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Quanto il Prof
Corbellini , storico della medicina alla Sapienza,
sostiene nel
brano riportato di seguito mi sembra la migliore recensione* al bel
libro di Frank Snowden La conquista della malaria. Una
modernizzazione italiana 1900-1962
Fallacia
astorica e medical humanities
E’ convinzione
di chi scrive che l’apprendimento e la comunicazione delle scienze,
in modo particolare di quelle biomediche, soffrano di quella che una
neuroscienziata ha definito, in un diverso contesto, “fallacia
astorica” (Andreasen, 1994). Fallacia astorica significa “ assenza
di un senso della storia” per la psichiatra ed editor dell’”American
Journal of Psichiatry” Nancy Andreasen, che ha coniato tale termine
per spiegare le difficoltà che la neurologia incontra nella
standardizzazione delle definiizoni cliniche e nella comparazione
degli esiti dei trattamenti terapeutici.La fallacia astorica, sempre
secondo la Andreasen, colpirebbe individui e istituzioni,
manifestandosi come incapacità di inquadrare i problemi conoscitivi
e pratici in un più ampio contesto temporale……Le condizioni
descritte dalla Andreasen strutturano attualmente anche le modalità
di insegnamneto delle scienze, assumendo e trasmettendo una visione
della scienza come processo lineare, cumulativo e inclusivo di
incremento delle informazioni, soprattutto in ambito biomedico.Ciò,
nonostante il riemergere dell’interesse per gli studi
storico-medici, cioè malgrado la storia della medicina sia ritornata
a far parte degli insegnamenti dei corsi di laurea in Medicina e
Chirurgia in diverse facoltà mediche occidentali.Di fatto, però,
manca una riflesisone critica sulla funzione che può o dovrebbe
svolgere una formazione storica, ovvero su come e che cosa possa
essere più utile insegnare circa la storia della medicina a chi
intraprende una carriera come medico e/o ricercatore.Negli ultimi
tre decenni, negli Stati Uniti ed in Europa, sono stati introdotti
insegnamenti di carattere umanistico, le cosiddette medical
humanities, ovvero non solo di storia della medicina, ma anche di
etica medica o bioetica, letteratura, antropologia, sociologia,
musica e architettura. Questi insegnamenti sono stati attivati con
lo scopo di restituire al medico, attraverso un’infarinatura
umanistica, la capacità di percepire le dimensioni psicologiche ed
etico-sociali del rapporto con il paziente.La premessa è che tale
capacità non sia favorita da una formazione scientifica di base di
impostazione riduzionistica ( che cerca, cioè, di ricondurre ogni
aspetto della salute e della malattia a meccanismi molecolari o
fisiologici) e da una pratica clinica sempre più “meccanicizzata”.
Nessuno mette in discussione l’intrinseca validità di una cultura
umanistica per il medico.Tuttavia se tale formazione viene impartita
sulla base del presupposto che i contenuti scientifici e le tecniche
che sono parte del sapere medico avrebbero un potenziale
disumanizzante, ovvero che precluderebbero la compresnione delle
dimensioni psicosociali ed etiche della pratica medica, e se gli
insegnamenti umanistici sono somministrati senza una adeguata
contestualizzazione epistemologica del sapere medico, ovvero senza
che gli studenti abbiano maturato una percezione pertinente
dell’epistemologia medica, non è detto che il sapere umanistico
produca conseguenze positive.Può inficiare, ad esempio, l’interesse
per le ricerche scientifiche sulle basi biologiche e le patologie
del comportamento umano, nonché precludere un arricchimento che
potrebbe venire alle stesse scienze umane da un confronto aperto con
questi risultati ….Oggi sia gli inseganmenti di base sia quelli
clinici veicolano prevalentemente nozioni e tecniche, senza
contestualizzarle rispetto alle dinamiche concettuali e
metodologiche da cui sono scaturite e che verosimilmente ne
renderanno presto superate una parte consistente. L’inquadramento
storico-epistemologico dei concetti, delle tecniche e dei problemi
medici può ricostruire una formazione in grado di affrontare
dinamicamente e positivamente i cambiamenti ed evitare le
dispersioni nella selva delle informazioni e dei dettagli…
Gilberto Corbellini. Breve storia delle
idee di salute e malattia. Carocci 2005
*Per leggere la
“vera” recensione si veda Il Sole 24Ore inserto domenicale 13/04/08
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