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Dov'è la conoscenza
che perdiamo nell'informazione?
Dov'è la saggezza che
perdiamo nella conoscenza?
Eliot
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Più di cent'anni fa,
il poeta tedesco Heine ammonì i francesi a non sottovalutare il potere
delle idee: i concetti filosofici coltivati nella quiete dello studio di
un professore possono distruggere una civiltà
Isaiah Berlin
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Come si fa a
distinguere gli animali dagli uomini? I documentari sugli animali ci
mostrano spesso delle scene che vengono descritte come l'apprendistato di
una bestia: la leonessa insegna la caccia ai cuccioli, e così via. Per
quale motivo la leonessa non sembra un professore? Non perché le materie
insegnate siano poco importanti (è forse più importante occuparsi per anni
di un solo coleottero, come può accadere a un entomologo?) ma perché si
pensa che qui non si abbia a che fare con un rapporto essenziale
con il sapere come progresso infinito. Ecco che cosa abbiamo noi e
non hanno gli animali: le Università. Quando, forse tra non
molto, non le avremo più nemmeno noi, dovremo trovare un altro criterio
Maurizio Ferraris. Una
ikea di università
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Molti si sorprendono
quando vengono a sapere che quasi le stesse obiezioni che oggi sono
comunemente rivolte ai computer venivano mosse alla scrittura da Platone,
nel Fedro e nella Settima lettera.
W.J. Ong. Oralità e scrittura
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Certo la scuola non
può non confrontarsi con la velocità, non può non prendere atto di un
mondo preso da una inarrestabile accelerazione: ma avrebbe ancora la
possibilità di non sottoscrivere fino in fondo questi processi entropici,
di mantenere confini netti e chiari tra realtà e virtualità, di ricavare
dalle tecnologie strumenti di conoscenza e di identificazione della
complessità del mondo, più che totalizzanti modelli antropologici.......Nella
scuola, nel dialogo che essa può intrattenere con la tradizione,può
resistere fra l'altro la dimensione della lentezza, la possibilità di un
tempo non proiettato precipitosamente in avanti, il dispiegarsi di una
cultura non strumentale, attenta ad interrogare quelle grandi questioni
dell'esistenza individuale e collettiva che la velocizzazione tende sempre
più a occultare e a mettere tra parentesi.
Giulio Ferroni. La scuola sospesa
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Il terzo modo di
leggere un libro è il più semplice, ma è proprio dei grandi lettori, Si
acquista con l'età , l'esperienza, oppure è un dono che si scopre in se
stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di
non abbandonare mai "quel" libro, di lasciarlo e riprenderlo, di " andarci
a letto"............
Tutti i grandi libri
sono stati letti e continuano ad essere letti così. E' più esatto dire che
non si tratta di leggerli, ma di abitarli, di sentirseli addosso.
Facendone il conto, ognuno trova che i suoi si riducono ad un centinaio,
largheggiando. E molti di essi hanno aspettato anni e anni prima di essere
ripresi, in un giorno di particolare disgusto esistenziale. Ma è la loro
forza
Ennio Flaiano
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L'uomo è il mezzo
di cui un computer si serve per fare un altro computer
Detto antico
Il computer è ciò
che rende l'uomo più interessante del computer
Detto moderno
(citati da G.O. Longo.Homo
technologicus)
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Per chi si
preoccupa del risultato, persuadere è più che convincere, perché la
convinzione è solo il primo passo che conduce all'azione. Per il Rousseau
convincere un bambino non serve a nulla "se non si sa persuaderlo". Al
contrario, per chi si preoccupa del carattere razionale dell'adesione,
convincere è più che persuadere
C.Perelman
-L.Olbrechts-Tyteca
Trattato
dell'argomentazione
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Sta natura ognor
verde, anzi procede/Per sì lungo cammino,/Che sembra star. Caggiono i
regni intanto,/Passan genti e linguaggi: ella nol vede/ E l'uom di
eternità si arroga il vanto
Leopardi - La
ginestra, vv 292-296
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Per quanto riguarda
la mente, sta diventando chiaro che l'idea di interpretare la mente come
software di un computer, cioè come un sistema che vive di simboli e di
trasformazione di simboli, non porta lontano. La ragione è molto semplice:
la mente degli esseri umani non funzione in quel modo. Si fa avanti allora
l'idea che per capire la mente bisogna capire il cervello e il corpo e che
tutto il programma di comprensione scientifica degli esseri umani devi
poggiare i suoi piedi sulle scienze della natura. Se il comportamentismo
trattava la mente come una "scatola nera" i cui contenuti potevano essere
ignorati, la scienza cognitiva di ispirazione computazionale tratta come
"scatola nera" il cervello e in genere il corpo,cioè ancora una volta come
qualcosa i cui contenuti possono essere ignorati. Invece, per capire la
mente bisogna aprire e guardare dentro alla "scatola nera" del cervello e
del corpo. Se quella che è avvenuta alcuni decenni fa è stata una
"rivoluzione cognitiva", oggi si sta realizzando una "rivoluzione
neurale".
D.Parisi
- Mente i
nuovi modelli della vita artificiale
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Ambroise Puoi parlarmi di Dostoevskij?
Sciascia
Grandissimo scrittore, ma non lo amo. Piccolo o grande che sia, uno
scrittore deve essere fazioso.
Chi ama Tolstoj non
può amare Dostoevskij, chi ama Stendhal non può amare Proust, chi ama
Dante non può amare Petrarca
Leonardo Sciascia-
Opere
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.....il "classico"
può e deve essere la chiave d'accesso a un ancor più vasto confronto con
le culture "altre" in un senso autenticamente "globale"..... perchè altre
culture, e non solo quelle occidentali, sono impregnate di testi,
immagini, pensieri che hanno a che fare con le civiltà "classiche" ( è
questo il caso, per esempio, della filosofia e della scienza arabe o
dell'arte e della matematica indiane); ancora, perchè, proprio in un
contesto "globale", è necessario esplorare i tempi lunghi della storia di
tutte le culture, privilegiando i momenti di formazione e di interscambio
(dunque, fra gli altri, l'età "classica"); o ancora, perchè le forme di
agemonia culturale, di acculturazione e di "globalizzazione" del mondo
greco-romano possono essere un buon modello di riferimento per intendere,
anche se si svolgono su scale ancor più vasta, analoghi processi del mondo
contemporaneo. Evocare l'altro-da-sè che è dentro di noi (il "classico")
può allora essere un passo essenziale per intendere le alterità che sono
fuori di noi (le altre culture), se sapremo ripetere con piena
consapevolezza le parole di Rinbaud: "Jè est un autre"
Salvatore Settis
Futuro del "classico"
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E' forse proprio
questa una delle caratteristiche salienti della scienza occidentale degli
ultimi quattro secoli, che la distingue da ogni altro tentativo di
comprendere il mondo che ci circonda. Si muove, infatti, esattamente a
mezza strada fra la contemplazione e la speculazione razionale da una
parte e la ricerca dell'applicazione pratica dall'altra. Nella sua
versione migliore è un osservare per fare e un fare osservando, Non si
tratta di pura teoresi, né di mera ricerca di procedure empiriche ma di
un'unione obbligata e paritaria delle due.........
Osservare per fare e
fare osservando è, d'altra parte, la caratteristica fondamentale del
nostro sistema percettivo, al vertice del quale si trovano gli stati di
coscienza dove percezione e progettazione figurano inestricabilmente
congiunte. Questa considerazione non è evidentemente mai venuta in mente a
qualcuno di coloro che lamentano che la scienza e la tecnica sono
innaturali e che stanno diventando dei padroni disumani. L'atteggiamento
scientifico che stiamo descrivendo non è lontano dalla biologia o, almeno,
dalla nostra biologia. Anche il nostro apparato percettivo è finalizzato e
orientato all'azione. Percepiamo per tenere sotto controllo il mondo
circostante e per prepararci eventualmente ad agire nella maniera più
appropriata, tenendo conto del più alto numero possibile di elementi e di
parametri
Edoardo Boncinelli
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Nulla ha senso in
biologia se non è visto sub specie evolutionis
T.Dobzhanski
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Il cannocchiale non è
per Galileo uno dei tanti strumenti curiosi costruiti per il diletto degli
uomini di corte o per l'immediata utilità degli uomini d'arme. Egli lo
impiega e lo volge verso il cielo con spirito metodico e con
mentalità scientifica, lo trasforma in uno strumento scientifico...Per
prestare fede a ciò che si vede con il cannocchiale bisogna credere che
quello strumento serva non a deformare, ma a potenziare la vista. Bisogna
considerare gli strumenti come una fonte di conoscenza , abbandonare
l'antico radicato punto di vista antropocentrico che considera il guardare
naturale degli occhi umani come un criterio assoluto di conoscenza.
Paolo Rossi
"Lettura Carlo M. Cipolla"
Il Sole 24 Ore 25
aprile 2004
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Si è comunemente
d'accordo sul fatto che la straordinaria evoluzione delle idee da cui, nel
corso di pochi secoli, sono derivati i testi, le tradizioni e le forme di
pensiero fondanti del razionalismo occidentale, sia in larga parte
pertinente alla cultura dello scritto, e precisamente a quella greca. Se
la religione (in senso forte) e lo Stato possono essere identificati come
le conquiste specifiche delle culture dello scritto israelitica ed
egiziana, allora la filosofia e la scienza, ossia lo sviluppo di un discorso
vincolato da regole logiche di ricerca della verità, rappresentano la
conquista specifica della Grecia, la via particolare greca
Jan Assmann - La
memoria culturale- Scrittura, ricordo e identità politica nelle grandi
civiltà antiche
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Le specie che hanno
superato la prova dell'evoluzione naturale sono quelle che hanno saputo
guadagnare qualche millesimo di secondo nella cattura della preda e
anticipare le azioni dei predatori......... Per afferrare una preda che si
muove a 36 km l'ora è necessario anticipare la sua posizione in meno di
cento millesimi di secondo e dirigersi là dove essa sarà un istante dopo.
Bisogna anche preparare il gesto della cattura, preparare i muscoli a
compensare il suo peso e a vincerne la resistenza. Bisogna anticipare,
indovinare, scommettere sul suo comportamento, bisogna costruirsi una
"teoria dello spirito" indovinando quali potrebbero essere i tentativi di
fuga di questa preda in funzione del contesto........ Il cervello è prima
di tutto una macchina biologica con cui giocare d'anticipo..........
Bisogna dunque cancellare la distinzione tra percezione e azione. La
percezione è una azione simulata.
Alain Berthoz -
Il senso de movimento 1998
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Quando uno parla sulla
democrazia in una riunione popolare, non fa mistero del proprio
atteggiamento personale: anzi è questo il dannato obbligo e dovere,
prendere partito in modo chiaramente riconoscibile. Le parole di cui ci si
serve non sono in questo caso mezzi per l'analisi scientifica, bensì di
propaganda per trar dalla nostra parte gli altri. Quelle parole non sono
un vomere per fecondare il terreno del pensiero contemplativo, bensì spade
contro gli avversari, strumenti di lotta. Ma in una lezione o in un aula
un simile uso della parola sarebbe sacrilego. Se vi si parlerà di
"democrazia", se ne osserveranno le diverse forme, se ne analizzerà il
modo in cui esse funzionano, si stabilirà quali siano le singole
conseguenze dell'una o dell'altra nella vita pratica, e poi vi si
contrapporranno le altre forme non democratiche dell'organizzazione
politica e si cercherà di giungere fino al punto in cui l'ascoltatore sia
in grado di poter prendere posizione secondo i propri supremi ideali. Ma
il vero maestro si guarderà bene dal sospingerlo, dall'alto della
cattedra, a prendere un qualsiasi atteggiamento, sia esplicitamente sia
con suggerimenti: giacchè è il metodo più sleale quello di "far parlare i
fatti".
Max Weber-La
scienza come professione
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La storia recente
dell'uomo Europeo si riassume in questa incapacità di cadere nel tempo, e
riconoscerlo. Di lavorare sulla memoria ma anche di oltrepassarla per
estenderne i confini e costruire su di essa. Di apprendere l'intelligenza
dell'umanità tramandata da Bernardo di Chartres: quel che ci salva,
e ci dà il senso del tempo, è il nostro "essere nani che camminano sulle
spalle dei giganti". I giganti sono le nostre storie, i successivi e
contraddittori volti che abbiamo avuto in passato, e in quanto tali
personificano il vissuto personale e collettivo che ci portiamo dietro
come bagagli. Dalle loro alte spalle possiamo vedere un certo numero di
cose in più, e un pò più lontano. Pur avendo la vista assai debole
possiamo, con il loro aiuto, andare aldilà della memoria e dell'oblio.
Barbara Spinelli-Il
sonno della memoria
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La contingenza è ricca
e affascinante:essa racchiude in sè una precisa tensione fra il potere
degli individui di modificare la storia e i limiti intelligibili stabiliti
dalle leggi della natura. I particolari della vita degli individui e delle
specie non sono semplici fronzoli superflui, senza alcun potere di
incidere sul corso degli eventi a una grande scala, bensì particolari che
possono modificare il futuro, profondamente e per sempre.
Stephen Jay Gould,Otto
piccoli porcellini
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"Io, è vero, venivo
dalle condotte, ma vi ero andato dopo aver studiato nelle Cliniche di
Firenze, di Parigi e di Berlino"
Augusto Murri (clinico
medico,1841-1932)
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Cos'è la Grecia? Il
modello che i greci ebbero di sè fu la paideia: modello in gran parte
ineseguito -la storia, si sa, procede per deviazioni- ma che ha permesso
loro di immaginare quel che dovevano essere, quel che voleva dire essere
greci. La sagoma di una civiltà, il suo senso si è fissato in una parola:
paideia. La grecità non si risolve affatto in essa, i greci sono stati
altro e di più, ma la paideia come schema resta, e resta soprattutto come
una delle parole della filosofia.
