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Università degli Studi "Magna Græcia" di Catanzaro Facoltà di Giurisprudenza |
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DIDATTICA Ricevimento
dei docenti Bacheca
LAUREE Come chiedere la tesi di laurea
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DIRITTO DELLA NAVIGAZIONE |
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INFORMAZIONI UTILI PER L'ELABORAZIONE DELLE TESI COS'È E A COSA SERVE UNA TESI DI LAUREA - IMPAGINAZIONE E GRAFICA DELLA TESI - CITAZIONI E NOTE - CRITERI PER RIMANDI BIBLIOGRAFICI a cura della dott.ssa Caterina Consoli | |
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COS'È E A COSA SERVE UNA TESI DI LAUREA La tesi di laurea è una dissertazione scritta, su un argomento attinente a una delle discipline studiate nel corso universitario, che ha per autore lo studente. Sostanzialmente si tratta di una breve monografia che ha lo scopo di dimostrare la compiuta conoscenza di un argomento, generico o specifico, della materia prescelta. In realtà, mediante la tesi lo studente dimostra non solo di aver preso visione di buona parte degli scritti pubblicati sull'argomento, quanto di essere stato capace di elaborarli in maniera critica e di esporli in modo chiaro ed originale, offrendo lo spunto per eventuali ricerche ed approfondimenti futuri. È proprio per assolvere a questa duplice funzione che il candidato deve conoscere bene ciò che è stato già detto sull'argomento ma, soprattutto, deve aggiungere qualcosa di nuovo o quantomeno deve essere in grado di rielaborare e rivedere, con un'ottica originale, gli argomenti che sono già stati oggetto di trattazione altrui. Dunque, fare una tesi significa:
IMPAGINAZIONE E GRAFICA DELLA TESI La tesi deve contenere 18 righe (comprese le note) per pagina; ciascuna riga deve essere composta da 66/70 caratteri La tesi si apre con un frontespizio contenente i seguenti dati:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI "MAGNA GRÆCIA" DI CATANZARO FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA SCIENZE GIURIDICHE TESI DI LAUREA IN DIRITTO DELLA NAVIGAZIONE TITOLO RELATORE CANDIDATO ANNO ACCADEMICO Seguono una o più pagine dedicate ad un indice dal quale emerge immediatamente l'organizzazione del testo. Infatti nell'indice vengono sinteticamente registrate con la stessa numerazione, con le stesse parole e con le stesse pagine che ritroveremo poi nel testo, tutte le parti di cui si compone la tesi, e cioè:
L'indice, dunque, ha una duplice funzione:
Per quanto riguarda la numerazione dei capitoli e dei paragrafi si possono utilizzare indifferentemente le cifre romane, le cifre arabe o le lettere, purché sia seguito un ordinamento coerente. Ad esempio si potranno utilizzare le cifre romane per contraddistinguere (tutti) i vari capitoli mentre, all'interno di ciascun capitolo, la suddivisione in paragrafi sarà contrassegnata (sempre) da cifre arabe. Con l'introduzione (non obbligatoria) ha inizio il vero corpo della dissertazione. Questa ha essenzialmente il compito di aiutare il lettore ad addentrarsi nella tesi, offrendo già un'idea dell'argomento e dell'ordine logico della trattazione. Una buona introduzione indicherà anche gli obiettivi generali della ricerca ed eventualmente anticiperà quelli che saranno i risultati (più specificamente oggetto delle conclusioni) raggiunti con la stessa. Ovviamente sarà necessario rispettare le promesse fatte nell'introduzione, in modo che ci sia rispondenza tra ciò che si è promesso e ciò che poi effettivamente sarà trattato nei capitoli successivi. Pertanto l'introduzione sarà oggetto di costante rielaborazione fino alla conclusione della ricerca. Come già detto, la tesi va suddivisa in capitoli costituiti da paragrafi e da eventuali sottoparagrafi. Ogni capitolo deve essere titolato e contrassegnato da un numero progressivo (per esempio utilizzando le cifre romane). La prima pagina di ogni capitolo della tesi inizia a metà foglio. I paragrafi, anch'essi titolati e numerati progressivamente (per esempio utilizzando le cifre arabe), si susseguono l'uno all'altro, all'interno del medesimo capitolo, senza andare a nuova pagina utilizzando, tuttavia, un'adeguata spaziatura:
I capoversi vanno distinti con un adeguato rientro nel corpo del testo. La numerazione generale della tesi inizia a partire dalla seconda pagina dell'introduzione e viene contrassegnata con il numero 4 (dunque il numero della pagina non apparirà sul frontespizio, sull'indice e sulla prima pagina dell'introduzione). Naturalmente se l'indice è composto da più pagine il numero iniziale dovrà tenere conto di questa circostanza. Per le note si veda infra al paragrafo ad esse dedicato. Le conclusioni di una tesi (anch’esse non obbligatorie) rappresentano il punto di arrivo della ricerca e contengono dunque le deduzioni, conseguenze logiche che si ricavano da precedenti riflessioni. Queste possono essere raccolte tutte in uno specifico capitolo conclusivo oppure apparire nelle varie parti della tesi come conclusioni parziali. In genere il capitolo conclusivo non contiene alcun aspetto nuovo (cioè non trattato in precedenza), tuttavia può