle loro istituzioni, per essere davvero liberi di impiegare l’energia sufficiente a prendere in considerazione anche misure anticonvenzionali e di grossa portata che non assicurino vantaggi immediati. Personalmente sono del parere che spetti alla comunità accademica delle università analizzare criticamente gli attuali trend in economia in politica e negli stili di vita in vista di un futuro prospero , duraturo e sereno per il nostro pianeta, come pure mettere in guardia l’opinione pubblica  e dare consigli costruttivi. Soltanto le università e i docenti universitari hanno infatti la libertà e le risorse necessarie  a condurre studi imparziali e obiettivi. Sono state infatti istituite e finanziate dalla società per risolvere problemi urgenti o per suggerire i rimedi necessari. Diversamente dai politici e dai leader dell’industrie, infatti, i professori sono abbastanza tranquilli di poter comunicare verità impopolari  senza mettere a repentaglio la propria posizione. Possono stabilire da soli le loro priorità  e trovare il tempo necessario a riflettere su questioni di vitale importanza.

Le Università ci possono salvare

Richard Ernst, Nobel per la Chimica 1991

La Repubblica

Così nasce e dimostra che gli spiriti e nella fisica e nelle altre scienze e in ogni ricerca del vero e in ogni andamento dell’intelletto si sono volti all’esame fondato dei particolari, senza cui è impossibile generalizzare con verità e profitto, e alla pratica e esperienza e alle cose certe

                    G. Leopradi Zib. 40-57

Musica e natura: un curioso binomio. Da una parte nulla sembra essere più lontano della musica dal mondo della natura: la musica è un'invenzione prettamente umana; gli strumenti sono creazione dell'uomo ed emettono suoni quali in natura non si sono mai uditi; le costruzioni linguistiche , grammaticali e sintattiche della musica sono quanto di più artificiale si può immaginare, frutto di un lungo processo storico; inoltre la ricezione della musica, almeno di quella più complessa e più strutturata della nostra tradizione occidentale, presume per lo più un acculturamento che non proviene certo da una familiarità con il mondo della natura. D'altra parte non si può non rimanere stupiti e perplessi nel constatare che nella lunga e varia storia del pensiero musicale, i filosofi, i pensatori, i musicologi, e anche i musicisti, molto spesso di richiamano alla natura e imbastiscono curiosi intrecci e a volte sposalizi più o meno riusciti tra la musica e il concetto di natura

Enrico Fubini

La musica: natura e storia

 

Ciò che possiamo davvero dire del mondo circostante è che esso è sia un distributore di input per i nostri recettori, sia un distributore di moltissime altre “cose” che non danno input ai nostri recettori. Il mondo esterno non è etichettato in alcun modo. Noi mettiamo etichette provvisorie mediante inferenze che sono comunicabili solo in quanto le esprimiamo linguisticamente con fonemi e segni scritti. E qui “comunicare” vuol proprio dire emettere fonemi o scrivere segni atti a stimolare i recettori di altri parlanti. Non vuol dire trasmettere significati, idee, concetti, stati della mente. Lasciamo dunque ai maghi l’onere della comunicazione extrasensoriale o della percezione diretta, e limitiamoci a due constatazioni. La prima è che, per costruire connessioni controllabili fra sequenze di stimolazioni, fabbrichiamo mappe inferenziali. La seconda sta nella circostanza per cui, quando controlliamo le mappe, mettiamo in gioco le nostre ontologie

Enrico Bellone

Saggio naturalistico sulla conoscenza

 

Questa circolarità tra vita, conoscenza e tecnologia e di sempre più marcata convergenza delle loro manifestazioni, fa della tecnologia non solo un prodotto della conoscenza, come pure troppo spesso capita ancora di sentir affermare, ma qualcosa che ormai è sempre più incorporato all'interno del processo di produzione e di sviluppo della conoscenza medesima, e che quindi non si può più considerare nettamente distinta da quest'ultima e separata  da essa con una linea di demarcazione netta e invalicabile.Non solo, ma se è vero che la tecnologia, per i motivi appena esposti, costituisce una delle chiavi privilegiate di accesso alla comprensione dei meccanismi e degli sviluppi della vita e può essere per questo considerata, come scriveva Florenskij, un insostituibile" reagente per la conoscenza di noi stessi", la sua funzione, nella trasmissione della conoscenza e nei processi d'insegnamento e di apprendimento, non può essere quella marginale e "ancillare" che le viene generalmente attribuita, specie qui da noi.

Silvano Tagliagambe

La tecnica e il corpo.

Riflessioni su uno scritto di Pavel Florenskij

 

“Ma più dico che anco nelle conclusioni delle quali non si potesse venire in cognizione se non per via di discorso, poca più stima farei dell’attestazioni di molti che di quella di pochi, essendo sicuro che il numero di quelli che nelle cose difficili discorron bene, è minore assai che di quei che discorron male. Se il discorrere circa un problema difficile fusse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facesser più che uno solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval berbero solo correrà più che cento frisoni”

Galileo Galilei, Il Saggiatore

Citato da Giulio Giorello in: Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti..

 

La profondità del pensiero non ha mai rischiarato il mondo; è la chiarezza di pensiero a penetrarlo più profondamente

Jean Amèry

Intellettuale a Auschwitz

 

Il mondo che non riesce a cambiare se stesso trasforma la satira in common sense.

( Irene Fantappiè ,  Accusativo assoluto. Karl Kraus la legge e la doppia morale. in Karl Kraus: Con le donne monologo spesso. A cura di Irene Fantappiè. Castelvecchi 2008)

 

Anatomia Umana                                                Università Magna Graecia di Catanzaro