Salvatore Natoli,
Parole della filosofia
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La psicologia di per
sè è morta. O, detto in altri termini, la psicologia si trova in una
strana situazione. Il mio college, Dartmouth, sta costruendo un magnifico
nuovo dipartimento di psicologia. I suoi quattro piani sono così
suddivisi: il seminterrato è interamente dedicato alle neuroscienze, il
primo paino è destinato alle aule e all'amministrazione, il secondo alla
psicologia sociale, il terzo alle scienze cognitive e il quarto alle
neuroscienze cognitive. Perchè allora viene chiamato il dipartimento di
psicologia
M. S. Gazzaniga - La
mente inventata
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Se non c'è un ragno,
significa che dietro le reti non c'è neanche un progetto. Nel mondo reale
le reti sono autorganizzate; sono il chiaro esempio di come le azioni
indipendenti di milioni di nodi e link diano vita a uno spettacolare
comportamento emergente. La loro topologia a invarianza di scala, senza il
ragno, è un'inevitabile conseguenza della loro evoluzione. La natura, ogni
volta che tesse una nuova tela, non può sfuggire alle leggi che governano
le decine di altre tele tessute in precedenza. La topologia a invarianza
di scala è presente in sistemi molti diversi fra loro, come la rete del
linguaggio, i legami fra le proteine all'interno della cellula, le
relazioni sessuali fra gli individui, lo schema elettrico del chip di un
computer, il metabolismo della cellula vivente, Internet, Hollywood, il
World Wide Web, la rete delle collaborazioni scientifiche e l'intreccio
delle alleanze su cui si regge l'economia, soltanto per nominarne alcune.
Albert-Làszlò Barabàsi
- Link, La scienze delle reti
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"Infatti non è evidente
a certi signori manageriali come siano le lezioni a produrre
laureati; credono che gli esami producano laureati: più esami
riusciamo a fare, pensano loro, più studenti usciranno laureati dalla catena
di montaggio universitaria. Questo sarebbe vero se lo scopo fosse
presentarsi agli esami. Al limite, l'ideale sarebbe che all'Università si
facessero solo gli esami, tutto il tempo. Allora sì che tutti si
laureerebbero in tempo, e l'Italia diventerebbe competitiva! Ma quei signori
si sono scordati che lo scopo vero è imparare. Quindi per passare dei
veri esami bisogna ancora sapere le cose, e per arrivare a sapere le
cose, fare esami non serve a niente. Per imparare le cose bisogna
studiare, e il primo atto fondamentale dello studio è il rapporto fra
docente e discente. Lo studio autonomo è solo per pochi, maturissimi
uomini di scienza. E forse nemmeno per loro. Tutti, anche gli scienziati,
imparano in continuazione da altri. Il passaggio fondamentale che manda
avanti la catena di montaggio della cultura sono le lezioni, e non gli
esami"
Edoardo Lombardi
Vallauri: Riforma (e rovina) dell'Università - Il Mulino 3/2004 |
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"E' legittimo il
sospetto che la trasformazione della didattica della matematica abbia
contribuito a quel generale abbassamento delle capacità argomentative che
si verifica confrontando dibattiti televisivi o parlamentari con gli
analoghi di quarant'anni fa. La strada di cui parlavo prima, che dalla
retorica, attraverso la logica, aveva portato alla dimostrazione
matematica, mi sembra che in qualche misura (la storia non si ripete mai
allo stesso modo, e nemmeno esattamente nel modo opposto), venga oggi
ripercorsa in senso inverso. In particolare, mentre le dimostrazioni
stanno sparendo da quasi tutti i curriculi scolastici, la retorica è di
gran moda, anche se non viene più chiamata con il termine antico,
preferendosi l'espressione "scienza delle comunicazioni". Sostanzialmente
si tratta della stessa cosa, ma con un' importante differenza. Mentre
Aristotele, distillando la retorica, ne aveva isolato gli argomenti
razionali, ottenendone la logica, oggi si tende a compiere l'operazione
inversa, eliminando le argomentazioni razionali e privilegiando le
tecniche capaci di generare emozioni o associazioni di idee utili nei
messaggi pubblicitari e, più generale, nelle tecniche di persuasione. In
altre parole si tende a ricostruire quella parte della retorica che non
era confluita nella logica."
Lucio Russo - Il
legame tra cultura matematica e civiltà politica. Attenti è la madre della
democrazia
Liberal: Giugno,Luglio
2004
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"Ma il segreto per
riuscire nell'esercizio della Medicina non sta tutto nè nell'acquisto di
un gran sapere, nè nell'aver veduto un gran numero di malati. Queste
sono due condizioni certamente utilissime, ma il più essenziale sta nel
loro intermedio, ossia nella facoltà d'applicare le nozioni acquisite ad
ogni caso singolo. Come l'organismo umano è formato, come gl'organi
agiscono, come la struttura e le funzioni di essi si alterano nelle
malattie, quali sono le occasioni, che determinano tali alterazioni, quali
quelle, che servono a toglierle e a ricondurre la norma, voi, almeno in
parte, già sapete. Eppure, messi davanti ad un malato, è certo che spesso
vi trovereste smarriti. Conoscere è ben diverso dal riconoscere; e qui si
deve soprattutto riconoscere"
Augusto Murri, Clinico
Medico
(1841-1932)
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Una piena
responsabilizzazione del sistema scolastico nel processo di formazione
delle Elites avrebbe invece enormi vantaggi per chi ritiene che le
posizioni eccellenti debbano essere occupate in modo: a) legittimo b)
meritocratico c) per le vie di un'assunzione pubblica di responsabilità d)
con quella particolare competenza, cognitiva e morale, che è nel possesso
di un orizzonte sociale complessivo............ Vanno dunque affrontate
queste ambivalenze concettuali (fra meritocrazia e uguaglianza) e queste
tensioni pratiche (fra desiderio e paura, fra celebratori interessati
dell'eccellenza, normalmente mediocri, e altrettanto interessati fautori
di un'eguaglianza intrisa di invidia).Forse la dote più difficile che sia
oggi attribuibile ad un ceto dirigente (nella politica, nelle aziende, nei
servizi pubblici , nella scuola) è proprio quella di sapere istituire
processi di formazione dell'Elites con argomentazioni che non siano
reticenti sui parodossi della diseguaglianza in una società che si vuole
democratica.
Franco Rositi. Sulle
virtù pubbliche
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Il più delle volte, la
gente si aspetta che un quadro parli in termini diversi da quelli visivi,
preferibilmente in parole, mentre quando un quadro o una scultura hanno
bisogno di essere completati o spiegati con parole, ciò vuol dire che non
hanno realizzato la loro funzione o che il pubblico non ha occhi per
vedere.
Naum Gabo, citato da
Semir Zeki in La visione dall'interno. Arte e cervello
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Un'analisi minimamente
approfondita dei relativi giudizi e di tutti i possibili criteri che
possono essere adottati per definire il limite, che pur sembra così
intuitivamente chiaro, tra l'ordine naturale e quello artificiale, porta
infatti a stabilire quanto questi due ordini siano tra loro funzionali, si
penetrino e si trasformino reciprocamente, al punto da rendere discutibile
qualsiasi risposta a domande relative alla modalità di questa distinzione
che ambisca ad avere pretese di importanza universale e ad assumere un
carattere sovrastorico e transculturale.Proprio per questo, in mancanza di
qualsiasi risposta universalmente valida, si deve ogni volta risolvere la
questione per proprio conto e a proprio rischio, nella consapevolezza che
non c'è modo di fornire un criterio univoco per "fissare " la distinzione
in questione e che gli effetti collaterali imprevisti della nostra
attività finalizzata non possono essere qualificati, semplicisticamente ,
nè come artificiali nè come naturali.
Silvano Tagliagambe
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L'entanglement fa a
pezzi tutte quelle concezioni della realtà che ci siamo costruiti sulla
base della nostra abituale esperienza sensoriale. Queste nozioni di realtà
si sono così fortemente consolidate nella nostra psiche che anche il
maggior scienziato del XX secolo, Albert Einstein, si è lasciato fuorviare
da queste nozioni di senso comune, tanto da ritenere che la meccanica
quantistica fosse una teoria "incompleta", a causa della sua
incompatibilità con elementi che credeva fossero parte della realtà.
Einstein era convinto che un evento che accade in un punto non possa mai
essere correlato in modo diretto e istantaneo con un evento che accade in
un punto distante. Per capire, o anche semplicemente per accettare l'entanglement
e gli altri fenomeni quantistici a esso associati, dobbiamo innanzitutto
ammettere che le nostre concezioni della realtà nell'universo sono
inadeguate. Una palla da baseball lanciata contro una parete con due
finestre non può uscire dalla stanza passando per entrambe le
finestre contemporaneamente. Nonostante tutto questo, un elettrone , un
neutrone e persino un atomo, quando incontrano un barriera con due
aperture passano attraverso entrambe contemporaneamente.
Amir D.Aczel ENTANGLEMENT il più grande mistero
della fisica
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Il riduzionismo
richiede semplicità, e mentre io non dubito che le neuroscienze saranno
capaci, a tempo debito, di specificare con un buon grado di precisione
quali sono le cellule e i processi cerebrali che entrano in gioco quando
una persona è arrabbiata o innamorata, non riesco a concepire un tempo in
cui potremo desiderare di sostituire enunciati pieni di significato quali
sono arrabbiato o sono innamorato con una dichiarazione
relativa alla posizione e allo stato di eccitazione dei cento miliardi di
neuroni del mio cervello, degli ormoni e dei neuromodulatori che circolano
tra essi.
Steven PR Rose
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Con lo spirito
osleriano domandiamo:"Quale malattia ha il paziente e come lo devo
curare?".L'enfasi è sulla malattia e su come i suoi effetti debbono essere
fermati.Il paziente, percepito come il rappresentante della classe di
persone che manifestano la malattia, potrebbe essere chiunque.La stessa
domanda, posta nel contesto delle teorie di Garrod, potrebbe essere:"Quale
malattia ha questo particolare essere umano?Perchè ha questa malattia in
questa fase della sua vita?Cosa posso fare per ristabilire la sua
particolare attitudine verso l'ambiente?.Come Garrod, Osler percepiva la
malattia come "chimico-fisica", ma al contrario di Garrod, egli non avanzò
mai l'idea di una individualità biologica fra i pazienti.Osler,
l'attivista, vedeva nel paziente una macchina rotta...Garrod, il
meditativo, vedeva nel paziente non una macchina rotta ma un prodotto meno
adattato dell'evoluzione e la malattia come una conseguenza di un
particolare e unico incontro fra un individuo e un ambiente per il quale
egli non era più adatto. Osler ci ha insegnato la pratica medica; Garrod
come pensarla. Osler ha lavorato con i fatti; Garrod con le idee. Il
pensiero osleriano è organizzato intorno alle cure e ai trattamenti.Il
pensiero garrodiano, al contrario, riguarda i concetti:cosa sono le
malattie e perchè esistono.
Garrod e Osler : un
contrasto. (in Medicina Genetica,B.Childs)
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Altrettanto evidente è
che, malgrado il gran parlare che si fa d'orientamento, l'unico
orientamento effettivo è costituito dalla tendenza a riprodurre lo
status culturale della famiglia. Gli indirizzi di studio della scuola
secondaria danno luogo ad una rappresentazione sociale del loro valore: di
conseguenza, l'orientamento consiste più nell'escludere gli indirizzi che
non si considerano opportuni, che nell'indicare gli indirizzi che si
ritiene corrispondano meglio agli interessi e alle capacità degli allievi
Benedetto Verdecchi-Le
parole della scuola
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C’è una tradizione
popolare che considera l’essere umano come un agente responsabile, al
timone di comando del suo stesso destino, poiché, sostiene, l’uomo è
essenzialmente anima, un pezzo immateriale e immortale di materia divina
che abita e controlla il suo corpo materiale come farebbe un fantomatico
burattino. Quest’anima è la fonte di ogni significato ed il luogo da cui
proviene ogni sofferenza, ogni gioia, ogni gloria o disonore, per l’essere
umano.Tale idea delle anime immateriali, che sarebbero in grado di eludere
le leggi della fisica, però, ha ormai superato ogni livello di credibilità
grazie all’evoluzione delle scienze naturali.Sono in molti a credere che
le conseguenze dell’abbandono di tali credenze potrebbero rivelarsi
disastrose: non possediamo davvero il “libero arbitrio”, dicono, e nulla
ha più senso…..Non abbiamo bisogno di ricorrere alle care vecchie anime
immateriali per mantenere vive le nostre speranze; le nostre aspirazioni
di esseri morali, i cui atti e le cui vite hanno un senso, non dipendono
affatto dalla presenza di una mente che obbedisca ad una fisica differente
da quella che governa il resto della natura.La comprensione di noi stessi
che possiamo trarre dalla scienza può aiutarci a poggiare le nostre vite
morali su fondamenta nuove e migliori; e una volta capito in che cosa
consista la nostra libertà, saremo ben più preparati a difenderla dalle
minacce reali che sfuggono normalmente ai nostri tentativi di
identificarle.
Daniel Dennett.
L’evoluzione della libertà
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Se il senso della
realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia
giustificata, allora, ci deve essere anche qualcosa che chiameremo senso
della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto
questo o quello, accadrà, deve accadere;ma immagina:qui potrebbe o
dovrebbe accadere la tale o talaltra cosa, e se gli si dichiara che una
cosa è com'è, egli pensa: bè, probabilmente potrebbe anche essere diversa.
Cosicchè il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la
capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dare
maggiore importanza a quello che è, che a quello che non è.
Robert Musil,
L'uomo senza qualità
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Ecco che cosa ebbe a
dire una volta Henri Matisse (1908):"Al di sotto di quella successione di
istanti che costituisce l'esistenza superficiale delle cose e degli
esseri, e che di continuo li modifica e li trasforma, si può cercare un
carattere più vero ed essenziale, un carattere cui anche l'artista fa
ricorso per dare una interpretazione più duratura della realtà".Non si
poteva descrivere meglio l'attività svolta dal cervello : elaborare
informazioni in perpetuo cambiamento allo scopo di estrarne il nucleo
fondamentale, distillare dall'incessante avvicendarsi dei dati visivi il
carattere essenziale degli oggetti e delle situazioni.Insomma, per citare
una frase usata da Tennessee Williams in altro contesto, la sua funzione è
quella di "afferrare l'eterno in ciò che è disperatamente fugace".
Semir Zeki,La visione
dall'interno.Arte e cervello.
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La scienza si fa con i
fatti come una casa si fa con i mattoni, ma l’accumulazione dei fatti non
è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa.