indicare i limiti della ricerca e può fornire, nel contempo, spunti per ulteriori approfondimenti. La tesi si chiude con una bibliografia finale che contiene l'elenco delle pubblicazioni in ordine alfabetico per autori, e per anno quando ci siano più opere dello stesso autore, consultate per la stesura della tesi stessa. In seguito sono riportati i criteri per i rimandi bibliografici, validi anche per la stesura della bibliografia finale. CITAZIONI E NOTE Si è precedentemente sottolineato come una tesi di laurea sia frutto di una minuziosa opera di ricerca di scritti altrui. Sarà compito del candidato rielaborare criticamente il materiale raccolto cercando di collegare i vari punti di vista. Tuttavia, spesso sarà più utile, o più comodo, riportare fedelmente le parole testuali di un autore (c.d. citazioni d'autore). Tali citazioni devono essere riportate nel testo della tesi tra le virgolette doppie ".........". Le citazioni devono essere fedeli, nel senso che le parole dell'autore (che si cita) devono essere trascritte così come sono. Tuttavia, se nel corso di una citazione si omettono alcune parole, l'omissione si segnala con l'inserzione di tre puntini di sospensione (con [...] o senza parentesi quadre) in corrispondenza della parte tralasciata. Analoga procedura se si omettono nessi sintattici all'inizio o alla fine della citazione, a meno che quest'ultima non sia accordata sintatticamente al discorso. In particolare, qualora al fine di accordare la citazione al proprio testo, sia necessario modificare tempi di verbi, pronomi, etc, si dovranno scrivere in corsivo le parole ritoccate. Di ogni citazione devono essere chiaramente riconoscibili l'autore, la fonte (il libro) e il luogo (la pagina) da cui si cita. Due sono i sistemi per risalire ad essi:
Si ricordi che i termini in lingua straniera o classica devono essere scritti in corsivo. Le note danno informazioni che, per loro natura accessoria ovvero per considerazioni di chiarezza o di spazio, non è conveniente presentare nell'area del testo: dunque verranno numerate progressivamente e raccolte tutte a piè di pagina oppure alla fine di ogni capitolo. Esse sono redatte in forma breve e chiara, e si suddividono in:
Le prime contengono informazioni bibliografiche: servono dunque ad indicare la fonte della citazione. È preferibile che esse siano a piè di pagina. Le seconde servono ad aggiungere su un argomento discusso nel testo ulteriori indicazioni bibliografiche di rinforzo mediante rinvii esterni, ad altri testi, oppure interni ad un capitolo, o paragrafo, della tesi stessa. Tali rinvii sono introdotti generalmente da: Cfr. oppure da: Si veda; o ancora da: Confronta; Contra; In senso conforme; In senso difforme. Anche in questo caso è preferibile che le note siano a piè di pagina. Le terze servono ad ampliare e specificare le affermazioni fatte nel corso della trattazione, evitando così di appesantire il testo con affermazioni che, seppure importanti, rischiano di far perdere fluidità al discorso. Possono, inoltre, essere oggetto di note di contenuto la traduzione italiana di una citazione che (nel testo) era essenziale dare in lingua straniera o, viceversa, la versione originale che, nel testo, si è preferito fornire in italiano. È bene infine ricordare che:
CRITERI PER RIMANDI BIBLIOGRAFICI
Esempio: Tullio, Liberalizzazione dell’handling e servizio pubblico, in Dir. trasp., 2000, p. 323 Deiana, L’attività di pescaturismo, in Dir. trasp., 2000, pag. 427
Per le citazioni da quotidiani e settimanali valgono le stesse regole che per le riviste, con la differenza che sarà qui più opportuno mettere la data piuttosto che il numero del fascicolo. Esempio: M. RUSCIANO, Finisce l'era della cogestione e il sindacato diventa controparte, in "Il sole 24 ore", 31 gennaio 1993
Esempio: Rizzo, La nuova disciplina internazionale del soccorso in acqua e il codice della navigazione, ESI, 1996, 165
Esempio: Lefebvre - Pescatore - Tullio, Manuale di diritto della navigazione, Giuffrè, 2000, 210
Esempio: Volli, Titoli di trasporto multimediale e documenti elettronici, in Aa.Vv. Trasporto multimediale e sviluppo dell’economia nell’area deel Mediterraneo, Messina, 1994, p. 73 Modugno, Fonti del diritto (Gerarchia delle), in "Enc. dir.", Giuffrè, aggiorn. 1997, pag. 561
Es: C. giust. 17 febbraio 1998, in Dir. trasp., 2000, 447 Cass. 24 febbraio 1999, n. 1584, in Dir. Trasp. 2000, 459 Cass., S.U., giorno/mese/anno, n..., in ...... C. Cost., giorno/mese/anno, n..., in ...... T.A.R. Lazio, sez...., giorno/mese/anno, n...., in ...... Cons. Stato, sez..., giorno/mese/anno, n..., in ......... Þ Quando un testo è già stato citato, si ripetono il nome dell'autore e il titolo abbreviato + op. cit. + indicazione del luogo da cui si cita - Esempio: Volli., Titoli di trasporto …, in Aa.Vv., Trasporto multimodale, op. cit., Messina, p. 73. Þ Si userà ivi + l'indicazione del luogo (pagina) da cui si cita, nel caso in cui un testo sia stato già citato nella nota immediatamente precedente Þ Si farà uso di ibidem quando si cita lo stesso luogo (pagina) della stessa opera. Vai a: Indice Didattica Ricerca Bacheca
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