Henri Poincarè
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I livelli formali di
istruzione, rispetto al passato,sono lievitati enormemente, in media anche
3-4 volte.Ma si è trattato, nella generalità dei casi, dell’acquisto di un
guscio.Le giovani generazioni, così come hanno imparato a vestirsi nello
stesso modo, hanno imparato a parlare l’italiano
Tullio DeMauro.La
cultura degli italiani
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La scuola che si adegua è la scuola che non fa lezione, ma
brainstorming e uscite didattiche; non boccia, ma recupera;non chiede, ma
offre; non segue programmi, ma percorsi; non fa letteratura, ma
comunicazione;non chiede il tema, ma l’articolo di giornale;non fornisce
contenuti, ma metodi; non fa vita e opere, ma analisi del testo; non
impone libri da leggere, ma lascia scegliere.
Paola Mastrocola, La scuola
raccontata al mio cane
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Cos'ha da sperare e da temere, l'umanità, dal metodo scientifico? Non
penso che questa sia la maniera giusta di impostare la questione. Questo
strumento può produrre, nelle mani dell'uomo, cose molto diverse: tutto
dipende dalla natura degli obiettivi sentiti come importanti. Una volta
stabilita l'esistenza di tali obiettivi, il metodo scientifico fornisce i
mezzi per raggiungerli. Esso non può, però indicare gli obiettivi! Il
metodo scientifico di per sè non avrebbe condotto in alcuna direzione, non
sarebbe neppure sorto senza l'appassionata aspirazione alla conoscenza
Albert Einstein,
Dall'editoriale: Il maggior filosofo del Ventesimo secolo-Le
Scienze Novembre 2004
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Noi non viviamo in un
mondo perfetto in cui la selezione naturale vaglia spietatamente tutte le
strutture organiche plasmandole in vista di un’utilità ottimale. Quale
gioco avrebbe l’evoluzione se ciascuna struttura fosse costruita in vista
di uno scopo ristretto e non potesse essere usata per alcun’altra cosa? In
che modo gli esseri umani potrebbero imparare a scrivere se il nostro
cervello si fosse evoluto per la caccia, per la coesione sociale o per
qualunque altra cosa, e non potesse trascendere i confini adattativi del
suo fine originario?
Stephen J.Gould
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…Col fatto cioè che se
guardiamo ai testi e alle immagini del passato con rispetto e libertà
intellettuale, se ci facciamo guidare dalle “istruzioni per l’uso”, che
essi contengono, ci troviamo a fare i conti anche con le nostre categorie
culturali, a cominciare proprio dalla netta distinzione fra parola ed
immagine, fra dimensione linguistica e dimensione visiva.Anche lo studioso
della letteratura può essere allora stimolato a compiere, nei riguardi del
proprio mestiere, un cambiamento di prospettiva simile a quello che
abbiamo visto in atto nel campo delle arti figurative; si può chiedere ad
esempio se non sia il caso di ridar corpo alla parola, se non sia arrivato
il momento di restituire al testo quello spessore di significati, di
funzioni, di usi a volte per noi impensabili, che la nostra tradizione
critica ci ha fatto dimenticare.
Lina Bolzoni
….Mi sono reso conto
che, attraverso questa tradizione, si tocca nel vivo il punto di origine
del progetto di antropologia della memoria sociale fondato sullo studio
delle immagini che Warburg ha formulato, senza poterlo sviluppare.E che
dunque è in questa tradizione che bisogna cercare i fondamenti di una
nuova ricerca sull’uso mnemonico delle immagini, e sulla filogenesi della
forma, reinterpretando il punto di vista che questo gruppo di notevoli
studiosi, per quasi un secolo, ha chiamato biologico.
Carlo Severi
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Sono esploratori
cattivi quelli che pensano che non ci sia terra se vedono solo mare
Francis Bacon
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...Inoltre, la
conformazione corporea moderna, quando apparve, lo fece d'improvviso,
quasi inaspettatamente.La realizzazione dell'architettura corporea
"moderna" implicò modificazioni in tutto lo scheletro e anche un aumento
significativo delle dimensioni corporee, ma tutto, o quasi tutto, venne
realizzato, a quanto pare, in un unico balzo:non fu dunque il risultato di
un graduale perfezionamento durato millenni. Nel suo libro Sudden
origins, il mio collega Jeffrey Schwartz.. ha elabortao di recente un
meccanismo di attraente semplicità mediante il quale è possibile che si
siano verificati molti cambiamenti improvvisi di questo tipo a livello di
popolazione. Schwartz mette in evidenza una classe di geni identificata
relativamente da poco tempo- i geni homeobox- regolatori dei principali
modelli dello sviluppo. Si tratta di geni ampiamente condivisi nel regno
animale e piccoli cambiamenti temporali nella loro attività potrebbero
provocare differenze enormi, come quelle, poniamo, esistenti fra il
moscerino della frutta e la specie umana. Gli esseri umani, per esempio,
sono dotati di occhi con una sola lente per la messa a fuoco, mentre i
moscerini della frutta hanno molteplici lenti non deformabili. Eppure,
persino in animali così differenti i geni dello sviluppo dell'occhio sono
sostanzialmente gli stessi. La differenza scaturisce dal modo in cui i
geni vengono attivati oppure disattivati durante lo sviluppo.
IAN TATTERSAL, LA
SCIMMIA ALLO SPECCHIO
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Le orchestre eseguono
sequenze di note precedentemente scritte da un compositore. Noi
sopravviviamo in un mondo ostile e imprevedibile elaborando progetti per
soddisfare i nostri bisogni e quindi creando una sorta di partitura della
vita, un insieme di copioni sulla base dei quali il nostro cervello può
improvvisare. Visto che soltanto le linee più generali sono fissate, i
dettagli devono essere affinati in modo estemporaneo, nel momento stesso
in cui ci troviamo di fronte a un'opportunità o a una difficoltà. I
compositori non danno mai indicazioni totalmente esplicite su come debba
essere eseguito un pezzo di musica, i direttori devono interpretare. Allo
stesso modo, i nostri copioni interiori vengono affinati nel momento
stesso in cui sono eseguiti, per adattarsi al variare delle circostanze.
Questo compito viene svolto dalla corteccia prefrontale.
Il drago nello
specchio.J Skoyles, D.Sagan
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Nel mondo
contemporaneo esiste un continuo movimento di distruzione e ricomposizione
di spazi e la globalizzazione, più che una distruzione di dinamiche
spaziali, rappresenta una loro nuova, recente manifestazione.Così, nel
momento in cui molti aspetti dell'economia mondiale sono diventati
virtuali, si è determinata un'inedita concentrazione di attività in pochi
centri finanziari internazionali, tra i quali dominano in particolare,
Londra, New York e Tokio.E' per questo che negli studi sui rapporti tra
globalizzazione e fenomeni economici e culturali, oggi si tende a
focalizzare l'attenzione sui rapporti esistenti fra le grandi aree
metropolitane, al centro del processo di innovazione tecnologica, e sulle
nuove dinamiche che si determinano al loro interno....le grandi capitali
nell'era delle telecomunicazioni non solo non hanno subito l'atteso
declino, ma sono diventate particolarmente prospere. Esse nel nuovo ruolo
di "città globali", hanno acquisito la funzione di "hub" delle comunità
finanziarie e virtuali.Ciò è accaduto perchè le più importanti compagnie,
maggiori utilizzatrici e promotrici delle nuove tecnologie, scelgono di
localizzare le proprie sedi nelle grandi città interessate ai mercati
finaziari...Ciò accade grazie alla presenza di continui scambi face to
face e di figure capaci di capire il significato dell'informazione
ricevuta per sfruttarne al meglio le potenzialità..Ciò è vero sprattutto
per quelle compagnie che sono particolarmente proiettate nei commerci
inetrnazionali e nella cosiddetta manifattura urbana, quella basata sulla
produzione di oggetti di alto design e di servizi.
GEOGRAFIE,C.Giovannini,
S.Torresani
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Una delle
caratteristiche più appariscenti dell’intelligenza umana e animale è che
si esplica e si manifesta attraverso il corpo.L’intelligenza è un insieme
di caratteristiche e attività fortemente sistemiche, oltre che fortemente
diacroniche, cioè evolutive.In particolare, l’intelligenza-sotto il
profilo ontogenetico e filogenetico-nasce, si sviluppa e si manifesta
attraverso la comunicazione, cioè, lo scambio di messaggi di vari tipi, in
vari codici e a vari livelli.Se si accetta questo presupposto non si può
non riconoscere l’importanza, per l’intelligenza umana, del corpo.Poichè
la nostra “interfaccia” con il resto del mondo è costituita dal corpo e
dagli strumenti tecnologici che abbiamo via via creato e perfezionato e
che del corpo sono in prima approssimazione un prolungamento e una
protesi, è chiaro che proprio al corpo spetta il compito determinate di
consentire la comunicazione e di filtrarla, sia in ingresso che in uscita.
Giuseppe O.Longo-IL
SIMBIONTE
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A volte vorrei
rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non
esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E' proprio così. Io sto
cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su
pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco
sempre un paio di parole
Etty Hillesum.
Diario, Auschwitz 1941-1943
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Negli ultimi tre
decenni, negli Stati Uniti e in Europa, sono stati introdotti insegnamenti
di carattere umanistico, le cosiddette medical humanities, ovvero non solo
di storia della medicina, ma anche di etica medica o bioetica,
letteratura, antropologia, sociologia, musica e architettura. Questi
insegnamenti sono stati attivati con lo scopo di restituire al medico,
attraverso un'infarinatura umanistica, la capacità di percepire le
dimensioni psicologiche ed etico-sociali del rapporto con il paziente. La
premessa è che tale capacità non sia favorita da una formazione
scientifica di base di impostazione riduzionista ( che cerca, cioè, di
ricondurre ogni aspetto della salute e della malattia a meccanismi
molecolari o fisiologici) e da una pratica clinica sempre più
"meccanizzata". Nessuno mette in discussione l'intrinseca validità di una
cultura umanistica per il medico. Tuttavia se tale formazione impartita
sulla base del presupposto che i contenuti scientifici, le tecniche, che
sono parte del sapere medico avrebbero un potenziale disumanizzante,
ovvero che precluderebbero la comprensione delle dimensioni psicosociali
ed etiche della pratica medica, e se egli insegnamenti umanistici
sono somministrati senza un'adeguata contestualizzazione epistemologica
del sapere medico, ovvero senza che gli studenti abbiano maturato una
percezione pertinente dell'epistemologia medica, non è detto che il sapere
umanistico produca conseguenze positive. Può inficiare, ad esempio,
l'interesse per le ricerche scientifiche sulle basi biologiche e le
patologie del comportamento umano, nonché precludere un arricchimento che
potrebbe venire alle stesse scienze umane da un confronto aperto con
questi risultati.
Gilberto Corbellini
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Ciò che distingue in
modo radicale ogni ideale "moderno" del sapere è, in primo luogo, proprio
la rinuncia a questo concetto del sapere come contemplazione e a questa
finale separazione fra sapienti e stolti, fra individui d'eccezione,
provvisti di mistiche certezze, e intelligenze comuni.Per Bacone (e forse
anche per Descartes) non si tratta di condurre la mente umana al livello
della mente divina o di far sì che la realtà infinita dell'universo abbia
a "specchiarsi" nella mente del sapiente, ma solo di liberare
l'intelligenza limitata degli uomini dai pregiudizi, dagli errori
tradizionali, dagli idola che ne inceppano e ne ostacolano il
normale funzionamento.Per Bacone il sapere non è frutto di intuizioni
solitarie, ma il risultato di una profonda riforma che riguarda il modo di
pensare e di parlare degli uomini e che concerne le stesse struttura della
loro vita associata
Paolo Rossi
I filoosfi e le
macchine (1400-1700)
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In quale misura il pubblico di massa dei “grandi eventi” culturali
modifica i propri comportamenti e le proprie scelte nel suo rapporto
quotidiano con i libri? Consumare una serata letteraria all’aperto è più
facile che consumare , cioè leggere e capire, un libro. I libri vengono
distribuiti trionfalmente dai giornali. Ma chi distribuirà il tempo per
leggerli e l’abitudine di farlo? Perché la vendita dei libri di poesia
resta ferma a livelli minimi invariati anche se da decenni le letture
pubbliche di poesia sono così affollate? C’è da pensare che il come
prevalga sul che cosa. La forma del consumo effimero e rapido, la
trasformazione della più complessa cultura dello spettacolo di una sera,
riduce il cosiddetto patrimonio culturale in polvere dorata e in vago
aroma. Che rapporto ci sarà mai tra la frequenza degli stimoli culturali e
la capacità di reazione? Fra l’abbondanza dell’offerta e i tempi di
assimilazione? Il frigorifero culturale è sempre pieno, ma quale dietologo
ci dirà che cosa abbiamo davvero bisogno di mangiare? Esistono ancora le
ore dei pasti. Quali saranno mai le ore per leggere Cechov o Thomas Hardy
e scrivere qualche appunto? Aver visto la faccia dell’autore mentre recita
due pagine di un suo libro ci farà comprare il libro o ci regalerà
l’impressione di avere già letto le sue opere? Le manifestazioni culturali
pubblicizzano la cultura. Ma la comunicano?
Alfonso Beraldinelli
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….la tradizione non può venire concepita come un patrimonio ereditario che
giace in una cassaforte, o, come il deposito di un museo che si tratta
soltanto di conservare-come se bastasse avere la soddisfazione di poter
dire”tutto questo mi appartiene”, oppure “io appartengo a questo
patrimonio”.Questa concezione patrimoniale della tradizione può entrare in
un rapporto perverso e pericoloso con il tema delle cosiddette”radici”
identitarie.Questo rapporto dà luogo a una concezione dell’identità
riferita non a quello che vorremmo essere, ma a quello che siamo stati, e
in parte siamo ancora, come se questo costituisse immediatamente un valore
da opporre ad altri, e non come una forma di atoconsapevolezza sì
necessaria, ma non necessariamente valorizzabile.E’ chiaro che una simile
idea “patrimoniale” della tradizione e dell’identità può facilmente
assumere l’aspetto di una regressione verso forme difensive arcaiche di
esclusione e demonizzazione della diversità….Il rapporto con il passato,
la tradizione e la memoria, non può allora non passare attraverso un
simmetrico rapporto con il futuro del progetto e dell’attesa. Il richiamo
memoriale alla tradizione acquisisce senso, diventa un fecondo fattore di
apertura e di auto-costruzione di un’identità non già data e fossilizzata,
se esso viene riattivato in funzione di quello che speriamo, dei nostri
progetti di vita e di futuro, insomma in vista non di quello che siamo
stati ma di quello che vogliamo essere.
Non c’è passato senza
futuro. Mario Vegetti
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In realtà nella
corteccia vi sono numerosi circuiti che funzionano in parallelo, in cui
per esempio aree parietali posteriori sono collegate sia in andata che in
ritorno con le aree frontali. In questo collegamento reciproco si
stabilisce una forte influenza della conoscenza motoria sull’esperienza
sensoriale, cosicché non si può più definire una separazione netta fra
azione e percezione.
Leonardo Fogassi,in:Metafora e Conoscenza
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Bisogna dunque che lo
stato psicologico che chiamo “il mio presente” sia contemporaneamente una
percezione dell’immediato passato e una determinazione dell’immediato
futuro. Ora, l’immediato passato, in quanto percepito, è, come
vedremo,sensazione, poiché ogni sensazione traduce una lunghissima
successione di vibrazioni elementari; e l’immediato futuro, in quanto si
determina, è azione o movimento. Il mio presente è dunque
contemporaneamente sensazione e movimento;e poiché il mio presente forma
un tutto indiviso, questo movimento deve dipendere da questa sensazione ,
prolungarla in azione. Da ciò concludo che il mio presente consiste in un
sistema combinato di sensazioni e movimenti. Il mio presente è, per
essenza, sensorio-motorio.
Henri Bergson
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Ogni agire orientato
in senso etico può oscillare tra due massime radicalmente diverse e
inconciliabilmente opposte, può essere cioè orientato secondo l’”etica
dell’intenzione” oppure secondo l’”etica della responsabilità”. Non che
l’etica dell’intenzione coincida con la mancanza di responsabilità,e
l’etica della responsabilità coincida con la mancanza di buone intenzioni.Non
si vuol certo dire questo. Ma c’è una differenza incolmabile tra l’agire
secondo la massima dell’etica dell’intenzione , la quale-in termini
religiosi suona: “ il cristiano opera da giusto e rimette l’esito nelle
mani di Dio” e l’agire secondo la massima dell’etica della responsabilità,
secondo la quale bisogna rispondere delle conseguenze
(prevedibili)delle proprie azioni.
Max Weber
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In occasione dello
tsunami si è invocata più tecnica, e una tecnica disponibile, che non
richiede un riorientamento delle nostre conoscenze, anzi una tecnica
spesso guardata con diffidenza. Si tratterebbe infatti di sviluppare le
reti di osservazione, quelle che sorvegliano il mondo, magari dai
satelliti, e sono collegate a progetti di interesse militare. Quelle reti
dovrebbero permettere una pianificazione delle attività nelle zone esposte
alle calamità naturali e dei piani di sgombero delle popolazioni.
Organizzazione e controllo, insomma, cioè tutto il contrario del
ritorno alla natura o del ritorno alla storia, temi che hanno segnato la
polemica contro la scienza e la tecnica. Sembrano lontani i tempi nei
quali si rimproverava alla scienza occidentale l'incapacità di prevedere i
terremoti e si esaltavano i metodi con i quali i cinesi avrebbero capito
in tempo che la terra stava per tremare...La richiesta di più tecnica per
fronteggiare situazioni come quella creata dallo tsunami sembra proprio un
caso di trasformazione di quella che è stata spesso considerata la fonte
di tutte le disgrazie e di tutte le ingiustizie in uno strumento di
giustizia.
Prometeo e lo Tsunami. MicroMega 1/2005
Carlo Augusto Viano
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E' buffo, se porto mio figlio da un ortopedico incapace, il quale sbaglia
l'operazione e riduce mio figlio a zoppicare, io ho ben chiaro il danno
che mi ha prodotto e gli chiederò tutti i risarcimenti del mondo; se
invece mio figlio ha un insegnante incapace (che ad esempio per ben due
anni non gli fa nulla di storia) , io dico: pazienza, deve pur vivere
anche lui, che sarà mai....
Certo si può vivere senza sapere la storia. E la letteratura, e la
matematica, e la filosofia. Ma si tratta di danni incalcolabili, i cui
effetti si trascineranno per tutta la vita e condizioneranno non poco e la
riuscita professionale dei nostri figli e il loro, più generale, benessere
culturale.(Ma esiste un "benessere culturale"? E' mai stato preso in
considerazione da qualcuno, è riconosciuto in qualche centro di benessere
psico-fisico, in questo mondo pieno di fitness?)
Paola Mastrocola.La
scuola insegnata al mio cane.
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Dobbiamo sapere che
cosa significa spiegazione. E' un rischio permanente voler usare questa
parola in logica in un senso desunto dalla fisica.
Wittgenstein
Penso che alla teoria
causale del significato si possa rispondere semplicemente che, se un uomo
riceve uno spintone e cade, non chiamo la caduta il significato dello
spintone
Wittgenstein (Citato da Felice
Cimatti in Il senso della mente)
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Mentre ci estenuavamo nell’analisi della televisione e della civiltà
dell’immagine, ci siamo resi ciechi nei confronti della scrittura e della
sua esplosione, che ha caratterizzato questi ultimi trenta anni, ed è
culminata con il telefonino. Forse eravamo ciechi perché la cosa era fin
troppo evidente-al Faraone, a Campollion a Kafka- fin troppo antica. Ma la
partita che si gioca con il telefonino non è solo una questione tecnica,
tocca il nostro modo di stare al mondo, e lo tocca filosoficamente. Prima
ce ne accorgiamo, meglio è.
Maurizio
Ferraris, Un Palmare per il Faraone, IL Sole 24Ore,
25 Aprile,2005
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Il rifiuto
novecentesco della scienza ha, oggi in Italia, il segno di quella “rivolta
contro la ragione” che veniva evocata da Paolo Rossi trentacinque anni or
sono:” il segno di un desiderio di autodistruzione , di un impulso cieco a
cancellare la propria storia, di una fuga dalle scelte e dalle
responsabilità del mondo reale”. La specificità del caso italiano è
lampante. Solo in questa cultura diffusa poteva crearsi la sequenza di
eventi politici, giudiziari e medici connessi alla terapia Di Bella, con
meditabondi pensatori che invocavano sulle gazzette il diritto democratico
alla libertà di cura. Solo al di sotto delle Alpi esistevano le condizioni
atte ad eliminare l’insegnamento dell’evoluzione dalle scuole repubblicane
e alla successiva formazione di una commissione per valutare l’opportunità
di tale scelta. Solo nelle nostre valli si ritiene ragionevole che una
persona segua un dottorato in astrofisica o in biologia molecolare con un
compenso mensile inferiore a 800 euro .Solo da noi la disinformazione
sistematica ha convinto milioni di cittadini a credere che gli scienziati
siano al soldo delle multinazionali o attentino alla sacralità della vita.
Siamo così giunti al bivio: o investiamo risorse finanziarie e umane nella
ricerca di base, oppure ci trasformiamo in una appendice turistica del
mondo civile. Una grave responsabilità grava allora sulle spalle dei
nostri scienziati .Essi hanno, in un momento come quello attuale , la
possibilità e il dovere di intervenire nelle istituzioni della politica e
nei meandri della cultura di massa, respingendo, in entrambi i settori, il
degrado causato dalle rappresentazioni deformate della conoscenza che si
stanno sempre più rinvigorendo .Prima che il declino sia irreversibile.
Enrico Bellone.La
scienza negata .Il caso italiano
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Il termine “cittadino del mondo” non è stato coniato né da Platone né da
Aristotele, bensì da Diogene il Cinico…Leggendo la Vita di Diogene, ci
rendiamo conto in fretta di come ciò che viene percepito come scioccante
vari a seconda del tempo e del luogo. Infatti una delle cose che provocava
più scandalo nell’Atene del tempo era l’abitudine di Diogene di mangiare
in piazza tra il pubblico.E’ proprio questa abitudine che gli ha meritato
l’appelletivo di “cane”, kuon, da cui a sua volta deriva il termine
“cinico”….Calato in questo contesto l’invito a considerarci “cittadini del
mondo” implica in un certo senso diventare “stranieri in patria”,
acquisire cioè la capacità di esaminare con distacco le nostre abitudini
da questo punto di vista privilegiato e interrogarci sul loro significato
come potrebbe fare uno straniero.Diogene sosteneva che soltanto questo
distacco poteva rendere un uomo un vero filosofo.In altri termini un punto
di vista libero da pregiudizi che derivano dalla fedeltà alle abitudini
caratteristiche di una cultura favorisce una valutazione realmente fondata
sulla ragione.Quando avremo la possibilità di notare in quanti modi
diversi l’uomo organizzi la sua vita, solo allora, sembra volerci dire
Diogene, potremo giudicare quali abitudini siano fondate e quali non lo
siano e potremo finalmente riconoscere che “la sola vera comunità è quella
che unisce il mondo intero”.
Martha C. Nussbaum
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Nulla di disumano ci è estraneo
A.Glucksmann
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Chi dice la verità,
prima o poi viene scoperto.
Oscar Wilde, citato
da P.Odifreddi in Il Matematico Impertinente
Ma dove troverò mai il
tempo per non leggere tante cose?
Karl Krause ,
citato da C.Bianchi in Pragmatica del linguaggio
Dal momento in cui ho
preso in mano il libro fino a quando l’ho rimesso a posto, non ho smesso
di ridere per un solo momento. Un giorno ho intenzione di leggerlo
Groucho Marx,
citato da L. Bianchi in Pragmatica del linguaggio
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Se le scelte esistono,
e se tuttavia viene fatta l’ipotesi che non ci sano , l’uso del
ragionamento può essere sostituito da un’accettazione acritica di un
comportamento conformista, che induce a scelte che verrebbero altrimenti
rifiutate . Di solito, un conformismo di questo tipo può avere
implicazioni conservatrici, proteggendo costumi e pratiche da una
intelligente analisi critica. Infatti, le disuguaglianze che derivano
dalla tradizione, come la condizione delle donne nella società sessiste,
spesso sopravvivono rendendo le corrispondenti identità, in particolare il
ruolo sottomesso di chi è abitualmente nelle condizioni più svantaggiate ,
una questione di accettazione incondizionata, piuttosto che oggetto di
esame critico. Ma le supposizioni incontestate sono semplicemente non
contestate e non sono non-contestabili.
Molte pratiche
tradizionali e presunte identità sono crollate dopo essere state messe in
discussione ed essere state sottoposte ad un giudizio critico. Le
tradizioni possono evolvere anche all’interno di un determinato paese e di
una specifica cultura.
AMARTYA SEN,
La Ricchezza della Ragion
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…E’ avvenuto così che
agli insegnanti si è finito col chiedere di tutto, in nome di un
educativismo generico per il quale la scuola dovrebbe fornire risposte a
tutti i problemi insoluti della società. La competenza culturale degli
insegnanti ha finito col passare in seconda linea. Negli insegnanti non si
è più visto un gruppo professionale formato da competenti nei diversi
settori, ma se ne è sollecitata una vocazione moralistica. Gli insegnanti
hanno dovuto dispensare certezze ideologiche su questioni che
probabilmente li vedevano personalmente coinvolti ed incerti, perché
relative ad aspetti di un disagio diffuso nella società. Per quel che
riguarda il contenuto dell’attività ci si può attendere una ripresa della
professione degli insegnanti se si realizzano due condizioni:
-la prima è che la
professione sia sostenuta da un apparato di ricerca adeguato, capace di
fornire gli apporti conoscitivi e tecnici che consentono di rispondere
alle esigenze, complesse ed in rapida trasformazione, dell’educazione nel
mondo contemporaneo
- l’altra è che si
richieda agli insegnanti ciò che possono fare, e si smetta di considerare
la scuola come una sede di compensazione del disagio e delle
contraddizioni della società civile.
Benedetto Vertecchi
Le Parole della
Scuola
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La "fuga dei cervelli"
dall'Italia ha spesso trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed
è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche......
Tuttavia ciò che forse dovrebbe far riflettere maggiormente non è tanto il
fatto che molti italiani vada no all'estero per fare ricerca, quanto il
fatto che quasi nessun ricercatore straniero sia attratto dal nostro
paese. L'assenza di ricercatori stranieri nelle nostre università è
l'indicatore più esplicito dell'esistenza di qualcosa che non va nel modo
in cui l'attività di ricerca scientifica si svolge in Italia.
Lo splendido
isolamento dell'Università italiana
A.Ichino S.
Gagliarducci G. Peri R. Perotti
in Oltre il declino
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Vale la pena di
ricordare che nelle dichiarazioni pronunciate da Akbar, quattrocento anni
fa, sulla necessità che lo stato sia neutrale in materia di religione
possiamo già vedere il fondamento di uno Stato aconfessionale e laico che
in India, come in qualsiasi altro luogo, era ancora di là da
venire…L’Europa avrebbe avuto motivi altrettanto forti dell’India di
ascoltare il messaggio: L’inquisizione esisteva ancora, e proprio mentre
ad Agra, nel 1592, Akbar scriveva sulla tolleranza religiosa, Giordano
Bruno veniva arrestato per eresia. Alla fine sarebbe stato arso nel Campo
dè Fiori, a Roma, nel 1600….Il laicismo indiano, energicamente difeso nel
Novecento da Gandhi, Nehru, Tagore e altri, è spesso considerato una sorta
di riflesso delle idee occidentali…Esistono invece ottime ragioni per
collegare questo aspetto dell’India moderna, compresa la sua costituzione
laica e la garanzia giuridica del multiculturalismo… a testi indiani più
antichi e in particolare alle idee di questo imperatore musulmano di
quattrocento anni fa. Forse l’affermazione più importante fatta da Akbar
nella sua difesa di un multiculturalismo tollerante è quella che riguarda
il ruolo del ragionamento: La ragione non può non essere suprema perché
anche quando neghiamo la sua validità dobbiamo proporre delle ragioni.
Attaccato dai tradizionalisti, favorevoli a una fede istintiva nella
tradizione islamica, Akbar disse al suo amico e fidato luogotenente Abul
Fazl: La pratica della ragione e il rifiuto del tradizionalismo sono così
luminosamente chiari da non aver bisogno di argomenti.Se avesse ragione il
tradizionalismo i profeti avrebbero semplicemente seguito i propri
antenati ( e non avrebbero portato nuovi messaggi).
L’altra India.Amartya Sen
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Le decisioni politiche
e morali imputate alla scienza sono sempre state prese in nome di una
morale e di una politica, anche se queste ultime non hanno osato
manifestarsi e se ne stanno nascoste dietro l’autorità della scienza. Per
questo, è un abuso impedire agli scienziati di cercare la verità,
qualunque ne possa essere la natura; nello stesso tempo la verità in se
stessa non comporta pericoli.
Tzvetan Todorov
Le morali della storia
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Oggi lo studente di
Medicina che frequenta le nostre aule e che completa il suo curriculum
degli studi, non apprende in sostanza nulla che vada al di là delle
nozioni scientifiche che gli saranno immediatamente utili per la
professione medica……(Gli studenti) confondono la deduzione con
l’induzione, non sanno che cosa sia la conoscenza intersoggettiva, non
conoscono le caratteristiche di una spiegazione scientifica, non sanno
esporre la differenza che passa fra fatti e valori. Insomma, durante i
corsi universitari, non vengono loro insegnate quelle nozioni fondamentali
che appartengono alla cultura generale e che servono a formare uno spirito
critico e una mentalità scientifica. All’opposto, dovranno conoscere il
decorso dell’arteria oftalmica, il catabolismo della L-Istidina ed il
ruolo del gene APC nella poliposi familiare adenomatosa. Ebbene, io credo
che , di fronte a questo stato di cose, noi Docenti dovremmo chiederci se
alla formazione di un medico colto siano più utili le prime o le ultime
conoscenze. Personalmente, non ho dubbi in proposito e resto convinto che
molte nozioni mnemoniche spariranno rapidamente dalla memoria dei nostri
studenti o diverranno obsolete nel giro di pochi anni, mentre i
concetti-base che provengono dall’ambito delle scienze umane resteranno e
faranno del medico non solo un tecnico della salute, ma un uomo dotato di
spirito critico, capace non solo di mandare a memoria nuove nozioni, ma
anche di valutare razionalmente le proprie conoscenze e le proprie
decisioni. Mi rendo perfettamente conto che questi concetti possono
sembrare a molti fuori moda, ma credo che i guasti prodotti da una
educazione medica esclusivamente pragmatica siano ormai così evidenti da
rendere indispensabile un ritorno verso una formazione critica del
medico. Abbiamo costruito per anni medici ad una dimensione, esperti
nell’eseguire una tecnica anche molto sofisticata, ma incapaci di spiegare
e di comprendere i mille aspetti-scientifici ed umani- di una situazione
clinica complessa. I risultati di questa impostazione didattica stanno
sotto i nostri occhi: moltissimi medici vivono una situazione
schizofrenica, credendo contemporaneamente ai risultati forniti dalla
Evidence Based Medicine ed alla tesi della medicina ayurvedica. Noi
dobbiamo costruire un medico che conosca la scienza medica, ma non solo
la scienza medica, un medico che sappia valutare le possibilità reali e i
limiti della scienza che pratica, un medico che sappia ragionare in modo
corretto e che sappia prendere le sue decisioni in modo critico,
riconoscendo i problemi etici che entrano in gioco nelle varie
contingenze cliniche, un medico che sappia tenere conto dell’etnia e del
modo di concepire la vita e la medicina del suo paziente.
Giovanni Federspil
In: Scienze Umane in
Medicina
Facoltà di Medicina e
Chirurgia
Università Politecnica
delle Marche
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Aveva paura che i
dottori sbagliassero, ma non era vero perché i dottori non sbagliano mai
Un bambino di seconda
elementare
Il bambino disse che
non era tanto l’operazione che lo spaventava, ma la solitudine che provava
in quel momento
Un bambino di quinta
elementare
I medici lo
spaventavano quando parlavano con i genitori
Una bambina di quinta
elementare
La cosa che mi
spaventa di più sono i bambini tutti sul letto, restare da sola in un
ospedale con tutti i dottori con aggeggi spaventosi in mano e in tutto il
loro bianco grembiule
Una bambina di quinta
elementare
Ho imparato molte
cose, per esempio che da un posto stando fermi e concentrati, con la
fantasia ci si può trovare da un’latra\parte, oppure ad addormentare la
mia mano, o anche a trattenere il respiro finchè non si riesce a vedere
una nuvola rossa dentro di noi che rappresenta la paura, poi si butta
fuori l’aria e così anche la nuvola rossa, cioè la paura.
Commento di Gianluca,
quarta elementare
Al termine del
progetto “conosciamo l’ospedale”
Brani
tratti dal libro
La casa delle punture.
La paura dell’ospedale
nell’immaginario del bambino
M.Capurso-
M .Trappa
Edizioni Magi 2005
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27 gennaio Giornata
della memoria
Come non ricordare
l’”insolito rispetto” e l’esitazione del “turpe monatto” davanti al caso
singolo, davanti alla bambina Cecilia morta di peste che , nei Promessi
Sposi, la madre rifiuta di lasciare buttare sul carro confusa fra gli
altri morti? Fatti come questi stupiscono, perché contrastano con
l’immagine che alberghiamo in noi, dell’uomo concorde con se stesso,
coerente, monolitico; e non dovrebbero stupire, perché tale l’uomo non è.
Pietà e brutalità possono coesistere, nello stesso individuo e nello
stesso momento, contro ogni logica; e del resto, la pietà stessa sfugge
alla logica. Non esiste proporzionalità tra la pietà che proviamo e
l’estensione del dolore la cui pietà è suscitata: una singola Anna Frank
desta più commozione delle miriadi che soffrono come lei, ma la cui
immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo
e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere. Forse
solo ai santi è concesso il terribile dono della pietà verso i molti; ai
monatti, a quelli della Squadra Speciale, ed a noi tutti, non resta, nel
migliore dei casi, che la pietà saltuaria, indirizzata al singolo, al
Mitmensch,al co-uomo: all’essere umano di carne e sangue che sta davanti a
noi, alla portata dei nostri sensi provvidenzialmente miopi.
La Zona grigia
I sommersi e i salvati
Primo Levi
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In ogni epoca bisogna
cercare di strappare la tradizione al conformismo che è in procinto di
sopraffarla.
Walter Benjamin
"Voglio essere
lasciata sola, non essere sola"
Greta Garbo
in Intervista su
Privacy e libertà di S. Rodotà
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Umanità del diritto:è
sicuramente questo il primo punto fermo su cui insistere. Se il chimico,
il fisico, il naturalista leggono nel libro aperto del cosmo le trame
delle proprie scienze, non altrettanto può fare il giurista:in una natura
fenomenica priva di uomini non c’è spazio per il diritto, il quale-come ci
avverte con stringente efficacia già un antico giurista romano-hominum
causa si è originato, sviluppato, consolidato;il che vuole dire che è nato
con l’uomo e per l’uomo, inscindibilmente collegato alla vicenda umana
nello spazio e nel tempo….Se potessimo ipotizzare un astronauta che sbarca
da solo su un pianeta remoto e deserto e da solo ci vive, quel personaggio
solitario finchè resta tale non ha bisogno del diritto, né alcuna delle
sue azioni potrebbe essere qualificata come giuridica. Il diritto è
infatti dimensione intersoggettiva , è relazione fra più soggetti, si
contrassegna per una sua essenziale socialità
Paolo Grossi
Prima Lezione di
Diritto
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Bisogna comunque avere
buone ragioni per non usare la ragione
Amartya Sen
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La causa della
democrazia risulta disperata se si parte dall’idea che sia possibile la
conoscenza della verità assoluta
H.Kelsen
Citato da D.Antiseri
in Relativismo, nichilismo, individualismo.
Fisiologia o
patologioa dell’Europa?
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E’ sui diritti che la
nuova Europa ha inteso e intende costruirsi: sono i diritti gli elementi
caratterizzanti del nuovo ordine. Ciò non toglie però che l’Europa dei
diritti trovi ancora sulla sua strada ostacoli non secondari.Un primo
ostacolo riguarda i diritti politici, quei diritti attraverso i quali
passa la partecipazione attiva dei soggetti alla comunità politica; e ci
si interroga allora sul cosiddetto deficit democratico dell’Unione
Europea, in uno scenario politico ancora dominato dai parlamenti
nazionali. Un secondo ostacolo riguarda i diritti sociali: quei diritti
sociali che , valorizzati dal costituzionalismo del secondo dopoguerra,
sembrano invece occupare una posizione più marginale nel nuovo spazio
giuridico europeo. Un terzo ostacolo ha infine a che fare con uno dei più
antichi e ricorrenti problemi del discorso della cittadinanza : il
problema del rapporto fra il “dentro” ed il “fuori” , fra i cittadini e
gli stranieri, fra la fondazione particolaristica dei diritti e la loro
portata universalistica.
Cittadinanza. Pietro
Costa
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Nella cultura greca,
il “vedere” ha uno statuto privilegiato : risulta valorizzato sino ad
occupare nell’economia delle umane capacità, una posizione egemone. In un
certo modo, nella sua stessa natura, l’uomo è sguardo. E questo per due
motivi, entrambi determinanti. In primo luogo, vedere e sapere sono tutt’uno:
se idein (vedere) e eidenai (sapere) sono due forme di uno stesso verbo,
se eidos, apparenza, aspetto visibile, significa anche carattere
specifico, forma intelligibile, è che la conoscenza è interpretata e
espressa secondo il modo della visione.In secondo luogo, vedere e vivere
è, a sua volta , un tutt’uno.Per essere vivi bisogna vedere la luce del
sole e insieme essere visibili agli occhi di tutti.Morire significa
perdere la vista e nello stesso tempo la visibilità, abbandonare la luce
del giorno per penetrare in un altro mondo, quello della Notte, nel quale,
perduti nelle tenebre, si è spogliati della propria immagine come del
proprio sguardo.
L’uomo greco. Jean-Pierre
Vernant
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Via via che il sapere
diventa complesso, si hanno difficoltà ad apprenderlo, paradossalmente
proprio quando tutti ne dipendono di più. Nello scarto fra il sapere da
cui si dipende e la difficoltà di possederlo, affondano le radici le
credenze arbitrarie e le aspettative infondate: quanto meno si capiscono
le cose, tanto più si tenta di “dare un senso all’esistenza” attaccandosi
alle idee più arbitrarie.
Carlo Augusto Viano
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Via via che il sapere
diventa complesso, si hanno difficoltà ad apprenderlo, paradossalmente
proprio quando tutti ne dipendono di più. Nello scarto fra il sapere da
cui si dipende e la difficoltà di possederlo, affondano le radici le
credenze arbitrarie e le aspettative infondate: quanto meno si capiscono
le cose, tanto più si tenta di “dare un senso all’esistenza” attaccandosi
alle idee più arbitrarie.
Carlo Augusto Viano
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La storia delle
scienze e delle tecniche è ostinata nel porci di fronte all’evidenza:
molte scoperte sono indubbiamente il frutto di previsioni ragionevolmente
confortate da ipotesi teoriche preesistenti, ma moltissimi eventi note
voli di scoperta sono, invece, il risultato inatteso di programmi di
ricerca che erano stati pensati per scoprire altre cose o per controllare
risultati già ottenuti da altri studiosi con altre condizioni al contorno.
Siamo dunque costretti a prendere atto dell’evoluzione non intenzionale
dei dispositivi teorici e sperimentali che noi costruiamo. Nel momento in
cui ne prendiamo atto, dobbiamo anche ammettere un altro aspetto della
questione: la non intenzionalità implica che il processo evolutivo si
realizza senza un progetto. L’evoluzione dipende infatti da circostanze
accidentali, imprevedibili a priori…..I nostri corpi, le nostre teorie e i
nostri manufatti evolvono dunque senza la guida provvidenziale di un
progetto precostituito. Siamo solo in grado di ricostruire le varie fasi
dello sviluppo : il successo delle ricostruzioni consente, a volte, un
migliore adattamento alla nicchia che ci ospita, e chiamiamo allora
“progresso” la presa d’atto dei nostri successi. Spesso si accendono
dispute sul tema se i nostri progressi siano o non siano rappresentabili
come forme di ricerca verso la verità.Dovremmo ammettere , con Helmholtz,
che i criteri per giudicare della verità hanno radici nella conformità o
meno delle nostre congetture e delle nostre azioni ai problemi che la
nicchia ci presenta. La verità è concreta: è selezione e sopravvivenza.
Enrico Bellone I
corpi e le cose
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Il sistema visivo e
più in generale i sistemi sensoriali, si sono sviluppati nel corso
dell’evoluzione per permettere un’interazione efficace dell’organismo con
l’ambiente, e a questo scopo essi hanno messo a punto meccanismi
sofisticati per estrarre dal mondo che ci circonda l’informazione più
ricca di valore adattativo.Questi meccanismi sono efficaci nel senso che
permettono di trasmettere ed elaborare l’informazione secondo tempi e
modalità corrispondenti alle necessità funzionali degli organismi e
rendono possibile la sopravvivenza dell’individuo e della specie.Non
pretendono però di fornirci una rappresentazione vera del mondo che ci
circonda.Da questo punto di vista è forse un falso problema voler
stabilire se i sensi siano veridici o fallaci.
Marco Piccolino
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Il mondo in cui
viviamo, il mondo come osservatori, si è evoluto a partire da un mondo
senza osservatori.
B.Williams
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Invece di ripetere
continuamente che non è moralmente legittimo tutto ciò che è tecnicamente
possibile, dobbiamo attrezzarci ad affrontare eticamente le conseguenze
che derivano dal poter fare tecnicamente ciò che ci appare , a prima
vista, moralmente problematico, .Sono le nuove possibilità tecniche, le
nuove opportunità pratiche che affinano la nostra riflessione etica.
Gian Enrico Rusconi
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La scienza ci dice ciò
che possiamo sapere, ma ciò che possiamo sapere è poco, e se dimentichiamo
quanto non possiamo sapere diventiamo insensibili a molte cose di
grandissima importanza. La teologia d’altra parte, porta alla fede
dogmatica, alla convinzione che si sappia ciò che in realtà si ignora,
generando così una sorta di insolenza nei riguardi dell’universo.
L’incertezza fra la speranza ed il timore è penosa , ma deve essere
sopportata se desideriamo vivere senza ricorrere a favole belle e
confortanti. Non è bene né dimenticare le domande che la filosofia pone né
persuaderci di aver trovato incontrovertibili risposte. Insegnare a vivere
senza la certezza e tuttavia senza essere paralizzati dall’esitazione, è
forse la funzione principale cui la filosofia può ancora assolvere , nel
nostro tempo, per chi la studia.
Bertrand Russell
Storia della Filosofia
Occidentale
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I tentativi di
tracciare linee di demarcazione (fra scienza e magia, ndr) devono essere
sempre condotti con grande cautela. Ma una cosa è affermare questo e
combattere le rozze contrapposizioni, e tutt’altra cosa è accettare l’idea
“continuista” secondo la quale non ci sono mai state rivoluzioni e……non
si dovrebbe più parlare di rivoluzione scientifica. Io credo che si possa
e si debba continuare a parlarne non solo perché il termine “novus”
ricorre in quegli anni in modo quasi ossessivo, ma perché nacque allora
una forma di cultura che aveva caratteristiche diverse dalle altre forme
della cultura e che giunse faticosamente, anche in polemica con il sapere
che si incarnava nei monasteri e con le università, a crearsi sue proprie
istituzioni e un suo specifico linguaggio. Le figure dominanti nel mondo
della cultura, in Occidente, erano stati per un migliaio di anni (vale a
dire per i dieci secoli del Medioevo) il santo, il monaco, il medico, il
professore universitario, il militare, l’artigiano, il mago…………… Fra la
metà del cinquecento e la metà del seicento si affacciano figure nuove: il
meccanico, il filosofo naturale, il virtuoso o libero sperimentatore. I
fini che perseguono questi personaggi nuovi non sono né la santità, né
l’immortalità letteraria, né la produzione di miracoli atti a stupire il
volgo. Il sapere del quale essi si sentivano portatori richiedeva “
sensate esperienze” e “ certe dimostrazioni” e, a differenza di quanto era
avvenuto nella tradizione, richiedeva che queste due complicate cose
andassero insieme, fossero indissolubilmente connesse. In quel mondo ogni
affermazione deve essere “pubblica”, cioè legata al controllo da parte di
altri, deve essere presentata e dimostrata, discussa e soggetta a
possibili confutazioni. In quel mondo ci sono persone che ammettono di
avere sbagliato, di non riuscire a dimostrare ciò che intendevano
dimostrare, che debbono arrendersi alle evidenze che altri hanno
addotto………. In quel nuovo mondo ogni uomo può giungere alla verità. Non ci
sono più come voleva una antica e non spenta tradizione, uomini animali e
uomini spirituali o due volte o tre volte uomini.
Paolo Rossi
Il tempo dei maghi.
Rinascimento e
modernità
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L' esperienza del dolore
è il ponte più efficace per aprirci all'altro, ma quante volte notiamo che
si tratta di una sorte di situazione di emergenza, che quasi ci costringe ad
essere buoni? In alternativa al problematico "soffrire insieme" (simpatia),
non si potrebbe invece pensare ad un nuovo modo di essere della persona, che
impari a non aver bisogno che l'altro soffra per amarlo?
Laura Boella
Sentire l'altro.
L' unico istinto
propriamente umano, l'unico istinto in vista del quale il nostro corpo
sembra espressamente adattato, è l'istinto del linguaggio. Ma diversamente
per quanto accade per gli altri istinti, che riducono lo spettro delle
possibilità a vantaggio di un solo ambiente, il linguaggio umano agisce in
senso opposto: il linguaggio umano è una macchina che genera ipotesi, ossia
appunto scenari possibili. L'unico istinto umano ha spinto la specie umana
non verso una specializzazione, nel senso di un adattamento particolarmente
stretto ad un determinato habitat (come accade per gli altri animali) al
contrario, ha spinto homo sapiens, verso l'indeterminatezza, l'apertura, il
possibile.
Felice Cimatti
Il senso della mente. |
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La natura o le “cose
naturali” sono definite in relazione alle “cose non naturali o
artificiali”. Di queste ultime abbiamo immediate diretta esperienza e
conoscenza, perché sono quelle fatte o prodotte da noi.. Ciò vuole dire
che noi perveniamo al concetto di natura solo attraverso quello di
artificio.E’ la natura ad avere bisogno di essere definita, non
l’artificio che già appartiene al nostro sapere esperenziale.Nell’ordine
della conoscenza la natura è il punto di arrivo e non già il punto di
partenza. Ma ciò significa anche che il problema filosofico primario è
proprio quello della natura.Questo è il senso del famoso detto di Eraclito
“La natura ama nascondersi”.Il senso del filosofare è il disvelamento mai
concluso della natura.Ciò che giace al di là del nostro potere e della
nostra fabbrilità è per noi l’interrogativo più inquietante, perché è
insieme la condizione di possibilità del nostro operare e un possibile
criterio di misura con cui confrontarsi.In ogni caso conosciamo le cose
che non abbiamo fatto noi attraverso la conoscenza delle cose prodotte da
noi.Attraverso una riflessione sul sapere pratico , cioè sul mondo del
lavoro e sull’opera delle nostre mani, sulle forme di vita e sulla varietà
delle culture, si aprono la strada gli interrogativi filosofici ed
esistenziali fondamentali.Il fatto che il sapere teoretico trovi il suo
grembo di origine nel sapere pratico non può non lasciare le sue tracce
nella concezione della natura.Differenti visioni di essa spessa discendono
da differenti spiegazioni del modo in cui l’uomo si può considerare
artefice di prodotti.La sua stessa attività produttiva cambia nel tempo ad
opera della civilizzazione e della cultura, della scienza e della tecnica;
conseguentemente ritorna periodicamente l’interrogativo sulla natura e sul
posto dell’uomo nel mondo.Per questo il legame conoscitivo fra il naturale
e l’artificiale non è per nulla puramente estrinseco , come se si
trattasse di due ambiti indipendenti ed irrelati.Esso presuppone ed indica
anche una certa parentela fra loro e ci dice qualcosa di importante sulla
loro relazione esistenziale.
Francesco Viola
Dalla natura ai
diritti.I luoghi dell’etica contemporane
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Nella Rivoluzione
Scientifica , così come Koyrè la concepisce, il ruolo di Bacon fu dunque
“del tutto trascurabile” (parfaitement negligeable).Il platonismo e il
matematismo, la tesi che la scienza sia solo Teoria rendono Koyrè come
cieco di fronte alla tradizione baconiana che ha insistito, fino dalle
origini, sugli aspetti pratici, operativi, sperimentali dell’impresa
scientifica.Ma non si tratta solo dei rapporti fra teoria e le
operazioni.Perchè, come ha sottolineato Thomas Khun, la Rivoluzione
scientifica fu il risultato di un rinnovamento profondo delle scienze
“classiche” (la matematica e la geometria, l’astronomia, la dinamica) e,
insieme e contemporaneamente, dell’emergere di nuove scienze……Il baconismo
non contribuì affatto allo sviluppo delle scienze classiche, ma dette
origine ad un gran numero di nuovi settori scientifici. Essi avevano
spesso radici in mestieri precedenti ed erano legati ad una nuova e
differente valutazione delle arti meccaniche e del loro posto nella
cultura…….Quando si considerano gli esperimenti della scienza classica e
di quella medioevale è sempre difficile decidere se si tratti di
esperimenti reali o “mentali”. Alcuni esperimenti servono a dimostrare con
altri mezzi una conclusione già nota. Altri….servono a fornire risposte
concrete ai problemi posti dalla teoria. Gli esperimenti di Bacon e dei
baconiani hanno caratteristiche differenti:
Quando Gilbert, Hook e
Boyle compivano esperimenti raramente intendevano dimostrare ciò che era
già noto o determinare un dettaglio richiesto per l’ampliamento della
teoria esistente.Piuttosto desideravano vedere come la natura si sarebbe
comportata in condizioni mai precedentemente osservate, spesso
precedentemente mai esistite…gli esperimenti debbono”torcere la coda al
leone”, forzare la natura, mostrandola in condizioni che non avrebbero mai
potuto essere ottenute senza l’intervento dell’uomo.Colui che poneva nel
vuoto artificiale di una pompa ad aria grano, un pesce, un gatto e varie
sostanze chimiche mostra proprio questo aspetto della nuova tradizione
(sperimentale) (Khun 1985)
Paolo Rossi
Un altro presente
Saggi sulla storia
della filosofia
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Indubbiamente, è parte
integrante del programma quineano dell’”epistemologia naturalizzata” lo
slittamento della teoria della conoscenza da indagine filosofica di tipo
fondazionale a indagine neuropsicologica, neurobiologica e in generale
neuroscientifica sui meccanismi della percezione, della conoscenza e
dell’attribuzione intenzionale, con quanto ciò comporta per il
ridimensionamento del ruolo delle teorie filosofiche (analitiche e non)
della conoscenza………La simulazione empatica, insieme con i processi
emulativi che caratterizzano tanto il mondo umano quanto quello animale,
costituisce oggi,forse anche grazie alla tesi di Quine, che è stato fra i
primi a riproporne la rilevanza epistemica su basi e con obiettivi diversi
da quelli della tradizionale impostazione ermeneutica-storicistica-uno dei
temi al centro di indagini che sembrano fornirle un fondamento
neuroscientifico, ancorché per il momento alquanto indiretto.Di
particolare rilievo appaiono, da questo punto di vista, le ricerche che,
agli inizi degli anni Novanta, hanno condotto alla scoperta- da parte del
gruppo del neurofisiologo Giacomo Rizzolatti- dei cosiddetti “NEURONI
SPECCHIO” (mirror neurons) nella corteccia premotoria (area F5) delle
scimmie….Un’analoga attività neurocerebrale è stata successivamente
osservata anche negli esseri umani………Esisterebbe quindi una “continuità
cognitiva” nell’ambito dell’attribuzione di stati intenzionali dai primati
non umani agli esseri umani e i neuroni mirror potrebbero rappresentare il
“correlato neuronale” dell’attribuzione intenzionale su basi simulative…..La
connessione ipotizzata, in ogni caso, appare indicativa di quanto
l’attuale “riscoperta dell’empatia”, benché possa essere considerata in
misura notevole una riproposta della tradizionale nozione di EINFUHLUNG
(empatia), sia tuttavia distante dalla tradizione storicistica, umanistica
ed ermeneutica delle GEISTESWISSENSCHAFTEN .(scienze dello spirito)
Antonio Rainone
LA RISCOPERTA
DELL’EMPATIA
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La prima e tuttora più
incredibile scoperta dell’EVO-DEVO (Evolutionary Developmental Biology) è
quella dell’antica origine dei geni per la costruzione di tutti i tipi di
animali.Il fatto che forme di animali così diverse siano scolpite da
gruppi di proteine del Kit degli attrezzi per il montaggio così simili era
del tutto inatteso.Le implicazioni di queste rivoluzionarie scoperte sono
forti e molteplici. Prima di tutto, si tratta di una prova completamente
nuova e profonda di una delle più importanti idee di Darwin, che tutte le
forme discendono da uno solo o da pochi progenitori comuni.Il Kit degli
attrezzi genetici per lo sviluppo condiviso rivela profonde parentele fra
gruppi animali che non era possibile riconoscere a causa delle loro
morfologie drasticamente diverse.Secondo, la scoperta che organi e
strutture che da molto tempo erano considerate invenzioni analoghe
originatesi in modo indipendente in diversi animali, come gli occhi, il
cuore e gli arti, hanno ingredienti genetici comuni che ne controllano la
formazione, ha costretto ad un completo cambiamento della nostra idea di
come sorgano strutture complesse.Invece di essere stati inventati
ripetutamente e da zero, ciascun occhio, arto o cuore si è evoluto
attraverso la modificazione di un’ antica rete regolatoria controllata
dallo stesso gene o geni master.Terzo, la storia profonda del Kit per gli
attrezzi per il montaggio rivela che l’invenzione di questi geni non ha
innescato l’evoluzione
. Il Kit degli
attrezzi per il montaggio dei bilateri è precedente al Cambriano, il Kit
degli attrezzi per il montaggio dei mammiferi è precedente alla rapida
diversificazione dei mammiferi nel periodo Terziario, e il Kit degli
attrezzi per il montaggio dell’uomo è precedente alle scimmie antropomorfe
e agli altri primati.E’ chiaro che i geni di per sé non “guidano”
l’evoluzione.Il Kit degli attrezzi genetico rappresenta la possibilità;
la realizzazione del suo potenziale dipende dalle condizioni ecologiche.
Sean B. Carroll
Infinite forme
bellissime
La nuova scienza
dell’EVO-DEVO
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La nuova mente è piena
di natura, piena della fisicità del cervello, del corpo, e dell’intera
natura da cui la mente è emersa nel corso dell’evoluzione, e non può
essere capita se non passando attraverso questa fisicità e questo processo
di evoluzione.La nuova mente è piena di socialità perché è la mente degli
esseri umani, e gli esseri umani vivono in un ambiente fatto soprattutto
di altri esseri umani… per cui la loro mente assorbe e incorpora tutta
questa socialità e non può essere capita se non passando attraverso questa
socialità.La nuova mente è linguaggio ma non è solo questo; anzi, per
scoprire la nuova mente bisogna mettere da parte il linguaggio come filtro
attraverso il quale guardarla. La nuova mente è non solo una mente
osservata e spiegata ma è anche una mente ricreata in artefatti e studiata
in quanto riprodotta in questi artefatti, e siccome la scienza di questa
nuova mente non fa che produrre artefatti, è una scienza ma è anche , nel
bene e nel male, una tecnologia
……C’è un luogo ideale
dove si studia la nuova mente?La nuova mente si studia in un centro di
ricerca fatto così.Il centro sta in un edificio di cinque piani, più un
piano sotterraneo e un piccolo attico. Il piano terra è il piano della
comunicazione.La nuova scienza della mente ha grandi potenzialità per quel
che riguarda la comunicazione di quello che fa alla gente qualunque. I
suoi strumenti di ricerca sono le simulazioni e la costruzione di robot, e
le simulazioni e i robot non sono soltanto strumenti di ricerca ma anche
strumenti di comunicazione e di intrattenimento, strumenti capaci di far
conoscere e capire quello che fa la nuova scienza della mente e i suoi
risultati a qualunque persona , grande o piccola, laureata o no,
interessata o meno.Perciò il pianterreno del centro è accessibile a
chiunque e contiene pannelli, schermi, robot, ed exhibit di vario genere
che hanno lo scopo di fare capire a qualunque visitatore che cosa fanno i
ricercatori del centro e quali sono i risultati del loro lavoro. Il primo,
l secondo e il terzo piano sono quelli in cui si svolgono le ricerche che
hanno finalità scientifiche e di pura conoscenza. In questi tre piani ci
sono i laboratori di ricerca, i computer, i robot e un certo numero di
ricercatori con formazione in discipline molto diverse. Qui vengono
riprodotti in sistemi artificiali i comportamenti,, le capacità, i diversi
aspetti della vita mentale degli organismi, animali o umani, e le società
animali o umane. I tre piani riflettono il modo in cui la nuova scienza
intende lo studio della mente. Il primo piano è quello “sotto la mente”,
quello dove si studiano gli aspetti della mente che la collegano alle
scienze biologiche e alle entità più piccole di cui è fatta , le molecole
e le cellule.Il secondo piano è quello della mente vera e propria, la
mente a livello dell’individuo, il piano della psicologia. Il terzo piano
è quello “sopra la mente, quello dove ristudia come più menti,
coordinandosi e interagendo fra di loro, diano luogo a fenomeni sociali..Il
piano sotterraneo è quello delle applicazioni. In questo piano ci sono
laboratori di sviluppo di nuove tecnologie, o meglio di prototipi o di
“concetti” di nuove tecnologie. Qui i robot vengono costruiti in quanto
hanno possibili applicazioni pratiche e qui si studiano i possibili usi
delle simulazioni per scopi educativi,di divulgazione scientifica , di
comunicazione e di intrattenimento. Qui ci sono anche artisti che sono
ospiti per un po’ di tempo del centro e cercano ispirazione per quello che
fanno in quello che fa il centro.L’ultimo piano è il piano di quelle che
ho chiamato le implicazioni della nuova scienza della mente. Qui si
studiano i modi in cui la nuova scienza della mente può suggerire analisi
e interpretazioni per i problemi sociali e politici di oggi,e possibili
soluzioni……L’attico è dove si studia il futuro La nuova scienza della
mente si basa su una visione evolutiva della realtà secondo la quale la
realtà è continua generazione di fenomeni nuovi che emergono dai fenomeni
già esistenti.Se questa evoluzione ha delle regolarità che siamo in grado
di scoprire, le regolarità ci possono far prefigurare stadi futuri della
realtà, con fenomeni nuovi che emergeranno da quelli esistenti oggi.Nell’attico
si lavora su questo, e su quello che possiamo fare per governare , almeno
per un po’, il futuro.
Domenico Parisi
Una nuova mente.
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Tra la fecondazione e
la nascita, l’organismo che si sta sviluppando è noto come embrione. Il
concetto di embrione è sconcertante, e formare un embrione è quanto di più
difficile si possa fare.
Per diventare un
embrione si è dovuto costruire se stessi a partire da un'unica cellula. Si
è dovuto respirare prima di avere polmoni, digerire prima di avere un
intestino, costruire ossa mentre si era molli, e formare serie ordinate di
neuroni prima di sapere come pensare. Una delle differenze critiche tra un
organismo ed una macchina sta nel fatto che a una macchina non si richiede
mai di funzionare finchè non è costruita. Ogni animale deve funzionare
intanto che costruisce se stesso.
Scott F. Gilbert
Biologia dello
sviluppo
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La tendenza a
classificare per razze non è affatto universale. E’ solo la particolare
configurazione che, in un ambiente in cui le razze contano, assume un
altro istinto, questo sì universale: quello di prendere nota , e alla
svelta, delle caratteristiche delle persone che si incontrano,per capire
subito se rappresentano un pericolo
Flavio Baroncelli
Col tasso attuale di
matrimoni misti si è stimato che ci vorranno cinquecento anni perché si
annullino le differenze genetiche fra inglesi e scozzesi; per i loro
contrasti culturali ci vorrà di più.
Steve Jones
Citati da Guido
Barbujani (L’invenzione delle razze)
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L’enunciato
dell’eguaglianza “naturale” degli uomini sarebbe rimasto lettera morta e
fredda, e veniva percepito così dagli stessi autori che lo formulavano: un
principio senza rapporto con la storia , privo di conseguenze; la
constatazione di una naturalità inerte , del tutto sterilizzata
politicamente e socialmente, che non riusciva ad oltrepassare un libro o
una classificazione scolastica , per diventare vita, realtà, coscienza.Anche
nel mondo moderno il medesimo principio sarebbe stato formulato da padroni
di schiavi: Thomas Jefferson non ne possedeva, probabilmente, meno di
Ulpiano. E infatti la differenza determinante non era questa , bensì che
nella nuova situazione esso acquistava la forza di una dichiarazione
esplosiva, capace di mettere in movimento energie, risorse, idee-una
dialettica della liberazione costruita intorno al lavoro sociale come
potenza trasformatrice, che il mondo antico non poteva produrre. Eppure
detta dai grandi autori severiani, quella piccola frase, -“tutti gli
uomini sono uguali”- si caricava di risonanze che dobbiamo saper
ascoltare. Era l’estremo confine della giuridicità, in quel mondo, il
punto d’incontro, per quanto spostato oltre i confini della storia, fra
diritto ed etica: pur sempre riferito ad uno IUS che sebbene inerme nella
prigione di una “naturalità” incapace di diventare costitutiva di
un’autentica società civile , condensava però non solo una dottrina
filosofica piena di echi, ma soprattutto la lezione del formalismo, di
quel dissolvimento della potenza nell’ordine geometrico della
quantificazione seriale, della legalità come procedura in grado di
misurare ogni grandezza, -davvero “un ordine della terra”- senza il quale
l’individualismo del nuovo Occidente, proiettato sugli oceani e nello
spazio, non avrebbe mai potuto realizzarsi.
Certo, infisso nel
cuore della modernità, quel modo astratto di essere uguali, -così
direttamente irradiato dall’esperienza romana, sarebbe apparso spesso, e
oggi forse più che mai, incapace di afferrare le contraddizioni della nuda
vita, di formare un diritto in grado davvero di reggere il passo della
storia- economia , tecnica, globalità, biopolitica-; e quindi non più
come una meta finale, ma solo come un punto di partenza, per raggiungere
altri equilibri, aperti su nuovi orizzonti. Ma sta di fatto che, alla
fine, ogni volta che abbiamo cercato di superarlo per mettere al suo posto
qualcosa di più sostantivo, si è dovuto accompagnare l’esperimento con una
tale carica di coercizione, di violenza e di sovradeterminazione etica, da
renderne il costo insostenibile. Questo non può impedirci di provare
ancora; anzi, è bello vedere in un simile obiettivo una stella del nostro
futuro: il compimento del tutto moderno di essere uguali..Ma dobbiamo
sapere tuttavia che il formalismo del suo diritto resta per ora il destino
dell’Occidente; la sua anima civile; il suo solo discorso pubblico
pronunciabile fino in fondo. Ed è di questo , e non è poco, che continua a
parlarci il diritto romano:della possibilità di un rapporto storicamente
determinato fra forma e potenza come l’unico elemento su cui (finora)
possiamo contare per un ordine del mondo che sia insieme realistico e
aperto alla speranza.
IUS
L’invenzione del
diritto in Occidente
Aldo Schiavone
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Nelle società
tradizionali la posizione sociale degli individui è prevalentemente
determinata da fattori di tipo ereditario (ascrittivi) mentre nelle
società moderne essa è determinata soprattutto da fattori collegati al
merito (acquisitivi)
Si considera
eticamente accettabile che chi è più bravo e/o si impegna di più ottenga
risultati migliori. I problemi sorgono quando la variazione dei risultati
è, in misura maggiore o minore, indipendente da abilità e impegno.
Ma perché ci si
interroga su quelle che i sociologi definiscono “disuguaglianza delle
opportunità educative”? Perché l’istruzione è un buon predittore della
posizione sociale che gli individui andranno a occupare una volta
terminato il loro percorso educativo.Se, quindi, c’è disuguaglianza di
istruzione non giustificabile in base alle capacità e all’impegno degli
individui, questa si trasforma in disuguaglianza sociale non
giustificabile in base ai criteri di merito , o di apri opportunità, che
caratterizzano la legittimità nelle società democratiche e liberali
contemporanee: legittime, secondo la sensibilità che le caratterizza, sono
solo le disuguaglianze basate sul diverso contributo che gli individui
danno alla società (merito) e tutti hanno diritto alle stesse possibilità
di esprimere al meglio il proprio potenziale contributo (pari opportunità)
.
SISTEMA SCOLASTICO
E DISUGUAGLIANZA SOCIALE
A cura di
Gabriele Ballarino e Daniele Checchi
Il Mulino 2006
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Poiché è generalmente
riconosciuto il ruolo centrale svolto dalla scienza nella nostra civiltà,
si potrebbe credere che la sua nascita, cioè la rivoluzione scientifica,
sia considerata un nodo fondamentale della storia umana.L’importanza di
questo avvenimento non è invece quasi mai percepita.In genere le storie
del pensiero scientifico, stemperando le differenze fra la scienza
ellenistica, conoscenze prescientifiche delle antiche civiltà egiziana e
mesopotamica e filosofia naturale della Grecia classica, riescono a
nasconderla…..Di solito il confronto fra le idee scientifiche moderne e
quelle antiche è istituito soprattutto tra la moderna fisica e le
concezioni dei Greci, presentate il più delle volte come uno sviluppo del
pensiero, che, iniziato nella scuola ionica, sembra sostanzialmente
concludersi con Archimede. L’istituire il confronto in questi termini
permettere di rendere omaggio al “pensiero greco”, del quale tutti ci
riconosciamo eredi, mantenendo allo stesso tempo un ovvio e sottinteso
atteggiamento di benevola superiorità. Un fisico moderno, parlando di
atomi, è spesso consapevole di usare una terminologia introdotta da
Leucippo e Democrito quasi due millenni e mezzo fa. Egli riconosce i
meriti di questi antichi pensatori che, pur senza mezzi sperimentali
adeguati e, soprattutto, privi dei nostri strumenti concettuali raffinati,
erano tuttavia riusciti a intuire una teoria per certi versi anticipatrice
di quella moderna; tale riconoscimento è concesso ben volentieri , giacchè
permette di mostrare la propria cultura umanistica, assaporando allo
stesso tempo, una gradevole sensazione di superiorità, basata sulla
convinzione che gli antichi “atomi” essendo un puro parto
dell’immaginazione filosofica, avessero in realtà ben poco in comune con
l’omonimo oggetto della fisica moderna…….L’atomismo di Leucippo e
Democrito ha certo un enorme interesse per la storia del pensiero, ma non
sembra una teoria scientifica nel senso che abbiamo dato a questa
espressione nel paragrafo precedente, in quanto, sulla base dei frammenti
esistenti, non sappiamo né di teoremi dimostrati da questi antichi
atomisti, né di veri esperimenti da loro eseguiti.
La rivoluzione
dimenticata
Lucio Russo
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“
Il mondo che incontriamo nell’esperienza ordinaria ci impone delle scelte
tra fini ugualmente ultimi, ed esigenze ugualmente assolute, tali che
realizzarne alcuni implica inevitabilmente il sacrificio di altri.In
realtà, è proprio perché si trovano in questa condizione che gli uomini
attribuiscono un valore così grande alla libertà di scelta; infatti se
avessero la certezza che in qualche stato perfetto, realizzabile in terra
dal genere umano, nessuno dei fini che essi perseguono sarà mai in
conflitto con nessun latro, scomparirebbero la necessità e il tormento
della scelta e con essi l’importanza centrale della libertà di scegliere “
I.Berlin
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1.Tutto quello che si
trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato
2. Tutto quello che
viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent’anni è incredibilmente
eccitante e creativo e se hai la fortuna puoi costruirci sopra la tua
carriera.
3.Tutto quello che
viene inventato dopo i tuoi trent’anni è un’offesa all’ordine naturale
delle cose, è l’inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato
in circolazione per almeno dieci anni torna ad essere abbastanza normale
Douglas Adams (citato
da Roberto Casati, Il Sole24Ore, 17/12/06)
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…..Si noterà
che si è impiegato il termine
φύσις
natura ( latino) e natura (italiano) come se fossero quasi
equivalenti….Ma si può ai giorni nostri parlare direttamente della φύσις
greca e soprattutto tradurre il contenuto con l’espressione latina e nel
contempo italiana di natura? Si può forse ritenere che qualcosa della φύσις
greca si sia conservato nella fisica moderna? Niente è meno certo.
Proiettare sul vocabolo greco φύσις tutte le valenze che si associano di
solito al termine natura potrebbe indurci in un gravissimo errore..O, se
si vuole, ci è praticamente impossibile risalire dalla natura alla φύσις,
a meno di transigere, in un abbagliamento terminologico inaccettabile,
sulle notevoli differenze di significato che contraddistinguono le due
espressioni, per ripiegare su quella che si considera una pura e semplice
traduzione. Perché natura non traduce φύσις, o almeno non senza ambiguità.
Non si possono inoltre dimenticare tutti gli ulteriori significati che il
latino ha introdotto nella definizione del termine di natura…. sempre che,
è ovvio, non si voglia cadere nell’arcaismo, peraltro voluto, di un’anima
bella,per cui le complessità di una parola e di una realtà non sono
oggetto di particolare controversia
Patrice Loraux
L’invenzione della natura
I GRECI. Vol.I. Noi e i Greci
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Giornata della memoria
in ricordo della Shoah
sabato 27 gennaio 2007
...non esiste
assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino,
lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola
inevitabile.Perchè persino là, fra i camini , nell'intervallo tra i
tormenti c'era qualcosa che assomigliava alla felicità.Tutti mi chiedono
sempre dei mali, degli "orrori": sebbene per me, forse, proprio
questa sia l'esperienza più memorabile.Si, è di questo, della felicità dei
campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me
lo chiederanno.Sempre che me lo chiedano.E se io, a mia volta, non
l'avrò dimenticata.
Imre Kertész
Essere senza destino
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"In ogni sistema di
morale con cui ho avuto finora a che fare, ho sempre notato che l'autore
procede per un po' nel modo ordinario di ragionare, e stabilisce
l'esistenza di un bene, oppure fa delle osservazioni circa le faccende
umane; quando all'improvviso mi sorprendo a scoprire che, invece di
trovare le proposizioni rette di consueto dai verbi è e non è
non incontra che proposizioni connesse con dovrebbe e non
dovrebbe. Questo mutamento è impercettibile ma è della massima
importanza. Poiché questi dovrebbe e non dovrebbe esprimono una relazione
o affermazione nuova è necessario che […] si adduca una ragione […] del
modo in cui questa nuova relazione può essere dedotta da altre, che sono
totalmente diverse da essa" (Treatise of human nature,David Hume
1739-40 [corsivi aggiunti]).
Tratto dal Manifesto
della Fondazione David Hume
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Il fondamentale
passaggio da una visione della natura e del suo ordine in cui l’aspetto
descrittivo e quello normativo erano inestricabilmente connessi, a una
visione “disincantata” in cui "le leggi naturali” sono considerate in modo
puramente descrittivo, può essere visto come la conseguenza filosofica più
importante della rivoluzione scientifica dell’età moderna. Tale
conseguenza non è ancora stata compresa del tutto e, almeno sotto questo
aspetto, la rivoluzione scientifica è rimasta in parte inattuata
….L’intreccio fra fatti e norme si ritrova per esempio nel termine
“natura” o “naturale”, che in tutte le lingue indoeuropee ha tuttora una
componente valutativa, evidenziata, per esempio, dal fato che, allorché
intendiamo esprimere disapprovazione o allontanamento da un certo standard
riconosciuto, diciamo che qualcosa è “innaturale” o “contro natura” ,
mentre ciò che è “natuarle” rientra nella norma ed è dunque tale da
implicare un atteggiamento di appropriazione. A questo stadio preliminare
dell’indagine, possiamo solo assumere che la distinzione tra leggi
naturali e/o economico sociali da una parte, e norme o leggi etiche e
civili dall’altra, stia nel fatto che le prime hanno a che fare solo con
il “come qualcosa avviene” ed eventualmente ci informano sulle cause del
fenomeno, naturale o sociale che sia, mentre le seconde non descrivono
alcun fatto, ma prescrivono solo regole al comportamento umano.In una
parola le prime ci dicono come ebbe a scrivere Galileo Galilei ….”come
vadia il cielo” e non ordinano o governano alcunché…..Le seconde hanno
invece a che fare o con i codici di condotta morale dell’uomo e quindi
con il “come si vadia in cielo” o con i comportamenti suscettibili di
sanzioni giudiziarie.
Mauro Dorato IL
software dell’universo.
Saggio sulle leggi di
natura.
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Se
lo svolgimento naturale delle cose fosse perfettamente giusto e
soddisfacente, l’agire in un modo qualunque sarebbe un’intromissione
gratuita, che, non potendo rendere le cose migliori, le dovrebbe rendere
peggiori. Oppure, una qualunque azione potrebbe essere giustificata solo
quando fosse in diretta obbedienza agli istinti, poiché questi potrebbero
forse venir considerati parte dell’ordine spontaneo della Natura; ma il
fare una qualsiasi cosa con uno scopo e una premeditazione sarebbe una
violazione di tale ordine perfetto. Se l’artificiale non è migliore del
naturale, quale scopo hanno tutte le arti della vita? Lo scavare, l’arare,
il costruire, il vestirsi, sono dirette trasgressioni dell’ingiunzione di
seguire la Natura….Tutti approvano e ammirano per molti grandi trionfi
dell’Arte sulla Natura: il congiungere con ponti dei lidi che la Natura
aveva separato, il bonificare delle paludi naturali, lo scavare pozzi, il
portare alla luce ciò che la Natura aveva sepolto ad immense profondità:
…..Ma il lodare queste ed altre consimili gesta, è riconoscere che le vie
della Natura sono da conquistare , non da obbedire: che i suoi poteri
stanno sovente di fronte all’uomo in posizione nemica; che egli deve
strappare da essi , mediante la forza e l’ingegno, quel poco che può per
il proprio uso; e merita di venir applaudito allorché quel poco risulta
essere maggiore di quanto ci si potrebbe attendere dalle sue deboli forze
fisiche in confronto alla gigantesca potenza della Natura.Tutte le lodi in
favore della Civiltà o dell’Arte o dell’Invenzione, sono altrettanti
biasimi della Natura, costituiscono un’ammissione della sua imperfezione,
che è compito e merito dell’uomo di sforzarsi continuamente di correggere
o mitigare.
La natura. in
Saggi sulla religione.John Stuart Mill Feltrinelli 1953
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La causa della
democrazia risulta disperata se si parte dall'idea che sia possibile la
conoscenza della verità assoluta
H. Kelsen
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Senza musica il mondo
preistorico sarebbe semplicemente troppo silenzioso per risultare
credibile
Steven Mithen
Il canto degli
antenati
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Per il naturalista
l'uomo è un essere le cui caratteristiche e le cui prestazioni, compresa
l'alta capacità del conoscere, sono un prodotto dell'evoluzione, di quel
processo svoltosi per epoche intere nel corso del quale tutti gli
organismi viventi si sono trovati a confronto con gli elementi del reale e
durante il quale hanno dovuto, come si suole dire, adattarsi ad essi.
Questo evento filogenetico è un processo della conoscenza;infatti ogni
"adattamento a" un dato di fatto della realtà esterna indica che una certa
quantità di "informazioni su" è stata acquisita dal sistema organico.
Anche nel corso dello strutturarsi del corpo , cioè nella morfogenesi, si
formano delle "immagini" del mondo esteriore: le pinne e il modo stesso di
muoversi dei pesci riproducono le caratteristiche idrodinamiche
dell'acqua, che le sono proprie indipendentemente dal fatto che al suo
interno si agitino o meno delle pinne.
Konrad Lorenz
L'altra faccia dello
specchio.
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Non vi sono che due vie per giungere alla
conoscenza di una macchina:l’una, che il costruttore ce ne riveli
l’artificio, l’altra, di smontare fino i più piccoli ingranaggi e di
esaminarli tutti, separatamente ed insieme….Ora, poiché il cervello è una
macchina, non è il caso che noi speriamo di trovarne l’artificio
attraverso altre vie da quelle di cui ci si serve per trovare l’artificio
delle altre macchine. Non ci resta da fare altro da quello che si farebbe
in altra macchina, cioè smontare pezzo per pezzo tutti i suoi ingranaggi
e considerare quello che possono fare separatamente e insieme.
Stenone : Discours sue l’anatomie du
cerveau (1669)
Sarebbe incompatibile con tutto ciò che
sappiamo sul funzionamento del cervello, supporre che la catena fisica
finisca all’improvviso in un vuoto fisico, occupato da una sostanza
immateriale; la quale sostanza immateriale, dopo aver in qualche modo
lavorato da sola, comunicherebbe i suoi risultati all’altro
dell’interruzione, determinando così le risposte attive dell’organismo. Ci
sarebbero in questo modo due sponde materiali e fra di esse un oceano
immateriale. Non c’è, invece, alcuna rottura della continuità nervosa.
L’unica supposizione ragionevole che possiamo fare è che il mentale e il
fisico procedano insieme, come gemelli non divisi…La concatenazione logica
non è dunque fra la mente che agirebbe sul corpo, o il corpo che agirebbe
sulla mente, ma la totalità mente-corpo agisce al livello di mente-corpo;
questa è una posizione molto più intelligibile.
Alexander Bain- Mind and
Body. The theories of their relation.(1872)
Citati da C.Morabito in La mente nel
cervello Laterza 2004
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La libertà ha molte
attrattive da mostrare che gli schiavi, per quanto soddisfatti, non
conosceranno mai.
William Cowper
citato da A.Sen in Razionalità e libertà
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Ci sono libri che si
posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini,
che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati
con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al
momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne
per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento
in cui d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può
fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo:
è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con
tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi ; doveva viaggiare;
doveva occupare posto; doveva essere un peso; ed adesso ha raggiunto lo
scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni
trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se
per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si
azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.
Elias Canetti.
La provincia dell’uomo.
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E’ improbabile che
le iniziative per un cambiamento o anche per una semplice analisi
critica degli attuali trend negativi, siano varate dai leader del
settore industriale o dalla politica. Entrambi questo gruppi di persone,
infatti, sono troppo coinvolti nelle quotidiane lotte per la loro stessa
sopravvivenza e per la sopravvivenza delle loro istituzioni, per essere
davvero liberi di impiegare l’energia sufficiente a prendere in
considerazione anche misure anticonvenzionali e di grossa portata che
non assicurino vantaggi immediati. Personalmente sono del parere che
spetti alla comunità accademica delle università analizzare criticamente
gli attuali trend in economia in politica e negli stili di vita in vista
di un futuro prospero , duraturo e sereno per il nostro pianeta, come
pure mettere in guardia l’opinione pubblica e dare consigli
costruttivi. Soltanto le università e i docenti universitari hanno
infatti la libertà e le risorse necessarie a condurre studi imparziali
e obiettivi. Sono state infatti istituite e finanziate dalla società per
risolvere problemi urgenti o per suggerire i rimedi necessari.
Diversamente dai politici e dai leader dell’industrie, infatti, i
professori sono abbastanza tranquilli di poter comunicare verità
impopolari senza mettere a repentaglio la propria posizione. Possono
stabilire da soli le loro priorità e trovare il tempo necessario a
riflettere su questioni di vitale importanza.
Le Università ci
possono salvare
Richard Ernst, Nobel
per la Chimica 1991
La Repubblica
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Così
nasce e dimostra che gli spiriti e nella fisica e nelle altre scienze e
in ogni ricerca del vero e in ogni andamento dell’intelletto si sono
volti all’esame fondato dei particolari, senza cui è impossibile
generalizzare con verità e profitto, e alla pratica e esperienza e alle
cose certe
G. Leopradi
Zib. 40-57
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Musica e
natura: un curioso binomio. Da una parte
nulla sembra essere più lontano della musica dal mondo della
natura: la musica è un'invenzione prettamente umana; gli
strumenti sono creazione dell'uomo ed emettono suoni quali in
natura non si sono mai uditi; le costruzioni linguistiche ,
grammaticali e sintattiche della musica sono quanto di più
artificiale si può immaginare, frutto di un lungo processo
storico; inoltre la ricezione della musica, almeno di quella più
complessa e più strutturata della nostra tradizione occidentale,
presume per lo più un acculturamento che non proviene certo da
una familiarità con il mondo della natura. D'altra parte non si
può non rimanere stupiti e perplessi nel constatare che nella
lunga e varia storia del pensiero musicale, i filosofi, i
pensatori, i musicologi, e anche i musicisti, molto spesso di
richiamano alla natura e imbastiscono curiosi intrecci e a volte
sposalizi più o meno riusciti tra la musica e il concetto di
natura
Enrico
Fubini
La musica:
natura e storia |
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Ciò che possiamo
davvero dire del mondo circostante è che esso è sia un distributore di
input per i nostri recettori, sia un distributore di moltissime altre
“cose” che non danno input ai nostri recettori. Il mondo esterno non è
etichettato in alcun modo. Noi mettiamo etichette provvisorie mediante
inferenze che sono comunicabili solo in quanto le esprimiamo
linguisticamente con fonemi e segni scritti. E qui “comunicare” vuol
proprio dire emettere fonemi o scrivere segni atti a stimolare i
recettori di altri parlanti. Non vuol dire trasmettere significati, idee,
concetti, stati della mente. Lasciamo dunque ai maghi l’onere della
comunicazione extrasensoriale o della percezione diretta, e limitiamoci
a due constatazioni. La prima è che, per costruire connessioni
controllabili fra sequenze di stimolazioni, fabbrichiamo mappe inferenziali. La seconda sta nella circostanza per cui, quando
controlliamo le mappe, mettiamo in gioco le nostre ontologie
Enrico Bellone
Saggio naturalistico
sulla conoscenza
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Questa
circolarità tra vita, conoscenza e tecnologia e di sempre più marcata
convergenza delle loro manifestazioni, fa della tecnologia non solo un
prodotto della conoscenza, come pure troppo spesso capita ancora di sentir
affermare, ma qualcosa che ormai è sempre più incorporato all'interno
del processo di produzione e di sviluppo della conoscenza medesima, e che
quindi non si può più considerare nettamente distinta da quest'ultima e
separata da essa con una linea di demarcazione netta e
invalicabile.Non solo, ma se è vero che la tecnologia, per i motivi
appena esposti, costituisce una delle chiavi privilegiate di accesso alla
comprensione dei meccanismi e degli sviluppi della vita e può essere per
questo considerata, come scriveva Florenskij, un insostituibile"
reagente per la conoscenza di noi stessi", la sua funzione, nella
trasmissione della conoscenza e nei processi d'insegnamento e di
apprendimento, non può essere quella marginale e "ancillare"
che le viene generalmente attribuita, specie qui da noi.
Silvano
Tagliagambe
La
tecnica e il corpo.
Riflessioni
su uno scritto di Pavel Florenskij
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“Ma
più dico che anco nelle conclusioni delle quali non si potesse venire in
cognizione se non per via di discorso, poca più stima farei dell’attestazioni
di molti che di quella di pochi, essendo sicuro che il numero di quelli
che nelle cose difficili discorron bene, è minore assai che di quei che
discorron male. Se il discorrere circa un problema difficile fusse come il
portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un
caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facesser più che uno
solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un
caval berbero solo correrà più che cento frisoni”
Galileo
Galilei, Il Saggiatore
Citato
da Giulio Giorello in: Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti..
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La
profondità del pensiero non ha mai rischiarato il mondo; è la chiarezza
di pensiero a penetrarlo più profondamente
Jean
Amèry
Intellettuale
a Auschwitz
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Il
mondo che non riesce a cambiare se stesso trasforma la satira in common
sense.
(
Irene
Fantappiè , Accusativo assoluto. Karl Kraus la legge e la doppia morale.
in Karl Kraus: Con le donne monologo spesso. A cura di Irene Fantappiè.
Castelvecchi 2008)
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